Il libro Dal fiume al mare di Widad Tamimi è stato presentato stasera, 14 aprile, a Palazzo Cordellina a Vicenza nell’ambito del “Progetto Liberazione 2026” organizzato dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) Vicenza in vista del 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo.
Dal fiume al mare di Widad Tamimi, incontro a Palazzo Cordellina
Un appuntamento di grande intensità culturale e civile quello ospitato a Palazzo Cordellina, sede della Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza, dove è stato presentato il libro Dal fiume al mare della scrittrice Widad Tamimi con introduzione del presidente della Bertoliana Alberto Galla e dialogo con Elisabetta Bartuli
A introdurre l’incontro, di cui vi proponiamo il video integrale realizzato da Valter Fabris dell’ANPI Vicenza, è stato il presidente della Bertoliana Alberto Galla, che ha aperto la serata sottolineando il valore della biblioteca come luogo di confronto culturale, dialogo e approfondimento sui grandi temi del nostro tempo.
L’iniziativa, promossa da Salaam Ragazzi dell’Olivo, ANPI, Biblioteca Bertoliana e patrocinata dal Comune di Vicenza, ha visto poi il dialogo tra l’autrice e Elisabetta Bartuli, in un confronto che ha intrecciato letteratura, memoria storica e riflessione civile.

Il libro Dal fiume al mare affronta, attraverso la forma narrativa, il nodo complesso delle identità e delle appartenenze nel contesto mediorientale, restituendo il peso umano delle fratture, delle migrazioni e dei conflitti che attraversano la storia tra Israele e Palestina. Il titolo stesso richiama una formula fortemente simbolica e carica di significati, che nel libro viene tradotta in un percorso intimo e familiare, fatto di memorie, radici e domande ancora aperte.
Nel dialogo con Bartuli, il romanzo è stato letto come uno strumento capace di superare la pura cronaca politica per entrare nella dimensione umana delle vite coinvolte.
La presentazione si è inserita con coerenza nel contesto del progetto dell’ANPI, trasformando l’evento in un momento di riflessione sulla resistenza culturale, sul valore della memoria e sulla possibilità del dialogo.
L’introduzione di Alberto Galla ha dato il tono istituzionale e culturale all’incontro, confermando ancora una volta il ruolo della Bertoliana come presidio cittadino di approfondimento e confronto.
La presentazione di Dal fiume al mare a Palazzo Cordellina si è, quindi, trasformata in qualcosa di più di un semplice incontro letterario: è stata una serata di testimonianza civile, memoria familiare e riflessione sul presente.
Ad aprire l’evento è stato il presidente della Biblioteca Bertoliana Alberto Galla, che ha salutato il numeroso pubblico sottolineando il valore della serata. Galla ha evidenziato con soddisfazione la grande partecipazione di pubblico, leggendo in essa un segnale importante dell’attenzione crescente verso un tema oggi drammaticamente centrale nel dibattito internazionale.
Nel dialogo con Elisabetta Bartuli, Widad Tamimi ha offerto molto più della presentazione del libro: ha ricostruito la trama profonda della propria storia personale e familiare, intrecciata tra identità palestinese ed ebraica. L’autrice ha ricordato come la sua vicenda nasca dall’incontro di due memorie segnate dall’esilio: da un lato il padre palestinese, profugo del 1967 da Hebron, dall’altro il nonno materno ebreo, costretto a lasciare Trieste nel 1938 per le persecuzioni razziali.
Uno dei passaggi più intensi dell’incontro è stato il racconto del lavoro umanitario che Tamimi porta avanti da anni, prima nei campi profughi lungo la rotta balcanica e oggi accanto ai bambini provenienti da Gaza, molti dei quali gravemente feriti o amputati. La scrittrice ha spiegato come dalla dimensione del volontariato sia nata anche una struttura organizzata, finalizzata non solo all’assistenza medica ma anche al sostegno allo studio e ai ricongiungimenti familiari.
Particolarmente forte il passaggio dedicato al significato del titolo Dal fiume al mare, che Tamimi ha voluto sottrarre alle semplificazioni ideologiche. Secondo l’autrice, l’espressione richiama oggi soprattutto la richiesta che, tra il fiume Giordano e il Mediterraneo, siano garantiti diritti umani uguali per tutti, senza distinzioni di appartenenza etnica o religiosa.
La serata si è chiusa con un forte richiamo alla necessità di superare odio e vendetta, in nome di giustizia e pace. Un messaggio che ha profondamente colpito il pubblico, trasformando la presentazione del libro in un momento di autentico confronto civile e umano.
La presenza del pubblico, attento e partecipe, ha confermato l’interesse della città per temi che, pur partendo da una vicenda storica e geopolitica complessa, parlano in realtà di identità, appartenenza e diritti universali.


































