
Santo Sepolcro al centro del commento del presidente del Veneto Alberto Stefani, che esprime solidarietà al cardinale Pizzaballa dopo il divieto di accesso e richiama il rispetto della libertà religiosa.
Santo Sepolcro e libertà religiosa al centro del commento di Stefani
Santo Sepolcro al centro dell’intervento del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha espresso solidarietà al cardinale Pierbattista Pizzaballa, a cui è stato impedito l’accesso alla Basilica di Gerusalemme in occasione della Domenica delle Palme.
Un episodio che ha suscitato reazioni anche in ambito istituzionale italiano e che, secondo Stefani, rappresenta un fatto grave non solo sul piano personale, ma anche simbolico. «Si tratta di un gesto inspiegabile e inaccettabile – ha dichiarato – che ferisce non solo la sua persona, ma milioni di fedeli nel mondo, per i quali quel luogo rappresenta un simbolo universale di fede, speranza e riconciliazione».
Il richiamo del presidente veneto si inserisce in un contesto internazionale già segnato da tensioni e conflitti, in cui il rispetto dei luoghi sacri assume un valore ancora più rilevante. Nel suo intervento, Stefani ha sottolineato come sia «doveroso garantire il rispetto dei luoghi sacri e della libertà religiosa», evidenziando la necessità di preservare spazi che rappresentano punti di riferimento per credenti di tutto il mondo.
Il caso del Santo Sepolcro, come riportato anche da fonti di stampa nazionali e internazionali, ha sollevato interrogativi sulla gestione dell’accesso ai luoghi religiosi in una fase delicata per la regione, segnata da tensioni politiche e militari.
Stefani ha infine rivolto un messaggio diretto ai fedeli, esprimendo «fraterna vicinanza» a tutti coloro che sono rimasti colpiti da quanto accaduto. Un gesto che vuole ribadire non solo una posizione istituzionale, ma anche un richiamo più ampio ai valori di rispetto, dialogo e convivenza.
In un momento in cui la dimensione religiosa si intreccia con quella geopolitica, la vicenda del Santo Sepolcro torna così al centro del dibattito pubblico, come simbolo di una questione che va oltre il singolo episodio e riguarda la tutela della libertà religiosa su scala globale.



































