
Il caso Roggero riaccende il dibattito sulla sicurezza delle imprese orafe e sulle rapine a orafi. Pur senza parlare di emergenza criminalità, CNA Veneto Ovest invita a non sottovalutare la maggiore vulnerabilità del territorio veneto rispetto alla media nazionale, chiedendo più prevenzione, un maggiore presidio del territorio e strumenti di sicurezza accessibili alle aziende.
Secondo l’associazione, i dati sulla criminalità mostrano infatti una situazione più articolata rispetto alla semplice contrapposizione tra allarme sicurezza e percezione di insicurezza.
Sicurezza comparto orafo Veneto: i dati
A livello nazionale il fenomeno delle rapine non registra un incremento rispetto a dieci anni fa. Nel 2024 il tasso si è attestato a 1,1 rapine ogni mille abitanti, sostanzialmente stabile rispetto al 2023 e inferiore di oltre il 30% rispetto al 2014.
Anche i furti, pur in crescita dopo il minimo raggiunto durante il periodo pandemico, restano su livelli significativamente inferiori rispetto a quelli di un decennio fa.
La situazione cambia però osservando il Veneto. Qui il tasso dei furti raggiunge 12,6 casi ogni mille famiglie, contro una media nazionale di 8,5, mentre quello delle rapine si attesta a 1,3 vittime ogni mille abitanti, rispetto all’1,1 nazionale. Un dato che colloca la regione tra quelle maggiormente esposte ai reati predatori nel Nord Italia.
Bonato: “Le imprese orafe vivono una vulnerabilità particolare”
Per il presidente degli Orafi di CNA Veneto Ovest, Fabrizio Bonato, i numeri non giustificano allarmismi, ma evidenziano criticità che non possono essere ignorate.
“I numeri non autorizzano a parlare di un’esplosione generalizzata delle rapine rispetto a dieci anni fa, ma non possono nemmeno essere utilizzati per minimizzare la preoccupazione delle imprese. Il Veneto presenta indicatori di esposizione significativamente superiori alla media nazionale e il nostro comparto, per la natura dei beni prodotti, custoditi e trasportati, vive una vulnerabilità particolare.”
Bonato sottolinea inoltre che furti o rapine a orafi non rappresentano soltanto un danno economico, ma possono compromettere la continuità dell’attività e lasciare conseguenze psicologiche importanti per imprenditori, dipendenti e famiglie.
Le richieste alle istituzioni per fronteggiare le rapine a orafi
Pur evitando di entrare nel dibattito politico sulla legittima difesa, CNA Veneto Ovest ritiene necessario rafforzare le misure di prevenzione.
Tra le richieste avanzate figurano un maggiore coordinamento con le Forze dell’ordine, un presidio più capillare del territorio nelle fasce orarie considerate più a rischio, investimenti nella sicurezza passiva e tecnologica e incentivi economici che consentano anche alle micro e piccole imprese di dotarsi di sistemi di protezione adeguati.
“La prima risposta deve arrivare dalla prevenzione: maggiore coordinamento con le Forze dell’ordine, presidio del territorio nelle fasce orarie più sensibili, investimenti in sicurezza passiva e tecnologica e incentivi che rendano questi strumenti accessibili anche alle micro e piccole imprese.”
CNA propone un monitoraggio dedicato al settore orafo
L’associazione evidenzia inoltre una carenza di dati specifici sul fenomeno. Le statistiche oggi disponibili, osserva CNA Veneto Ovest, non permettono infatti di distinguere con precisione i furti e le rapine che colpiscono esclusivamente il comparto orafo.
Per questo viene proposta l’istituzione di un monitoraggio specifico, realizzato in collaborazione con Prefetture, Questure e Forze dell’ordine, per raccogliere dati dedicati a gioiellerie, laboratori, aziende produttrici, rappresentanti e trasportatori di preziosi.
L’obiettivo, conclude Bonato, è costruire politiche di prevenzione basate su dati puntuali e su un confronto stabile con le istituzioni, così da tutelare un comparto che rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy.




































