Ugone folgorato sulla via di palazzo Trissino non abbraccia dio della politica: “Non voglio essere ostacolo politico a danno soci BPVi”. O della Lega?

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Luigi Ugone, Mario Zambon e altri collaboratori a colloquio con Matteo Salvini il 17 marzo al lancio di Rucco da parte della Lega
Luigi Ugone, Mario Zambon e altri collaboratori a colloquio con Matteo Salvini il 17 marzo al lancio di Rucco da parte della Lega

A scanso di equivoci premettiamo una considerazione. Luigi Ugone, presidente, per qualche giorno dimissionario, di Noi che credevamo nella BPVi, di cui non abbiamo apprezzato frequentemente l’azione a (s)favore dei soci azzerati di quella banca, ha fatto bene alla fine a non presentarsi alla prossime elezioni amministrative di Vicenza con una lista civica, CrediAmo Vicenza, con lui come candidato, ovviamente, sindaco viste le sue abituali mire da protagonista.

Sul suo canale privilegiato, il GdV, visto che a chi scrive non vuole (non sa?) rispondere, il 14 aprile si legge che Ugone alla fine è rimasto folgorato ma al contrario di S. Paolo, visto che Luigi tutto potrebbe essere fuorché un santo, sulla via di palazzo Trissino: «Nonostante i nostri sforzi per evidenziare la nostra indipendenza e la genesi civica della lista, non possiamo correre il rischio di essere percepiti come un ostacolo politico, soprattutto là dove non tutti i politici credono nella nostra azione a tutela dei risparmiatori».

Detto questo, quindi bene Ugone e male Miatello (presidente ora dimissionario di Ezzelino III da Onara) a farsi allettare dal dio della politica e a mettere il cappello addirittura di un partito, Forza Italia, sui suoi associati, come potrà rimproverargli ora il suo avversario storico.

Ma, vediamo, un pò di analizzare i numerosi stop and go di un maestro nel settore, iniziati mediaticamente, il 27 febbraio 2022, ovviamente sul foglio locale, con una propensione alla candidatura, ipotizzata e rilanciata più volte da bravo comunicatore e miglior “arruffapopolo”, come definisce lui e qualche altro capopopolo il presidente della sezione veneta di un’altra associazione, ma nazionale e aderente alla CNCU.

Ugone, con la sincerità che gli è propria, arriva al “non confermo né smentisco” dichiarato a noi il 13 aprile mattina quando già sapeva di dover smentire la candidatura visto che il 14 questo si leggeva sul Giornale di Vicenza, che, essendo un cartaceo, l’informazione l’aveva raccolta il 13 stesso… salvo che non siano arrivati ripensamenti (ordini superiori?) tra la mattina del 13, quando è stato da noi chiamato, e la chiusura serale in tipografia nello stesso giorno del GdV.

Non è da credibile “candidato sindaco” dire bugie, anche se per farsi pubblicità o per fare un dispetto (meschinello e sciocco) a una testata che ha spesso svelato le sue azioni più da showman che da vero difensore dei risparmiatori – soci azzerati dalla BPVi.

Quindi ancora una volta diciamo che l’ora rientrato, immaginiamo, presidente di Noi che credevamo nella BPVi ha fatto bene alla fine a non presentarsi alla prossime elezioni amministrative di Vicenza perché un sia pur improbabile sindaco deve essere, in primis, credibile con tutti.

La collega del GdV, autrice dell’articolo del 14 aprile, quando ha scritto la verità su Ugone (quella sulla sceneggiata della candidatura, l’altra sul suo operato per i risparmiatori-soci la conosce più che bene chi ci legge) si è chiesta, ovviamente, «cosa ha portato a togliersi dalla corsa quando tutto o quasi era pronto…» “chi credeva…”.

La collega fa due ipotesi.

«La prima: la difficoltà nel trovare una successione alla guida dell’associazione. La seconda: uno dei partiti del centrodestra che sta al governo avrebbe fatto cercato insistentemente di farlo desistere per evitare che la lista, la cui presenza avrebbe aumentato ancora di più la possibilità di ballottaggio, scendesse in campo».

La prima? Ugone lo sapeva fin dall’inizio che non ci sarebbe stato un suo successore, se non di facciata, perché la sua è un’associazione da “one man driver“, da pilota unico per far contento l’italico onorevole Rampelli.

Allora vale, almeno, la seconda ipotesi, ma allora o ha scherzato anche sulla pelle di chi il 14 si leggeva che ringraziasse («i 32 amici che hanno dato la loro disponibilità a candidarsi, tutti i vicentini che hanno firmato a sostegno della nostra lista, i cittadini che ci hanno avvicinato…» oppure, come spesso gli succede, ha peccato di presunzione.

Luigi Ugone con Matteo Salvini, Zaia e Francesco Rucco in campagna elettorale 2018 a Vicenza
Luigi Ugone con Matteo Salvini, Zaia e Francesco Rucco in campagna elettorale 2018 a Vicenza

Ugone ha, infatti, pensato di poter non ubbidire a chi, la Lega non “uno dei partiti del centro destra“, il partito a cui da sempre Ugone risponde anche se spesso inganna gli altri “che credono” di attirarlo a sé, incluso il Pd di Letta che ha incontrato, e che non ha voluto in lizza CrediAmo per non far perdere voti al centro destra, già col fiatone perché se, formalmente, unito nei tre partiti che lo compongono (quattro con l’Udc come ha precisato Rucco), ha almeno altre due liste civiche di area, quelle di Cicero e Zoppello, che gli toglieranno voti.

Detto questo, ma non sicuri che i voti su cui contava Ugone andranno agli alleati della Lega, aggiungiamo alle ipotesi della collega alcune domande che, se avessero come risposta uno o più “no”, sarebbero altri motivi della defaillance di chi ci aveva creduto, ma sbagliando i calcoli.

CrediAmo per Ugone sindaco di Vicenza aveva realmente raccolto tutte le firme necessarie, una procedura non agevole per neofiti?

I 32 candidati erano 32 e tutti spendibili in una competizione elettorale abituati come sono, nelle assemblee pubbliche di Ugone, solo ad applaudire e non ammessi a fare domande al loro messia?

E, ammesso che ci fossero i 32 candidati in grado di competere con gli avversari e le 350 firme necessarie per la convalida della lista, c’era un programma, non solo sugli indennizzi residui per i risparmiatori – soci della BPVi residenti a Vicenza, ma anche sugli altri temi che riguardano la città (il senatore Zanettin stesso, che ha accolto Miatello, sostiene che liste monotematiche fanno sempre flop)?

Un programma, cioè, che potesse, quindi, attirare non solo gli 800 iscritti di Vicenza (di sicuro di varie sensibilità politiche) dichiarati da Ugone ma un numero almeno tale da raggiungere quel 3% di votanti che avrebbero fatto eleggere Ugone non di certo sindaco, ma “consigliere comunale”, con un grande sfregio del suo ego?

Lasciamo voi rispondere a queste domande anche se il più adatto a farlo sarebbe proprio l’ex candidato sindaco.

Ma, dopo tutti i suoi stop and go e le sue contraddizioni (bugie?), chi gli crederebbe ancora?

P.S. Il presidente, non più candidato a sindaco alias consigliere comunale, che quindi ora torna. a credere, che ama farsi fotografare con Matteo Salvini e che ne ha accettato il diktat, a meno che non abbia giocato a fare il candidato solo per qualche riga in più sui giornali, ha anche detto di aver fatto un dietro front perché avrebbe scoperto, lui così fine stratega, solo il 13 aprile, dopo aver individuato candidati, raccolto firme e steso un programma, che la sua lista avrebbe corso il rischio di essere percepita «come un ostacolo politico, soprattutto là dove non tutti i politici credono nella nostra azione a tutela dei risparmiatori».

Un ostacolo politico a Vicenza avrebbe significato un rischio al Parlamento, presuntuoso né…!

Ma ora, il fatto che sia chiaro, e lo dobbiamo ringraziare per questa chiarezza che finalmente ha fatto sul suo referente, la Lega, non aliena a lui e ai suoi associati le simpatie degli altri partiti, ipotesi simile alla certezza che ha diffuso sul suo “amico” Patrizio Miatello, quando costui si è candidato, sbagliando come abbiamo detto in premessa (una nostra opinione) ma per lo meno scegliendo chiaramente un partito e non inchinandosi a chi di fatto non l’ha voluto?

Forse anche perché quel partito, la Lega, sa e le altre formazioni dovrebbero capire che un Ugone in Consiglio comunale ci andrebbe, è la sua storia, per i cittadini, poco, per se stesso, molto di più.


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