
Bracciante in nero ferito abbandonato dopo una caduta in un’azienda agricola di Schiavon. La Cgil Vicenza parla di “barbarie” e richiama il caso Satnam Singh, chiedendo più controlli e tutele. Rifondazione Comunista denuncia invece un sistema che trasforma la vulnerabilità dei lavoratori in occasione di profitto. ViPiu.it e VicenzaPiù sono vicini al bracciante, alla sua famiglia e a chi è sfruttato come lui da imprenditori, si fa per dire, disumani, questa la realtà.
Bracciante ferito abbandonato, dal caso di Schiavon un nuovo allarme su lavoro nero, sicurezza e sfruttamento
Un lavoratore agricolo indiano di 56 anni cade da circa tre metri mentre lavora in nero in un’azienda agricola di Schiavon. Riporta gravi fratture ma, invece di ricevere immediatamente assistenza, viene caricato in auto e lasciato ferito e sanguinante nei pressi dell’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa. È la vicenda che ha scosso il Vicentino e che ha portato alla denuncia di una coppia di imprenditori agricoli da parte dei Carabinieri.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo era impiegato irregolarmente presso l’azienda agricola e, dopo l’infortunio, non sarebbe stato soccorso secondo le procedure previste dalla legge. I titolari avrebbero invece deciso di trasportarlo personalmente fino a Bassano, abbandonandolo vicino al pronto soccorso per poi allontanarsi. Le successive indagini hanno consentito di risalire ai responsabili e di accertare anche la situazione di lavoro nero. Il lavoratore è stato ricoverato con fratture al bacino e agli arti e sottoposto a intervento chirurgico. La prognosi è di circa due mesi.
La reazione più articolata arriva dalla CGIL Vicenza, che definisce quanto accaduto «un atto di barbarie che offende il lavoro e la dignità umana». Per il sindacato non si tratta soltanto di un episodio di cronaca ma dell’emersione di fenomeni che continuano a caratterizzare alcuni settori produttivi: lavoro nero, sfruttamento della manodopera, vulnerabilità dei lavoratori migranti e insufficienza dei controlli.
La CGIL richiama esplicitamente la tragedia di Satnam Singh, il bracciante indiano morto nel 2024 dopo essere stato abbandonato agonizzante nelle campagne dell’Agro Pontino. Secondo il sindacato, il caso vicentino dimostra che il sistema fondato sul ricatto e sull’irregolarità continua a produrre conseguenze gravissime per chi lavora nelle condizioni più fragili.
Particolarmente duro il commento del segretario generale di Vicenza Giancarlo Puggioni, che parla di una delle pagine più vergognose vissute dal territorio vicentino negli ultimi anni. «Non siamo soltanto di fronte a un grave incidente sul lavoro, ma a un comportamento disumano che calpesta la dignità della persona e i valori fondamentali della convivenza civile», afferma il sindacalista. Per la CGIL è necessario rafforzare immediatamente gli organi ispettivi, aumentare i controlli nelle aziende, applicare rigorosamente la normativa contro il caporalato e intervenire sulle condizioni che rendono ricattabili i lavoratori migranti.
Il sindacato accompagna la denuncia della barbarie a Schiavon contro il bracciante in nero con alcuni dati che aiutano a comprendere il contesto. Nel 2025 in provincia di Vicenza sono state registrate 13.138 denunce di infortunio sul lavoro e 19 morti, più del doppio rispetto alle 8 vittime del 2024. Ancora più significativo il dato relativo ai lavoratori stranieri, coinvolti nel 39% degli infortuni denunciati pur rappresentando una quota molto inferiore della forza lavoro complessiva.
Sulla vicenda interviene anche la Federazione provinciale di Rifondazione Comunista, che esprime piena solidarietà al lavoratore ferito e parla di una dinamica «grave e inaccettabile». Per il partito, Bassano e il Vicentino non possono essere territori di sfruttamento e lavoro nero e chi agisce in questo modo non rappresenta l’imprenditoria sana ma la sua degenerazione.
Rifondazione sottolinea inoltre che il problema non riguarda soltanto le responsabilità individuali. Dietro il lavoro nero, la mancata denuncia degli infortuni e l’elusione delle tutele vi sarebbero meccanismi economici che spingono alcune imprese a ridurre i costi e aumentare i margini di profitto scaricando i rischi sui lavoratori più deboli. Per questo il partito parla di “predatori” e non di imprenditori, denunciando un sistema che trasforma la vulnerabilità delle persone in occasione di guadagno.
La vicenda del bracciante ferito abbandonato riporta così al centro dell’attenzione pubblica temi che riguardano non solo la sicurezza sul lavoro, ma anche la dignità della persona, la legalità e la capacità delle istituzioni di prevenire situazioni di sfruttamento che, ancora oggi, emergono anche nel cuore di uno dei territori economicamente più sviluppati del Veneto.





































