Sono già due settimane – si legge nella nota di Aduc che pubblichiamo – che sta dilagando, senza fermarsi, la protesta delle donne iraniane seguita alla morte della ragazza curda Mahsa Amini, avvenuta dopo l’arresto da parte della “polizia morale” con l’accusa di non aver indossato correttamente il velo islamico. Protesta che vede da alcuni giorni anche il sostegno di uomini che non ne possono più della repressione a tappeto di ogni più elementare libertà.

La situazione è in tragico divenire. Se il 28 settembre, secondo la ONG “Iran Human Rights”, con sede in Norvegia, erano 76 le persone uccise dalla polizia durante le manifestazioni che si sono estese in tutte il Paese, il 30 la medesima ONG denunciava 83 morti, mentre il numero degli arrestati, “secondo “Iranwire”, risultavano essere quasi 3000 nella sola Teheran . Inoltre “Reporter senza frontiere”, denuncia l’arresto di almeno 18 giornalisti (sempre al 28 settembre). “Amnesty International”, dal canto suo, si legge sulla “Stampa” “ha documentato torture e altre forme di violenza, tra cui abusi sessuali, da parte delle forze di sicurezza nei confronti dei dimostranti”.

Inutili, per ora gli appelli a non usare “forza sproporzionata” contro i manifestanti  del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, e dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani a “garantire i diritti a un giusto processo” e “a rilasciare le persone arbitrariamente arrestate”, così come l’intervento del Segretario di Stato americano perché finiscano le violenze contro le donne e i dimostranti.
Anzi, le autorità iraniane, fra cui anche le forze armate, rilanciano e annunciano che useranno tutta la propria forza per contrastare “le cospirazioni dei controrivoluzionari” che minacciano l’ordine pubblico e la sicurezza, e non importa se il duro confronto coi manifestanti causerà altre morti fra di loro.
Che cosa possiamo fare noi, qui dall’Italia, per dimostrare solidarietà fattiva verso le donne iraniane e gli altri dimostranti che rivendicano i più elementari diritti civili?
Certamente, le manifestazioni annunciate in varie parti del mondo, e anche in diverse città italiane, sono una risposta concreta per dimostrare che siamo vicini a queste donne coraggiose e a chi manifesta con loro nelle città dell’Iran.

In copertina il video in cui Tina, una giovane donna iraniana, che vive a Parigi, tratteggia il quadro realistico della situazione oltremodo opprimente in Iran e chiede  di diffondere questo suo appello.

Poi possiamo firmare l’appello di Amnesty International

E infine possiamo indirizzare mail a questo indirizzo [email protected]  che corrisponde alla sezione consolare dell’ambasciata dell’Iran a Roma. Ora come ora, sembra che funzioni, ma il suo uso potrebbe anche riservare delle sorprese (come bloccare le mail scomode). Però vale la pena tentare. Una frase o due, forse meglio in inglese, che esprima la nostra solidarietà con le donne, in particolare, e anche gli uomini che manifestano perché vogliono vivere in un Paese che rispetta la libertà dell’individuo di vestirsi, di pensare, di credere quello che sente più giusto.

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Fonte: Accanto alle donne iraniane (e agli uomini) che lottano contro repressione e oscurantismo religioso

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