
Gli studenti veneti contestano il Decreto Scuola con un presidio a Padova: nel mirino il tetto del 30% e il divieto del volto coperto.
Il Decreto Scuola e gli studenti veneti sono al centro del presidio convocato per oggi, 26 settembre, alle 14 davanti alla Gran Guardia di Padova. La Rete degli Studenti Medi del Veneto contesta le misure approvate il 24 settembre, che prevedono un limite del 30% per alcune categorie di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime e il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto. Posizione e aggiornamenti dell’organizzazione sono disponibili sul sito della Rete degli Studenti Medi.
L’associazione studentesca considera i due interventi contrari all’obiettivo di una scuola inclusiva. Il giudizio appartiene ai promotori della protesta, secondo i quali la pluralità di lingue, culture, religioni e storie presenti nelle classi dovrebbe essere accompagnata con strumenti educativi, anziché trasformata in un criterio di separazione.
Il tema riguarda anche il Veneto, dove l’integrazione degli studenti di origine straniera è già entrata nel confronto pubblico. Su ViPiù è stato affrontato attraverso il dibattito regionale sugli studenti stranieri nella scuola, tra esigenze organizzative, apprendimento della lingua e diritto allo studio.
Decreto Scuola e studenti veneti, le ragioni del presidio
La Rete sostiene che il compito della scuola pubblica sia assicurare pari accesso all’istruzione e piena partecipazione, evitando che le differenze personali o familiari producano minori opportunità. Il presidio padovano è stato organizzato come risposta immediata al provvedimento nazionale e punta a dare visibilità alle conseguenze che gli studenti temono nelle classi.
La soglia del 30% viene contestata perché, secondo i promotori, rischierebbe di trattare la cittadinanza come un indicatore automatico del bisogno educativo. Anche il divieto relativo alla copertura del volto viene letto dalla Rete nel quadro dei diritti, dell’inclusione e della convivenza scolastica.
La manifestazione costituisce quindi una presa di posizione politica degli studenti e non una valutazione tecnica definitiva sull’applicazione delle norme. Il confronto sul Decreto Scuola e gli studenti veneti proseguirà ora nelle istituzioni e nelle comunità scolastiche, chiamate a misurare gli effetti concreti del provvedimento sull’organizzazione delle classi e sulla partecipazione degli alunni.
































