Medici gettonisti, il vicentino Matteo Zanella al CorVeneto: “Su di noi una narrazione sbagliata”

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medici gettonisti Matteo Zanella
Matteo Zanella

Sui medici gettonistisi è creata una narrazione sbagliata. Siamo medici, abbiamo compiuto percorsi di formazione e, a differenza di quanto si pensi, siamo soggetti a un maggior controllo. Se firmiamo un contratto con le aziende sanitarie diventiamo pecorelle, se restiamo gettonisti siamo lupi, non è strano”?

A dirlo, intervista da Il Corriere del Veneto, oggi in edicola è il medico vicentino Matteo Zanella, Ceo della Mst Group srl società benefit di Vicenza. Ovvero, uno dei principali attori nel settore del personale “esterno” per le strutture sanitarie.

Un intervento, quello dell’imprenditore e specialista in Anestesia e Rianimazione, che si inserisce nel solco delle polemiche sul ricorso – secondo alcuni – eccessivo ai medici gettonisti, a discapito del servizio pubblico e con costi (pubblici, ndr) molto alti.

Medici gettonisti, Zanella: “Senza di noi il pubblico non regge”

“Le difficoltà di risorse umane è evidente a tutti i livelli, oggi per il Sistema sanitario nazionale sarebbe impossibile sopravvivere senza i medici a gettone, lo dicono i numeri”, ha aggiunto Zanella in risposta alla collega Michela Nicolussi Moro che lo ha intervistato.

Se pensiamo di trasformare questi professionisti in dipendenti, il pubblico forse regge, ma ricordiamoci che siamo gettonisti per scelta”, ha aggiunto.

Ad avvalorare questa tesi, il medico ed imprenditore vicentino ha ricostruito il suo percorso. Partito anch’egli nella schiera dei medici gettonisti, in particolare nelle aziende sanitarie vicentine, ha poi deciso di fondare la sua società che – ha raccontato – fornisce personale medico e servizi a strutture pubbliche di tutta Italia, a centri privati, e soprattutto nelle Ussl del Veneto.

Il tutto, gestendo circa 300 medici: “Inoltre formiamo e inseriamo sul mercato colleghi stranieri, soprattutto argentini e brasiliani, che aiutiamo a ottenere il riconoscimento del titolo, così si fermano in Italia”.

Per l’intervista completa clicca qui.