Sostenibilità, Confartigianato Vicenza: “Le imprese custodi del territorio, ma le bollette sono raddoppiate dal 2019”

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Case vecchie, energia sempre più cara e un territorio sempre più esposto a frane e allagamenti. È il quadro emerso dal Forum sulla Sostenibilità promosso da Confartigianato, durante il quale è stato affrontato il tema dei “Territori che custodiscono”: il legame tra transizione ecologica, riqualificazione edilizia e ruolo delle piccole imprese nel presidiare le comunità locali. Come raggiungere la transizione green con queste condizioni?

Un territorio fragile, tra frane e alluvioni

Il punto di partenza sono i numeri sulla fragilità del territorio veneto: il 10% della regione (2,8% nel Vicentino) è esposto ad alta pericolosità da frana, mentre lo 0,7% (0,8% nel Vicentino) presenta un’elevata probabilità di allagamento. Dati che, uniti alle recenti ondate di calore e alle allerte per i temporali, spingono Confartigianato a chiedere una visione che metta al centro le comunità e il tessuto economico locale nella gestione della transizione green.

“Custodire un territorio significa prendersi cura non solo dell’ambiente, ma anche delle persone, delle imprese e delle identità locali”, spiega Cristian Veller, vicepresidente di Confartigianato Imprese Vicenza con delega alla Sostenibilità. “Una sostenibilità autentica nasce proprio dalla capacità di rafforzare questi legami, trasformando le peculiarità dei territori in una risorsa per lo sviluppo futuro”.

Case vecchie e poco efficienti: la sfida della riqualificazione per la transizione green

I dati presentati al Forum dall’Ufficio Studi di Confartigianato Vicenza fotografano un patrimonio edilizio in gran parte da rinnovare: il 60,4% delle abitazioni occupate in provincia risale a oltre 40 anni fa, costruite secondo standard energetici ormai superati. Non solo: il 45,8% degli immobili dotati di Attestato di Prestazione Energetica rientra nelle classi meno efficienti, la F e la G.

Secondo Veller, intervenire su questo patrimonio non è solo una questione ambientale, ma anche economica e sociale: “Significa anche creare occupazione e valore economico, presidiare il territorio, tutelando e rafforzando le competenze che rendono unici molti territori, in particolare quelli montani e delle aree interne”. Proprio in queste zone, ricorda Confartigianato, il peso delle micro e piccole imprese sull’occupazione è superiore alla media provinciale: nel Vicentino le PMI danno lavoro al 76,4% degli occupati (contro il 69% di media provinciale), mentre nelle aree interne l’occupazione artigiana tocca il 32%, contro il 28,6% provinciale.

Le imprese in prima linea: costruzioni, rinnovabili ed economia circolare

A muoversi su questo fronte, secondo l’associazione, sono migliaia di realtà artigiane del territorio. Nel Vicentino si contano 12.005 imprese impegnate nella protezione e cura del territorio – come edilizia e servizi per edifici e paesaggio – di cui il 74,8% artigiane. A queste si aggiungono 1.408 imprese della filiera delle energie rinnovabili (70,9% artigiane) e 2.720 imprese dell’economia circolare (76% artigiane).

Un tessuto che affonda le radici nel tempo, come sottolinea Gianluca Cavion, presidente di Confartigianato Imprese Vicenza: “Quando si pensa alla sostenibilità si pensa al futuro, ma il futuro si costruisce a partire da ciò che siamo capaci di custodire oggi: le oltre 6.700 imprese storiche, attive in Veneto da oltre 50 anni (1.565 nel Vicentino), testimoniano proprio come sia possibile coniugare tradizione e capacità di adattamento”.

Comunità energetiche: il modello A-CERTA per la transizione green

Cavion richiama anche il tema della collaborazione tra imprese come leva di sostenibilità: nel Vicentino il 44,8% delle aziende opera in rete con altre realtà, un modello che si sta estendendo anche al settore energetico. Ne sono un esempio le comunità energetiche rinnovabili, 95 in Veneto e 17 in provincia di Vicenza.

Tra queste c’è A-CERTA, la comunità energetica del sistema Confartigianato nata a Vicenza nel 2024, basata sul modello dell’autoconsumo collettivo. L’energia prodotta da impianti fotovoltaici e non consumata sul posto viene immessa in rete e resa virtualmente disponibile agli altri membri, riducendo il prelievo dalla rete nazionale. Il meccanismo genera inoltre un incentivo erogato dal GSE per ogni kWh condiviso tra i membri produttori e consumatori: una parte di questi contributi viene destinata a iniziative sociali o ambientali sul territorio. A-CERTA si occupa di gestire tutte le pratiche tecniche e burocratiche necessarie al funzionamento della comunità.

Bollette raddoppiate dal 2019

A pesare sulle imprese resta però il caro-energia. Secondo i dati riportati da Cavion, il costo delle forniture energetiche è cresciuto, solo tra giugno e luglio 2026, in media del 10% per le imprese manifatturiere e del 9% per quelle dei servizi. Il confronto su base annua è ancora più marcato: rispetto a luglio 2025, gli aumenti sfiorano il 30% per la manifattura e l’8,7% per i servizi. In termini assoluti, oggi le imprese pagano il doppio rispetto al 2019.

“La situazione non sta migliorando, viviamo praticamente da anni in una situazione emergenziale”, avverte Cavion. “Trovare soluzioni è difficile, ma pianificare è possibile. Ed è questo il tempo giusto per le decisioni: vale per le imprese e i cittadini e per il Governo. L’obiettivo è abbattere i costi delle bollette utilizzando quanto più possibile l’energia auto prodotta”.