Autonomia veneta, sei voci dopo il voto: sostegni, critiche e il nodo delle risorse

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Autonomia veneta dopo il voto in Consiglio regionale

Sei consiglieri regionali rileggono il voto sulle intese per l’autonomia: responsabilità e risultati per i favorevoli, risorse insufficienti per chi si è astenuto.

L’autonomia veneta dopo il voto sugli schemi d’intesa con il Governo apre un confronto che attraversa maggioranza, Gruppo Misto e area civica. Le dichiarazioni di Riccardo Barbisan, Claudio Borgia, Alessio Morosin, Eleonora Mosco, Sonia Brescacin e Rossella Cendron, diffuse dalla sala stampa del Consiglio regionale del Veneto, convergono sul valore politico del passaggio ma divergono sulla sua portata e sulle risorse necessarie.

Il dato istituzionale è l’approvazione degli schemi relativi a protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute. Materie, risultato della votazione e prossime tappe sono ricostruiti nell’approfondimento sulle intese per l’autonomia differenziata del Veneto. Le valutazioni che seguono appartengono invece ai singoli esponenti politici.

Responsabilità e verifica dei risultati. Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega-Liga Veneta, sostiene che l’autonomia non sia un privilegio, ma un’assunzione di responsabilità. Avvicinare le decisioni al territorio, nella sua lettura, deve permettere ai cittadini di individuare più chiaramente chi governa e di giudicarlo sulla qualità di servizi, infrastrutture, sanità e tutela ambientale. Una linea analoga viene proposta da Sonia Brescacin: la consigliera del Gruppo Misto richiama il referendum del 2017 e afferma che identità regionale e appartenenza nazionale possono convivere, purché le nuove competenze siano misurate attraverso risultati concreti.

La replica politica di Borgia. Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia, respinge la lettura del Partito Democratico secondo cui le assenze registrate in aula mostrerebbero una maggioranza divisa. Attribuisce al Governo Meloni un ruolo decisivo nell’avanzamento del negoziato e rivendica il sostegno di FdI al percorso autonomista sia a Roma sia in Veneto. La compattezza della coalizione è una valutazione politica del consigliere, distinta dall’esito formale del voto.

Autonomia veneta dopo il voto: dalla sanità alla richiesta di nuove risorse

Un primo passo giudicato ancora limitato. Alessio Morosin, presidente di Liga Veneta Repubblica, ha votato a favore pur definendo le intese appena “l’uno per cento” di quanto richiesto. Collega il voto a quasi trent’anni di iniziative autonomiste e indipendentiste e considera il trasferimento delle prime funzioni un’apertura utile, ma non sufficiente rispetto all’obiettivo dell’autogoverno.

Eleonora Mosco, vicepresidente del gruppo Stefani Presidente, propone invece l’immagine di un percorso arrivato al 75 per cento. La consigliera concentra l’attenzione sulla sanità e stima che l’integrazione dei fondi sanitari integrativi nella spesa regionale potrebbe mettere a disposizione circa 300 milioni di euro per strutture, tecnologie, servizi territoriali e riduzione delle liste d’attesa. La cifra e gli effetti prospettati sono indicazioni di Mosco, subordinate alla definizione e all’attuazione finale delle intese.

L’astensione di Cendron. Rossella Cendron, consigliera delle Civiche Venete, condivide il principio dell’autonomia e ricorda di avere sostenuto il referendum del 2017, ma giudica troppo limitati gli schemi approvati. La sua critica riguarda soprattutto la clausola che esclude nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica: senza personale e risorse aggiuntive, sostiene, le competenze rischiano di non produrre risposte adeguate su sanità, sicurezza del territorio, scuola e formazione.

Il confronto sull’autonomia veneta dopo il voto si concentra quindi su due domande. La prima riguarda la capacità della Regione di trasformare le nuove funzioni in servizi verificabili; la seconda riguarda i mezzi finanziari e organizzativi necessari. Per Barbisan e Brescacin la responsabilità amministrativa è il criterio decisivo, Borgia difende la coesione politica del percorso, Morosin chiede di andare molto oltre, Mosco indica una possibile leva sanitaria e Cendron avverte che competenze prive di risorse rischiano di restare insufficienti. Il negoziato nazionale e l’esame parlamentare dovranno ora definire contenuti, condizioni e garanzie dell’attuazione.