
Valdegamberi solleva dubbi sull’iter della proposta sul fine vita in Veneto e annuncia la richiesta di rinvio del testo alla commissione.
L’iter sul fine vita in Veneto entra nel dibattito del Consiglio regionale con una nuova contestazione procedurale. Stefano Valdegamberi, consigliere di GM-Futuro Nazionale, annuncia che durante la seduta del 1° settembre solleverà una questione di legittimità e chiederà il rinvio in commissione della proposta regionale sul suicidio medicalmente assistito. La richiesta e le valutazioni giuridiche sono posizioni del consigliere, sulle quali dovrà pronunciarsi l’assemblea.
L’intervento aggiunge un profilo diverso alle contrapposizioni di merito già emerse. Nei giorni scorsi sono state illustrate sia le ragioni dei promotori sia le posizioni contrarie: un quadro del confronto è nell’articolo sul voto di Liberi Subito e sull’appello di Marco Cappato. Valdegamberi concentra invece la critica sul percorso seguito dal testo e dagli emendamenti prima dell’arrivo in aula.
Iter sul fine vita in Veneto, la richiesta di Valdegamberi
Secondo il consigliere, la proposta e le modifiche collegate sarebbero giunte all’esame dell’assemblea senza un passaggio istruttorio sufficiente nella commissione competente. Per questo Valdegamberi intende chiedere formalmente che il provvedimento torni in commissione, dove possano essere valutati contenuti, emendamenti e profili di legittimità prima del voto finale.
A sostegno della sua iniziativa, il rappresentante di GM-Futuro Nazionale richiama un parere pro veritate attribuito a docenti di diritto pubblico e costituzionale e ad altri giuristi. Nel comunicato non è allegato il testo completo del parere: le conclusioni richiamate devono quindi essere considerate come la ricostruzione fornita dal consigliere e non come una pronuncia vincolante o una decisione già assunta dagli organi regionali.
Valdegamberi critica inoltre l’intesa politica che, a suo giudizio, sarebbe maturata tra il presidente del Veneto Alberto Stefani e il capogruppo dell’opposizione Giovanni Manildo. La sua tesi è che un accordo tra maggioranza e opposizione non possa sostituire i passaggi previsti per l’esame di una proposta legislativa. Anche questa è una valutazione politica dell’esponente di GM-Futuro Nazionale; l’effettiva regolarità dell’iter dovrà essere verificata sulla base del regolamento e delle decisioni dell’aula.
La contestazione non coincide con l’esito del voto. Il Consiglio potrà accogliere la richiesta di rinvio, respingerla o assumere altre determinazioni nel corso della seduta. Soltanto gli atti ufficiali permetteranno quindi di stabilire se il testo proseguirà verso il voto o tornerà all’esame della commissione.
Il nuovo intervento mostra quanto il confronto si stia sviluppando su due livelli: da una parte il merito della disciplina e le diverse concezioni sulla libertà di scelta, sulle cure palliative e sulla tutela delle persone fragili; dall’altra le regole con cui il Consiglio deve esaminare il provvedimento. L’iter sul fine vita in Veneto diventa così esso stesso oggetto di scontro politico e giuridico, mentre resta aperta la verifica istituzionale delle obiezioni annunciate da Valdegamberi.




































