
Sul fine vita in Veneto, Manuela Lanzarin chiarisce che la proposta regionale disciplina procedure e tempi nel quadro fissato dalla Consulta.
Il fine vita in Veneto torna al centro del Consiglio regionale con l’intervento di Manuela Lanzarin, presidente della Quinta commissione. La consigliera della Lega-Liga Veneta richiama la proposta sul suicidio medicalmente assistito all’esame dell’assemblea e sostiene che il testo non introduca un nuovo diritto, materia che non rientra nella potestà legislativa regionale.
Secondo Lanzarin, il diritto di accedere alla procedura nei casi previsti deriva dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale. Alla Regione spetterebbe invece stabilire modalità operative e tempi, assicurando uniformità, trasparenza e presa in carico da parte del servizio sanitario regionale.
La posizione si inserisce in un confronto politico e giuridico già molto articolato. Un altro profilo del dibattito è stato affrontato nell’articolo sulle ragioni dei promotori di Liberi Subito e sull’appello di Marco Cappato.
Fine vita in Veneto, verifiche sanitarie e quadro costituzionale
Lanzarin ricorda le condizioni indicate dalla Consulta per la non punibilità dell’aiuto al suicidio: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. La verifica dovrebbe avvenire nell’ambito del servizio sanitario.
La proposta regionale interviene sull’accertamento dei requisiti attraverso una commissione multidisciplinare, sul ruolo delle aziende sanitarie e dei comitati etici e sulle tempistiche della procedura. Il testo prevede inoltre la gratuità delle prestazioni, senza nuovi o maggiori oneri dichiarati per la finanza pubblica.
La presidente della Quinta commissione sottolinea che il Parlamento conserva la competenza per una disciplina complessiva della materia. Un’eventuale legge nazionale potrebbe fissare criteri diversi, mentre alle Regioni compete organizzare i servizi nel rispetto delle decisioni costituzionali.
Rispetto al precedente esame del gennaio 2024, Lanzarin osserva che il quadro giurisprudenziale è cambiato. Le successive pronunce della Corte hanno riguardato consenso informato, disposizioni anticipate di trattamento, cure palliative, sostegno vitale e modalità materiali di esecuzione. Per questo ritiene necessario verificare e, se occorre, modificare il testo originario.
Nel suo intervento, la consigliera collega il tema dell’autodeterminazione al diritto alle cure, alla terapia del dolore e alle cure palliative. La posizione espressa è politica e istituzionale: l’esito dipenderà dal confronto in aula e dai passaggi legislativi ancora necessari.
La discussione sul fine vita in Veneto resta quindi aperta sia sul merito sia sulle competenze. Il nodo immediato riguarda la possibilità di definire regole regionali chiare e uguali sul territorio senza oltrepassare il perimetro tracciato dalla Costituzione e dal legislatore nazionale.




































