
(Adnkronos) – “Nessuno si aspettava che passassero attraverso la Bielorussia e avanzassero verso Kiev”. Volodymyr Zelensky torna sui primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, raccontando in un’intervista a Steven Bartlett, conduttore del podcast The Diary of a CEO, perché l’avanzata verso la capitale ucraina colse di sorpresa anche chi, a livello internazionale, aveva ricevuto segnali di un possibile attacco.
Prima dell’invasione su vasta scala del 24 febbraio 2022, le forze russe conducevano esercitazioni militari in Bielorussia. Eppure, secondo il presidente ucraino, molti ritenevano che Vladimir Putin stesse soltanto cercando di intimidire Kiev, senza preparare una vera offensiva. Alcuni leader europei avevano anche contattato il presidente russo, ricevendo rassicurazioni sul fatto che non ci sarebbe stata un’invasione.
Zelensky ricorda un particolare che, a suo avviso, rende bene l’atmosfera di quei giorni: le uniformi da parata che furono trovate nei mezzi militari russi colpiti dalle forze ucraine. Un dettaglio che rende l’idea delle aspettative russe sull’esito dell’attacco e della rapidità con cui il Cremlino avrebbe immaginato di piegare la resistenza ucraina. “Quando i nostri ragazzi colpivano i loro carri armati e gli altri mezzi, trovavamo le uniformi da parata. È vero. Le hanno trovate in diversi veicoli militari. Stavano letteralmente andando a una parata”.
Il presidente ucraino aggiunge che il piano russo prevedeva di conquistare la capitale in tempi rapidissimi e di celebrare poi la vittoria nel centro della città. “Volevano conquistare Kiev in tre giorni e mettere simbolicamente in scena un altro spettacolo di pseudo-vittoria su Khreshchatyk e sulla piazza dell’Indipendenza, Maidan Nezalezhnosti”.
Un progetto che, nella lettura di Zelensky, rifletteva un errore fondamentale di Vladimir Putin: aver sottovalutato l’identità nazionale ucraina e la volontà della popolazione di resistere all’invasione.
Il presidente contesta anche la spiegazione secondo cui l’offensiva russa sarebbe fallita a causa di un errore di percorso della lunga colonna militare diretta verso Kiev. “Sono arrivati. Hanno occupato alcune città lungo la strada verso Kiev, altre hanno combattuto e le hanno aggirate”.
Il problema, prosegue Zelensky, non era soltanto raggiungere la capitale, ma riuscire a conquistarla e controllare contemporaneamente il territorio attraversato. “Ogni città occupata richiedeva infatti uomini per essere mantenuta sotto controllo, sottraendo forze all’avanzata. Penso che servissero 300-400 mila uomini per prendere Kiev. Avevano bisogno del doppio delle persone”.
Secondo il presidente ucraino, anche l’esperienza della Crimea nel 2014 contribuì a creare nel Cremlino una percezione distorta delle capacità russe: “Quando la Russia vide quanto facilmente era stata conquistata la Crimea, pensò di poter conquistare Kiev altrettanto facilmente”.
Nell’intervista Zelensky torna anche alla telefonata ricevuta da Joe Biden nei primi giorni dell’invasione. Il presidente americano gli offrì assistenza per lasciare il Paese insieme alla famiglia, mentre proseguiva l’avanzata russa. La risposta di Zelensky è diventata una delle frasi simbolo di quelle giornate: “Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio”.
Il presidente racconta di aver compreso pienamente la portata della tragedia soltanto dopo una ventina di giorni. All’inizio, dice, non aveva tempo per elaborare ciò che stava accadendo: bisognava prendere decisioni, garantire rifornimenti, mantenere aperte le strade e organizzare la risposta militare. “L’ho capito soltanto venti giorni dopo l’inizio della guerra. Mi sono reso conto che era successo qualcosa, qualcosa di terribile. Quando il ritmo ha cominciato a rallentare un po’, hai iniziato a capire: mio Dio, questa è una guerra. Ed è senza dubbio una guerra terribile. Ma all’inizio lavoravo e basta”.
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