Test psicoattitudinali magistrati, Bongiorno (Lega) a La Repubblica: “Utili a evitare danni”

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Giulia Bongiorno

…al momento non c’è ancora nemmeno alcuna norma che regoli i test” psicoattitudinali ai magistrati, dice Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, espressasi spesso con toni favorevoli alla loro introduzione e intervistata da Liana Milella per La Repubblica in edicola oggi.

Dalla giornalista, la senatrice siciliana viene definita “la star del centrodestra per la vittoria sui test psicoattitudinali” per il suo contributo alla scrittura di questa riforma ora nelle mani del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

La Bongiorno risponde sulle critiche mosse dal mondo dell’avvocatura, che “non tengono conto del fatto che, nonostante l’ottimo lavoro del relatore Zanettin (capogruppo di FI, ndr .), in realtà le regole che disciplineranno i test ancora non ci sono. Le scriverà il Csm, non il Parlamento o il ministro. Per questo invito ad attendere perché ci sono spazi per un lavoro condiviso”.

La leghista parla dei suoi dubbi sulla validità del concorso per diventare magistrati, così come è ora strutturato “non ha senso che diventi giudice chi è più bravo a imparare a memoria i codici” e tornando sui test psicoattidudinali per i magistrati afferma: “L’esercizio delle funzioni di magistrato incide profondamente, talvolta irreversibilmente, sui diritti e sulla vita di chi viene giudicato. È essenziale che i magistrati siano all’altezza del loro compito. E tengo a ribadire che secondo me la grande maggioranza lo è già. Ma ciò non toglie che servirebbe un reclutamento diverso“, ribadisce.

  1. Poi la Bongiorno “glissa” su una domanda circa le accuse di politicizzazione delle toghe e riporta il discorso all’interno della magistratura stessa: “esiste un tema che riguarda la degenerazione delle correnti. Non siamo contrari alle correnti per principio, ma bisogna distinguere tra un associazionismo sano e uno patologico” e, aggiunge “L’articolo 104 della Costituzione stabilisce che la Magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, dove “potere” va inteso nel senso di “forza”. La Magistratura dev’essere autonoma e indipendente da qualsiasi potere, ossia da qualunque forza capace di condizionarla, dunque anche dal correntismo non sano. Ma sulla questione della degenerazione delle correnti si lavorerà in altri contesti”.

E se Gratteri critica la scelta (leggi qui) e propone i “test” anche per i politici, la Bongiorno non cede alla contro risposta provocatoria e dice: “I politici vengono scelti, i giudici no, superano un concorso e hanno una posizione di grande potere. Oggi il concorso è su base mnemonica, credo sia giusto che i giudici siano valutati anche sotto il profilo della capacità di autocritica, dell’attitudine a lavorare in gruppo e della disposizione a reggere lo stress. Ma questo non significa affatto che qualcuno vuole delegittimare la magistratura”.

Fonte: La Repubblica