Schio, Fratelli d’Italia segnala presunta moschea abusiva. E striglia la maggioranza

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Schio presunta moschea

Una presunta moschea abusiva in via Martiri della Libertà a Schio: questo il nocciolo di una segnalazione di Fratelli d’Italia. Il consigliere comunale di minoranza Alex Cioni riferisce di aver depositato in merito una segnalazione formale alla Polizia Locale e agli uffici comunali competenti.

L’intento è di sapere, attraverso verifiche puntuali, se i locali in questione sarebbero utilizzati in modo stabile come luogo di preghiera. Al consigliere risulta che siano accatastati e urbanisticamente classificati come “direzionale/ufficio“. Ma – riferisce Cioni – secondo numerose segnalazioni dei residenti, poi riscontrate dallo stesso consigliere di Schio recandosi sul posto, si sospetta che vengano usate come moschea.

Fratelli d’Italia, dunque, chiede che si verifichi la conformità dell’utilizzo rispetto alla destinazione d’uso dei locali di via Martiri della Libertà, la capienza consentita, le condizioni di sicurezza e il rispetto delle normative edilizie e urbanistiche vigenti. “Si tratta di uno spazio di circa 60 metri quadrati al piano terra di un condominio, dove in orario serale si registrano afflussi significativi di persone”, spiega il capogruppo FdI.

Il partito punta il dito contro l’amministrazione comunale, rea – a detta di Cioni – di aver fornito risposte parziali e non esaustive a due interrogazioni consiliari presentate nei mesi scorsi in merito alla presenza e alla regolarità dei centri culturali islamici sul territorio comunale.

“Non è una questione ideologica, ma prima di tutto di responsabilità amministrativa – afferma -. In Italia la libertà religiosa è garantita, ma deve esercitarsi nel rispetto delle regole. Se un immobile è destinato a ufficio, deve essere utilizzato come tale. Se viene di fatto trasformato in luogo di culto con un’affluenza superiore a quella compatibile con spazi e autorizzazioni, il Comune ha il dovere di intervenire”.

Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia, il nodo centrale resta l’atteggiamento della Marigo e i suoi. “Le segnalazioni risalgono a tempo fa, eppure non risultano chiarimenti pubblici puntuali né verifiche strutturate rese note alla cittadinanza o al sottoscritto, che su questa vicenda ha interrogato il sindaco già lo scorso agosto. È evidente che il Comune, attraverso gli uffici e, se necessario, su impulso dell’organo politico, deve esercitare fino in fondo il proprio ruolo di controllo rispetto a situazioni che presentano profili di irregolarità.

La libertà religiosa non può diventare un pretesto per aggirare norme urbanistiche e di sicurezza. Chi ha scelto di vivere qui deve attenersi alle leggi italiane, mentre chi ha responsabilità amministrative e politiche ha l’obbligo di farle rispettare”, conclude il consigliere Cioni.