
Questa mattina, presso la Commissione Giustizia della Camera, sono stati ascoltati il sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, e il presidente del Comitato per una giustizia di qualità di Vicenza, Gaetano Crisafi, nell’ambito dell’esame dei progetti di legge recanti “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”, dunque con riferimento al Tribunale della Pedemontana e alle ripercussioni per gli altri palazzi di giustizia veneti, compreso quello del capoluogo.
L’apertura del Tribunale della Pedemontana – lo ricordiamo – è parte del progetto legislativo e politico volto a istituire un nuovo presidio giudiziario con sede a Bassano del Grappa, a servizio di un’area di oltre 500.000 abitanti e circa 72 comuni tra le province di Vicenza, Padova e Treviso.
È previsto da un Disegno di legge proposto dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e, attualmente, dopo che Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al testo, il provvedimento si trova all’esame della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
A questo link è possibile rivedere il video integrale della seduta odierna della Commissione.
Possamai: “Tribunale della Pedemontana non è un derby Vicenza-Bassano”
Il primo cittadino di Vicenza ha esordito la sua audizione, coordinata dal presidente della Commissione Giustizia della Camera, l’onorevole Ciro Maschio di Fratelli d’Italia, con una premessa: la questione del Tribunale della Pedemontana non è un derby territoriale tra il capoluogo e Bassano del Grappa.
“C’è preoccupazione – ha detto Possamai – circa l’evoluzione del Ddl e per le ripercussioni sul tribunale di Vicenza, già afflitto da scoperture del personale amministrativo. Il punto è che per molto tempo la politica ha narrato che non ci sarebbe stato nessun impatto per le sedi di Vicenza, Padova e Treviso, ma poi dal testo del Ddl è emerso che il personale sarà pescato dai fori limitrofi, creando loro ulteriori difficoltà.
Questo – ha proseguito Possamai – ha cambiato il dibattito a livello locale, con la maggioranza dei sindaci della provincia che hanno espresso una posizione contraria, 12 dei quali dell’Alto Vicentino, che in particolare chiedono di non far parte della nuova circoscrizione. Se è contraria larga parte del territorio, non capiamo perché si vada avanti.
Se riforma debba essere – ha concluso il sindaco di Vicenza – che sia organica, nazionale”.
A margine dell’intervento di Possamai, si sono registrati alcuni interventi dei parlamentari tra i quali Antonio D’Alessio, il vicentino Erik Pretto, Enrico Cappelletti e lo stesso Maschio. Ai loro quesiti specifici, il primo cittadino ha risposto che rispetto alla precedente riforma (che aveva soppresso Bassano, ndr) le condizioni sono cambiate, soprattutto con le difficoltà legate al personale dei tribunali veneti, con quello Berico dichiarato recentemente sede disagiata.
Crisafi: “Se si vuole fare, si inseriscano nella legge garanzie sul personale”
Gaetano Crisafi, presidente del Comitato per una giustizia di qualità di Vicenza, ha detto alla Commissione: “Con il Ddl si ridimensionano altri tre tribunali veneti: non è un nuovo presidio di giustizia se si prende personale da sedi già in difficoltà. Non siamo contrari al Tribunale della Pedemontana, perché Bassano merita di avere questo servizio, ma a una nuova sede che nasce già priva di risorse. Così, si ingannano i cittadini.
Noi – ha proseguito Crisafi – non siamo portatori di interessi di bottega, come qualcuno ci ha etichettati: parliamo di dati su processi, specializzazioni di giudici, prossimità e servizi ai cittadini. Se questi nostri dati sono sbagliati, devono essere confutati”.
Il referente del Comitato ha chiuso la sua audizione con una richiesta precisa: “Chiediamo che il Tribunale della Pedemontana venga stralciato dal Ddl se prima non viene fate una valutazione indipendente.
Ma se il governo intende procedere – ha precisato – chiediamo che inserisca nella legge tre aspetti: copertura totale delle vacanze dei tribunali di Vicenza, Padova e Treviso, che a Bassano il personale giudicante, requirente e amministrativo sia tutto aggiuntivo e l’attivazione della sede solo dopo la presa in servizio di questi dipendenti”.




































