Yacine morto a Foggia, Flai-Cgil denuncia il peso dei ghetti e dello sfruttamento

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Ghetti dei lavoratori migranti, persone impegnate in agricoltura

Dopo la morte di Yacine, 24 anni, la Flai-Cgil chiede di superare i ghetti del Foggiano e di indagare sulle conseguenze sociali dello sfruttamento.

La morte di Yacine riporta al centro il tema dei ghetti dei lavoratori migranti nel Foggiano. In una nota, la Flai-Cgil riferisce che il giovane tunisino, regolarmente presente in Italia, aveva 24 anni ed è morto il 28 agosto nella foresteria del Villaggio Don Bosco, nei pressi di Lucera. Il sindacato collega il caso al contesto di esclusione già denunciato nel proprio recente intervento su Borgo Mezzanone, ma le valutazioni sulle cause sociali restano dichiarazioni della Flai e non accertamenti giudiziari.

Matteo Bellegoni, responsabile nazionale delle politiche migratorie e della legalità della categoria, sostiene che Yacine provenisse dall’insediamento di Borgo Mezzanone e che la sua vicenda non possa essere letta come un fatto isolato. La Flai descrive un sistema nel quale precarietà abitativa, lavoro irregolare e isolamento possono aggravare la vulnerabilità delle persone. Non vengono però indicati, nella comunicazione, elementi che consentano di attribuire responsabilità individuali o un nesso causale provato.

Il tema dello sfruttamento agricolo riguarda anche altri territori. Nel Vicentino, il caso del bracciante ferito e abbandonato a Schiavon aveva già sollevato denunce sindacali sulle condizioni di chi lavora senza adeguate tutele. Situazioni differenti, che non vanno sovrapposte, ma accomunate dalla richiesta di controlli, assistenza e percorsi di emersione.

Ghetti dei lavoratori migranti, la richiesta della Flai-Cgil

Bellegoni stima circa cinquemila presenze nell’area di Borgo Mezzanone e oltre diecimila nell’intera Capitanata. Sono numeri formulati dal sindacato e soggetti a variazioni stagionali; fonti giornalistiche e istituzionali hanno in passato indicato intervalli differenti. Proprio per superare le stime, la Flai propone uno studio scientifico sugli effetti psicologici e sociali della vita negli insediamenti informali.

La richiesta comprende il monitoraggio della salute mentale, l’accesso ai servizi, soluzioni abitative regolari e strumenti contro caporalato e lavoro nero. Il sindacato critica inoltre i ritardi nell’impiego delle risorse pubbliche destinate al superamento degli insediamenti abusivi. Anche in questo caso, cifre e responsabilità politiche riportate nella nota rappresentano la posizione dell’organizzazione.

Parlare della morte di un giovane richiede cautela. La vicenda personale non può diventare una prova automatica delle tesi sostenute nel dibattito pubblico, ma nemmeno essere separata dal contesto che il sindacato chiede di verificare. Il punto concreto è la necessità di conoscere meglio le condizioni dei ghetti dei lavoratori migranti, rafforzare la prevenzione e garantire a chi vive e lavora in quelle aree accesso effettivo a diritti, assistenza e protezione.