
Il Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA) torna a puntare l’attenzione sul tema delle grandi opere in Veneto, intrecciando le recenti vicende giudiziarie nazionali con le questioni ambientali legate alla presenza di PFAS e PFBA nel territorio regionale (di PFBA sul territorio ne abbiamo parlato anche qui con il dottor Vincenzo Cordiano).
In una nota diffusa dal portavoce dell’associazione, Massimo M. Follesa, il CoVePA invita a riflettere sugli sviluppi degli ultimi giorni, sottolineando come, al di là delle competenze della magistratura, vi siano interrogativi di carattere politico, amministrativo e morale che meritano approfondimenti.
Le inchieste e i collegamenti con il Veneto
L’associazione richiama innanzitutto l’indagine che coinvolge Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo quanto riportato dal CoVePA, Miele avrebbe ricoperto incarichi anche nell’organo di garanzia relativo alla linea ferroviaria Verona-Padova.
Nel documento viene inoltre citata la vicenda che coinvolge Elisabetta Pellegrini, dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, finita in un’inchiesta coordinata dalla Procura di Belluno relativa ad alcune procedure connesse alle Olimpiadi di Cortina. Il CoVePA ricorda come Pellegrini abbia ricoperto in passato ruoli di primo piano nella gestione della Superstrada Pedemontana Veneta.
Il caso PFBA e la Pedemontana Veneta
Particolare attenzione viene dedicata alla presenza di PFBA, sostanza appartenente alla famiglia dei PFAS a catena corta, che secondo il CoVePA sarebbe stata rilevata in relazione a diversi aspetti connessi ai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta.
L’associazione sostiene che la questione ambientale non possa essere separata dalle responsabilità amministrative, tecniche e politiche che hanno accompagnato la progettazione, la realizzazione e il controllo dell’opera.
Lo studio sui PFAS nel vino
Nel comunicato viene citato anche un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Environmental Pollution”, dedicato alla presenza di PFAS nei vini prodotti nelle aree interessate dalla contaminazione del Veneto occidentale.
Secondo i dati richiamati dal CoVePA, la ricerca avrebbe rilevato la presenza di almeno un composto PFAS in 73 dei 76 campioni analizzati, con il PFBA indicato come sostanza prevalente.
L’associazione evidenzia però alcune perplessità sull’attribuzione dell’origine del PFBA. In particolare, sostiene che le fonti tecniche e i dati storici disponibili non fornirebbero elementi sufficienti per collegare automaticamente tale sostanza agli scarichi della ex Miteni, storicamente associata alla contaminazione da PFAS nel territorio vicentino.
La richiesta di ulteriori approfondimenti su PFBA e grandi opere
Per il CoVePA il tema richiede ulteriori verifiche scientifiche. L’associazione ritiene infatti necessario considerare tutte le possibili sorgenti di contaminazione, comprese quelle legate alle attività infrastrutturali e ai grandi cantieri presenti nel territorio veneto.
Nella parte finale della nota, il CoVePA esprime rammarico per quella che definisce una limitata attenzione da parte della politica e di alcune realtà ambientaliste del Nordest rispetto alle questioni sollevate.
L’associazione chiede quindi un dibattito più ampio sulle responsabilità e sui controlli relativi alle grandi opere.



































