
Oltre cinquemila persone in piazza dei Signori per il 25 aprile a Vicenza. L’orazione di Andrea Pennacchi, il richiamo del sindaco Possamai alla memoria civile e i messaggi di PSI, Rifondazione e Arcugnano: la Liberazione resta una festa di popolo e un presidio di democrazia.
25 aprile a Vicenza e non solo, piazze piene tra memoria e presente
Piazza dei Signori gremita, oltre cinquemila persone presenti e un messaggio chiaro affidato alle parole di Andrea Pennacchi: «Se tornate voi, torniamo anche noi». È stato questo il cuore della celebrazione del 25 aprile a Vicenza, una giornata che il sindaco Giacomo Possamai ha voluto come “festa di popolo”, capace di unire memoria storica e attualità.
L’attore vicentino, chiamato a tenere l’orazione ufficiale, ha scelto di raccontare una storia familiare: quella del padre partigiano, nome di battaglia Bepi, internato in campo di concentramento, e di Icio, ex compagno di scuola diventato repubblichino. Un racconto che si chiude molti anni dopo la guerra, davanti a un bar di paese, quando Bepi pronuncia parole che la piazza ha accolto con un lungo applauso: «Non ne voglio sapere di vendetta… ma se tornate voi, torniamo anche noi».

Un passaggio forte, che ha richiamato la Vicenza partigiana, Toni Giuriolo e i Piccoli Maestri di Luigi Meneghello, ma anche il presente, con il timore di nuove derive autoritarie.
La cerimonia si era aperta con l’ingresso dei medaglieri e dei labari delle associazioni combattentistiche, del Gonfalone della Provincia e della Bandiera della città decorata con due medaglie d’oro al valore militare. Dopo l’alzabandiera, la consigliera comunale Luisa Consolaro ha letto la motivazione della seconda medaglia d’oro conferita a Vicenza per la Lotta di Liberazione, seguita dalla deposizione delle corone ai Caduti.

Sono intervenuti anche il presidente dell’Associazione nazionale ex deportati Giorgio Dalle Molle e il prefetto Filippo Romano, prima del discorso del sindaco.
Anche il “manifestante storico” Giovanni Rolando ha ricordato a chi gli stava intorno (tra gli altri Tonello, Dal Prà Caputo, consiglieri comunali, Battilana segretario cittadino, Formisano, Alessandra Moretti europarlamentare, Baccarin…) la continuità tra Risorgimento e Resistenza, sottolineando la presenza femminile forte e determinata in piazza.

Possamai: “Il 25 aprile non è commemorazione, ma festa di popolo”
«Il 25 aprile non è una commemorazione, ma una festa di popolo», ha detto Possamai, sottolineando come libertà, democrazia e antifascismo non appartengano a una parte politica ma siano il fondamento stesso della convivenza civile.
Il sindaco ha richiamato anche le parole del vescovo Brugnotto sulla riconciliazione: «Non è smemoratezza, non è confusione tra vittime e carnefici». E ha allargato lo sguardo alle guerre di oggi, ai popoli oppressi, ai civili colpiti dai conflitti: «La memoria del 25 aprile diventerebbe sterile se non ci rendesse più sensibili al dolore del mondo».
Nel suo intervento ha citato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando che “il potere può inebriare e far perdere l’equilibrio”, e ha ribadito il ruolo della cultura come strumento di dialogo, citando il progetto cittadino “Ispirazione Europa”.
Infine il riferimento al prossimo 2 giugno, ottantesimo anniversario della Repubblica e del voto alle donne: «Vogliamo costruire un ponte ideale tra Liberazione e nascita della Repubblica».
Dalla piazza ai partiti: il 25 aprile come presidio democratico
Il segretario provinciale PSI Luca Fantò ha definito la giornata un chiaro messaggio alla destra: «Se voi tornerete, torneremo anche noi». I socialisti hanno richiamato la tradizione antifascista di Turati, Matteotti, Nenni e Saragat, ribadendo la necessità di vigilare contro ogni deriva autoritaria.

Anche Rifondazione Comunista, con il segretario nazionale Maurizio Acerbo, ha rilanciato il tema di un “fronte costituzionale democratico e antifascista”, legando la memoria della Resistenza al no al riarmo e alla difesa dello stato sociale.
Ad Arcugnano, intanto, l’81° anniversario della Liberazione è stato celebrato con una cerimonia solenne in piazza Mariano Rumor. Il commissario straordinario Emanuele Cassaro ha richiamato il valore dell’educazione alla memoria come strumento per formare cittadini consapevoli, capaci di difendere i principi della Costituzione e il ripudio della guerra.
Il senso comune, quindi, resta uno: il 25 aprile non appartiene al passato, ma continua a interrogare il presente.



































