Aggressioni negli ospedali veneti, Stefani: «Servono deterrenza e risposte culturali»

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Aggressioni negli ospedali veneti, ingresso di una struttura sanitaria

Il presidente Alberto Stefani richiama la necessità di proteggere il personale sanitario con misure di deterrenza e un cambiamento culturale.

Le aggressioni negli ospedali veneti stanno assumendo dimensioni preoccupanti. A sostenerlo è il presidente della Regione Alberto Stefani, che in una precedente comunicazione istituzionale dedicata alla violenza contro chi cura aveva già definito inaccettabile ogni attacco a medici, infermieri e operatori sociosanitari. Nel nuovo intervento del 7 settembre il governatore chiede risposte sul piano dell’ordine pubblico, della deterrenza e della cultura del rispetto.

La dichiarazione arriva dopo recenti episodi di cronaca avvenuti nelle strutture sanitarie regionali. Il problema riguarda anche il Vicentino: il tema delle tutele era già emerso con il regolamento dell’Ulss 8 contro le aggressioni al personale sanitario. Il quadro restituisce una pressione che non si limita a un singolo ospedale e coinvolge soprattutto i servizi nei quali il rapporto con l’utenza è più intenso.

Aggressioni negli ospedali veneti, il tavolo regionale e le misure allo studio

Stefani riferisce che la Regione dispone già di un tavolo di lavoro incaricato di individuare le soluzioni più adeguate. Tra le ipotesi indicate compare la presenza delle forze dell’ordine negli ospedali, ritenuta auspicabile ma non sempre realizzabile in ogni struttura. Il presidente non annuncia nel comunicato nuovi provvedimenti operativi né scadenze: presenta invece la direzione nella quale l’amministrazione intende proseguire il confronto.

La posizione della Regione lega due piani distinti. Il primo è quello della sicurezza immediata, con strumenti capaci di prevenire gli episodi e intervenire quando si verificano. Il secondo riguarda i comportamenti: ospedali e Pronto soccorso sono luoghi nei quali professionisti e utenti affrontano spesso situazioni di forte tensione, ma questo non può trasformarsi in minacce o violenza.

Nel messaggio del governatore assume rilievo anche il riconoscimento del lavoro svolto dal personale. Il servizio sanitario regionale, osserva Stefani, garantisce un diritto fondamentale grazie a operatori preparati che devono poter lavorare senza il timore di subire aggressioni. La difesa di medici, infermieri e addetti diventa quindi parte della tutela stessa dell’assistenza offerta ai cittadini.

Resta ora da verificare quali proposte concrete emergeranno dal tavolo regionale e come potranno essere applicate nelle diverse aziende sanitarie. Presidi, procedure interne e iniziative di prevenzione richiedono infatti soluzioni compatibili con dimensioni, organizzazione e livello di rischio delle singole strutture, mantenendo al centro la sicurezza di chi lavora e di chi riceve cure.