Imprese digitali in crescita nel Vicentino secondo Confartigianato, ma anche qui pesa la carenza di personale

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Cristian Veller

Anche nel vicentino le imprese digitali sono in crescita sia su base annua che nel quinquennio. È quanto afferma Confartigianato Imprese Vicenza che ha reso disponibili alcuni dati sul settore.

Imprese digitali in crescita nel Vicentino i dati

Nel I trimestre del 2025 il totale delle imprese digitali aumenta del 2,8%, rispetto allo stesso periodo del 2024, con le imprese artigiane del settore in aumento dell’1%.

Nel lungo periodo, ovvero 2020-2025, il totale delle imprese digitali nel Vicentino consolida la crescita con un +19,3% mentre il calo delle imprese del totale economia tocca il -4,6% e le imprese digitali artigiane aumentano del 16,2% con l’artigianato totale in flessione del 4%.

A livello provinciale Vicenza, con un peso dell’1,4% delle imprese artigiane digitali sull’artigianato, si trova tra le 38 province con peso superiore alla media nazionale, insieme, unica altra provincia veneta, a Verona (1,5%).

Alla fine del I trimestre del 2026 si contano in provincia di Vicenza 314 imprese artigiane digitali registrate nei settori che offrono servizi connessi ad edizione di software (compresi i videogiochi), programmazione, consulenza ed assistenza informatica, cybersicurezza, realizzazione di pagine web installazione di computer e software e recupero dati, attività di telecomunicazione quali erogazione di servizi di accesso ad Internet e di messaggistica e tracciamento satellitare, hosting, cloud computing, webscraping ed elaborazione dati, pari all’1,4% dell’artigianato, e con 415 addetti.

L’artigianato rappresenta il 18,4% delle 1.702 imprese digitali totali ed il 6,5% dei 6.415 addetti totali del settore.

L’analisi settoriale evidenzia che le imprese artigiane digitali si concentra in due settori: Attività di programmazione, consulenza informatica e attività connesse con il 72,3% (227 imprese), settore in cui si tocca anche la più alta incidenza dell’artigianato che è pari al 27,7% (doppia rispetto al 12,5% nazionale), ed Infrastrutture informatiche, elaborazione dati, hosting e altri servizi di informazione con il 27,7% (87 imprese).

Un freno alla diffusione dell’uso dell’IA nelle imprese è certamente dato dalla carenza di competenze adeguate a integrare queste tecnologie nei processi aziendali. In provincia di Vicenza nel 2025 le imprese hanno richiesto 7.380 lavoratori per cui sono necessarie, con un grado elevato, le competenze digitali utili per la gestione e l’implementazione nei processi aziendali delle tecnologie digitali avanzate.

Si tratta delle competenze per intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things (IoT), data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.

Di queste 4.290 sono di difficile reperimento, pari al 58,1% delle relative entrate previste, quota ben più alta della media regionale (55,2%) e di quella nazionale (50.8%). Vicenza è così terza per difficoltà di reperimento tra le maggiori province venete (quelle con almeno 2mila entrate difficili da reperire) con il 58,1% (pari a 4.290 entrate), dopo Padova con 59,9% (pari a 5.120 entrate) e Treviso con 59,9% (pari a 4.650 entrate).

Veller: “Rimangono i nodi semplificazione AI Act e la carenza di competenze da inserire in azienda”

“Stiamo vivendo una fase di grande fermento, nella quale la tecnologia permette di realizzare, con risorse contenute, soluzioni, progetti e servizi che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili. In un periodo segnato da conflitti internazionali che mettono a dura prova molte imprese vicentine, la crescita del comparto digitale rappresenta un importante segnale in controtendenza – commenta Cristian Veller, presidente del Mestiere ICT di Confartigianato Imprese Vicenza -.

Non possiamo tuttavia sottovalutare – ha aggiunto – la complessità delle sfide che ci attendono. In primis servono misure per rendere più semplice il rispetto dell’AI Act da parte delle PMI attraverso politiche industriali in grado di favorire lo sviluppo di modelli europei utilizzabili dalle nostre imprese, e che siano in grado di competere con quelli americani e cinesi. Il proficuo confronto sviluppato negli anni con il mondo della scuola e dell’università, anche attraverso il nostro Digital Innovation Hub, ci porta infine a chiedere alle istituzioni l’apertura di tavoli di lavoro dedicati a ripensare l’insegnamento dell’informatica alla luce dei cambiamenti tecnologici in corso. Trasformazioni che incidono non soltanto sulle competenze tecniche, ma anche sulla consapevolezza etica e sulla responsabilità necessarie a farne un uso corretto e sicuro non solo tra i professionisti informatici, ma per chiunque sia nel mercato del lavoro”.