
Due infermieri dell’Ulss 8 Berica, i vicentini Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, hanno salvato un bambino di 13 mesi in arresto respiratorio a bordo di un volo di linea diretto a Marrakech, sopperendo alla gravità del quadro clinico e all’inadeguatezza delle dotazioni mediche di emergenza presenti sul velivolo.
Il fatto è avvenuto a circa quaranta minuti dall’atterraggio, quando i due professionisti vicentini, in servizio presso il pronto soccorso e il 118, si sono fatti avanti a seguito dell’annuncio del personale di bordo. Il piccolo passeggero presentava sintomi di cianosi, ipotonia e arresto respiratorio, verosimilmente causati da un’ostruzione delle vie aeree dovuta a convulsioni febbrili.
Nonostante i presidi sanitari della borsa medica di bordo si siano rivelati inutilizzabili i due infermieri vicentini hanno praticato con successo le manovre manuali di rianimazione, comprendenti ventilazioni bocca a bocca e massaggio cardiaco, fino alla ripresa delle funzioni vitali del bambino, poi affidato ai soccorsi di terra all’aeroporto.
“Il loro intervento rappresenta il significato più autentico dell’essere infermieri: mettere competenze, lucidità e umanità al servizio della persona, indipendentemente dal luogo, dal turno o dalle circostanze. A loro va il riconoscimento e l’abbraccio professionale dell’intero Ordine”, ha commentato oggi Giacomo Canova, presidente di Opi Vicenza (Ordine delle professioni infermieristiche).
Questo gesto testimonia l’elevata preparazione professionale, ma anche la capacità dell’infermiere di assumersi responsabilità nei momenti più delicati e decisivi e conferma, ancora una volta, quanto la presenza di professionisti preparati possa fare la differenza anche nei contesti più imprevedibili”.
Quanto accaduto ai due infermieri vicentini – conclude il presidente di Opi Vicenza -, è motivo di orgoglio per la nostra comunità professionale oltre che una testimonianza concreta del valore deontologico della professione infermieristica, che trova nella tutela della vita, nella responsabilità e nel prendersi cura la propria ragione più profonda”.
































