PFAS e diritti umani, Guarda rilancia il rapporto ONU: «Serve un divieto totale»

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PFAS e diritti umani, contaminazione di acqua e alimenti in Veneto

Cristina Guarda collega l’inquinamento da PFAS ai diritti umani e chiede un divieto totale, richiamando il rapporto ONU atteso il 7 settembre.

PFAS e diritti umani tornano al centro del confronto europeo e veneto. Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, richiama un rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite Marcos Orellana, annunciato per il 7 settembre, e chiede una messa al bando complessiva degli “inquinanti eterni”. Sul piano regolatorio, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche sostiene una restrizione europea dei PFAS, pur prevedendo deroghe mirate e controlli.

La posizione assume un rilievo diretto per il Veneto centrale, territorio segnato dalla contaminazione delle acque. Il dibattito regionale riguarda anche la presenza di PFAS negli alimenti e il monitoraggio della Regione Veneto, tema sul quale sono attesi ulteriori dati.

PFAS e diritti umani, le richieste politiche di Cristina Guarda

Guarda definisce la contaminazione non soltanto un’emergenza ambientale e sanitaria, ma una violazione dei diritti fondamentali delle comunità esposte. L’eurodeputata attribuisce al rapporto ONU l’indicazione del Veneto centrale e di Alessandria come aree nelle quali gli effetti dell’attività industriale avrebbero imposto costi elevati alla popolazione. La qualificazione e le accuse restano attribuite alla parlamentare e al documento da lei richiamato.

Nella nota, Guarda contesta la possibilità di limitare la regolazione a un gruppo ristretto di sostanze e sostiene che la risposta debba riguardare l’intera famiglia dei PFAS. Cita anche l’acido trifluoroacetico, o TFA, collegandolo a rischi per la salute riproduttiva e a effetti climatici: affermazioni che richiedono una lettura puntuale delle valutazioni scientifiche e regolatorie disponibili.

L’ECHA descrive i PFAS come una classe di migliaia di sostanze sintetiche molto persistenti, capaci di accumularsi nell’ambiente e difficili da rimuovere da acqua e suolo. Nel marzo 2026 i suoi comitati scientifici hanno sostenuto un’azione a livello europeo, con deroghe specifiche e misure per ridurre le emissioni. La decisione normativa finale spetta però alla Commissione europea e agli Stati membri.

Guarda chiede inoltre l’applicazione del principio “chi inquina paga” e l’avvio di negoziati per un trattato globale vincolante. La stima di duemila miliardi di euro in vent’anni per la rimozione dei PFAS viene presentata nella nota come dato del dibattito internazionale e, non essendo accompagnata nel messaggio da una metodologia allegata, va considerata un valore citato dalla stessa eurodeputata.

Il nesso tra PFAS e diritti umani amplia quindi il confronto oltre i soli limiti chimici e sanitari, coinvolgendo responsabilità industriali, costi collettivi e tutela delle comunità. Per il Veneto il tema resta particolarmente concreto: le scelte europee incideranno sulle regole future, mentre monitoraggio, bonifiche e protezione della popolazione continuano a richiedere interventi territoriali verificabili.