
Il sindacato Nursing Up sostiene la stabilizzazione della libera professione nella sanità, ma chiede che le aziende non possano introdurre ostacoli o dinieghi arbitrari.
La posizione riguarda il disegno di legge 1985, presentato al Senato su iniziativa del Consiglio regionale della Lombardia. La proposta punta a rendere strutturale il superamento del vincolo di esclusività per infermieri, ostetriche e professionisti delle aree tecnica, riabilitativa e della prevenzione del Servizio sanitario nazionale.
Il tema si inserisce nelle difficoltà del comparto, segnate anche dalla carenza di infermieri nella sanità veneta. La deroga attuale consente l’attività fuori dall’orario di servizio fino al 31 dicembre 2027; il Ddl vuole trasformarla in una disciplina permanente.
Libera professione sanità, il nodo delle autorizzazioni
Il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, giudica positivamente il superamento delle proroghe, ma richiama l’attenzione sull’articolo 2. Il testo affida alle Regioni le modalità di esercizio e alle aziende sanitarie l’adeguamento dei regolamenti, senza chiarire in modo definitivo il rapporto con i precedenti vincoli autorizzativi.
Secondo il sindacato, il rispetto degli obblighi di servizio e l’assenza di conflitti di interesse sono condizioni necessarie, ma non devono diventare il presupposto per valutazioni discrezionali diverse da territorio a territorio. La richiesta al Parlamento è quindi di introdurre regole nazionali uniformi e un meccanismo che impedisca dinieghi non motivati da impedimenti oggettivi.
La proposta comprende la possibilità di esercitare a domicilio, in strutture pubbliche o private autorizzate e accreditate e anche in regime intramurario, individualmente o in forma associata. Per Nursing Up, il riconoscimento deve tradursi in un diritto concretamente esercitabile, mantenendo le tutele per il servizio pubblico ma eliminando gli ostacoli burocratici denunciati negli ultimi anni.




























