
(Vicenza secondo Coviello… la biografia, il secondo spoiler: articolo di Alberto Gottardo da VicenzaPiù Viva n. 309, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Ci sono vittorie che assomigliano terribilmente a sconfitte. E ci sono sconfitte che, a distanza di anni, si scoprono essere soltanto il prezzo da pagare per continuare a camminare.
La storia di Giovanni Coviello (qui il primo spoiler) all’inizio degli anni Novanta è una di quelle che, se la raccontassi a un produttore cinematografico, probabilmente ti chiederebbe di renderla un po’ più credibile.
Troppo assurda. Troppo italiana. Troppo Coviello.
La Unibit spa era ormai arrivata dove pochi avrebbero immaginato potesse arrivare. Nata da un’altra avventura imprenditoriale, abbandonata per la scoperta postuma del tradimento originale di un socio, e dalla conferma dell’intuizione che il personal computer sarebbe diventato uno strumento di massa, l’azienda era cresciuta fino a diventare “il più importante assemblatore italiano di pc compatibili in Italia tra il 1988 e il 1992 - scrivevamo nella puntata precedente - tanto da dare fastidio alla Olivetti, di cui subisce gli attacchi, diventati mortali grazie alle banche sue amiche, e causa dell’arrivo a Vicenza del nostro direttore nel 1992”.
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