
La diocesi di Vicenza si stringe nel dolore per la tragica scomparsa di don Francesco Andreoli e del giovane Alberto Fioretto, morti nell’incidente stradale avvenuto nella mattinata di giovedì sulla Superstrada Pedemontana Veneta, nel territorio di Malo.
In un messaggio diffuso venerdì 26 giugno, il vescovo Giuliano ha espresso la vicinanza della Chiesa vicentina alle famiglie delle vittime, alla comunità salesiana e all’intera città di Schio, profondamente colpite dalla tragedia.
Don Francesco Andreoli e Alberto Fioretto nel ricordo del vescovo
“Davanti a queste tragedie non ci sono parole”, ha dichiarato il vescovo, manifestando a nome della diocesi la propria preghiera e la vicinanza ai familiari di don Francesco e di Alberto, ai salesiani e alla comunità di Schio, dove entrambi erano molto conosciuti e stimati.
Il presule ha raccontato di essersi recato nella mattinata di venerdì al santuario di Monte Berico per celebrare la Santa Messa e deporre ai piedi della Madonna due gigli bianchi.
“Maria conosce il dolore di una madre e il silenzio che avvolge la croce”, ha affermato, spiegando di aver affidato alla Vergine le famiglie delle vittime, le comunità salesiane, l’oratorio di Schio, i ragazzi, gli animatori e l’intera città.
Il significato del gesto è stato racchiuso nelle parole del vescovo: “I due gigli che ho deposto ai piedi della Madonna dicono proprio questo: due vite fragili ma preziose; due vite spezzate e tuttavia non distrutte perché nelle mani di Dio; due vite affidate alla purezza e alla misericordia di Dio”.
Il ricordo di don Francesco Andreoli
Don Francesco Andreoli, salesiano originario di Verona, avrebbe compiuto 37 anni ed era in servizio a Schio da circa otto anni. Nel corso del suo ministero era diventato un punto di riferimento per i giovani dell’oratorio, ma anche per educatori, famiglie e genitori, distinguendosi per il costante impegno nell’attività educativa.
Con lui viaggiava Alberto Fioretto, sedicenne animatore dell’oratorio salesiano di Schio e promettente atleta della Novatletica Città di Schio. La loro scomparsa ha suscitato profonda commozione in tutta la comunità scledense.
Il cordoglio unanime delle istituzioni per Don Francesco Andreoli e Alberto Fioretto
Al messaggio del vescovo si sono aggiunte anche le parole di cordoglio di altre istituzioni e realtà del territorio, che hanno voluto esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime e alla comunità salesiana di Schio.
Carlo Cunegato (AVS) “Ferita lancinante per la nostra comunità”
Tra i messaggi di vicinanza alle famiglie e alla comunità salesiana è arrivato anche quello del consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che ha ricordato don Francesco Andreoli come “una persona amata da tutti, un gran costruttore, un uomo al servizio della nostra comunità”, sottolineando il suo impegno quotidiano a favore dei bambini, dei ragazzi e delle famiglie dell’oratorio di Schio. “Mia figlia Emma fa l’animatrice al Grest di Schio. Oggi è uscita di casa con la sua solita allegria, con il sorriso, la forza della sua energia. Dovevano accompagnare i bambini e i ragazzi a Gardaland”, ha detto il consigliere, definendola “una grande ferita, lancinante, per il nostro paese”.
Cristina Marigo, sindaco di Schio “Oggi è il tempo del silenzio, del rispetto e della vicinanza”
Anche il comune di Schio ha espresso profondo cordoglio per la tragedia avvenuta nella mattinata di giovedì sulla Pedemontana, in cui hanno perso la vita don Francesco Andreoli e un animatore sedicenne del Grest.
Il sindaco Cristina Marigo ha parlato di una perdita che “tocca l’intera città di Schio”, sottolineando come “la tragedia che ha colpito oggi la nostra comunità ci lascia profondamente addolorati”.
“La scomparsa di don Francesco e di un ragazzo giovanissimo è una perdita che tocca l’intera città di Schio. In momenti come questi non esistono parole capaci di colmare un dolore così grande”, ha dichiarato il sindaco, esprimendo la vicinanza dell’amministrazione comunale alle famiglie e a tutte le persone colpite dal lutto.
Marigo ha poi aggiunto che “Schio è una comunità forte, che sa stringersi attorno a chi soffre”, estendendo infine l’abbraccio della città alla comunità salesiana e a tutti coloro coinvolti nella tragedia.






































