Asse Milano-Abu Dhabi per l’AI, l’infrastruttura hyperscale sposa la decarbonizzazione

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(Adnkronos) – L’asse strategico tra Italia ed Emirati Arabi Uniti si arricchisce di un capitolo fondamentale per il futuro tecnologico ed energetico europeo, delineando una collaborazione che unisce infrastruttura digitale di fisionomia hyperscale e decarbonizzazione. La sigla del Head of Terms tra Khazna Data Centers ed Eni pone infatti le basi per la nascita di una joint venture dedicata allo sviluppo di un colossale campus di data center per l’intelligenza artificiale a Ferrera Erbognone, in Lombardia. 

Con una capacità IT complessiva pianificata di 500 MW, elevabile fino a 1 GW su scala nazionale, il progetto si colloca nel cuore delle direttrici della transizione digitale promossa dal PNRR e obiettivi nazionali di decarbonizzazione. L’iniziativa si distingue per una sinergia strutturale inedita, alimentata dalla “Blue Power” di Eni, l’energia a basse emissioni di carbonio prodotta da una centrale a turbina a gas a ciclo combinato ad altissima efficienza e integrata con il sistema di cattura e stoccaggio della CO₂ di Ravenna. Questo ecosistema risponde direttamente alle complesse sfide poste dai carichi di lavoro computazionali di frontiera e dall’alta densità energetica richiesta dall’intelligenza artificiale generativa. Nelle interviste che seguono, Elisabetta Baronio, Director of ESG di Khazna Data Centers, e Greg Jasmin, Chief Commercial Officer dell’azienda, illustrano nel dettaglio come la sostenibilità, la standardizzazione modulare e la pianificazione energetica integrata si traducano in un modello operativo concreto, capace di trasformare il corridoio Abu Dhabi-Milano in un punto di riferimento strategico per l’infrastruttura digitale del Sud Europa. 

 

Elisabetta Baronio, Director of ESG di Khazna Data Centers

 

 

 

Elisabetta Baronio, Director of ESG, Khazna Data Centers analizza l’integrazione nativa dei criteri ESG nella strategia aziendale di Khazna, spiegando come le sfide climatiche affrontate in Medio Oriente e l’adozione di rigorosi standard ingegneristici e di rendicontazione dei dati rappresentino oggi un valore competitivo fondamentale per supportare i clienti nelle sfide regolatorie europee. 

Nel settore delle infrastrutture digitali si tende spesso a trattare la sostenibilità come una funzione aziendale separata o come un mero adempimento normativo. In che modo la strategia di Khazna punta invece a integrare l’agenda ESG direttamente nelle fasi iniziali di progettazione, costruzione e gestione operativa dei data center di nuova generazione?
 

“In Khazna il team ESG è inserito direttamente nella strategia aziendale, il che significa che la sostenibilità è parte integrante del modo in cui pianifichiamo, costruiamo e gestiamo i nostri data center; siamo trasversali a tutta l’organizzazione. Iniziamo fin dalla fase di progettazione, definendo requisiti di prestazione che viaggiano di pari passo con i costi e le tempistiche. Valutiamo i target di efficienza energetica, le strategie di raffreddamento più adatte al clima locale, lo screening del rischio idrico e la scelta dei materiali. Durante la costruzione, operiamo attraverso una governance che mette al primo posto la sicurezza, la qualità e l’approvvigionamento responsabile, tracciando i rifiuti e le opportunità di riutilizzo e riciclo dove possibile. La gestione operativa è poi il momento in cui si costruisce la vera credibilità. Questo comporta misurazioni costanti, monitoraggio continuo e processi rigorosi per mantenere gli impianti ai livelli di performance per cui sono stati progettati, cercando sempre nuove strade per innovare e aumentare l’efficienza.
 

Utilizziamo inoltre strumenti interni per tracciare le metriche di sostenibilità e i trend nei vari siti, in modo che le lezioni apprese diventino standard ripetibili e non iniziative isolate. Questo è l’unico modo per costruire infrastrutture che ottengano una reale “licenza sociale ad operare” dalla collettività.” 

Il mercato dei data center in Italia sta vivendo una crescita rapida, con la Lombardia destinata ad aggiungere quasi 2GW di capacità nei prossimi cinque anni. In che modo il campus da 500MW sviluppato con Eni si allinea con gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese e con i piani di transizione digitale sostenuti dal PNRR?
 

“La crescita dell’Italia riflette un bisogno concreto: una capacità di calcolo moderna per sostenere la trasformazione digitale, l’innovazione e la competitività. Ma scalare in modo responsabile significa allinearsi con le priorità nazionali, in particolare con la decarbonizzazione e la resilienza della rete elettrica. Il campus da 500MW con Eni è stato progettato proprio con questo spirito. Si tratta di un approccio a fasi che consente di seguire la crescita della domanda integrando le valutazioni energetiche fin dall’inizio, anziché dover adattare la sostenibilità a posteriori. Dal punto di vista del PNRR, la transizione digitale richiede fondamenta infrastrutturali affidabili, il che significa disporre di una capacità sicura, ad alta disponibilità e vicina ai servizi e agli utenti. Per quanto riguarda la decarbonizzazione, l’aspetto cruciale è la direzione che abbiamo già intrapreso.
 

Significa progettare e costruire integrando strategia energetica, efficienza e governance fin dal primo giorno. Siamo inoltre consapevoli che la sostenibilità non riguarda solo il carbonio, ma include la gestione responsabile dell’acqua, il ciclo di vita dei materiali, nonché la sicurezza e il benessere lungo tutta la catena di fornitura. Questi elementi sono parte integrante del modo in cui valutiamo l’impatto e il valore a lungo termine.” 

La collaborazione con Eni introduce in Italia una sinergia inedita tra infrastruttura di calcolo e fornitura energetica attraverso la ‘Blue Power’, alimentata da una centrale a ciclo combinato con cattura e stoccaggio della CO₂ a Ravenna. Dal punto di vista dell’impatto ambientale e dell’efficienza dei sistemi di calcolo ad alte prestazioni (HPC), quali parametri scientifici e tecnici rendono questo campus uno dei progetti hyperscale più sostenibili in Europa?
 

“Sarei cauta nel fare classifiche tra i vari progetti, perché la sostenibilità dipende da misurazioni trasparenti e da prestazioni verificate nel tempo, oltre ad essere strettamente legata al contesto locale. Ciò che possiamo affermare è che integrare l’infrastruttura di calcolo con un partner energetico crea le condizioni per ottenere risultati ambientali migliori, poiché il percorso dell’energia e la progettazione operativa vengono valutati insieme. Da un punto di vista tecnico, la sostenibilità per il mercato hyperscale si riduce a parametri misurabili e gestibili: l’efficienza energetica in fase operativa (compreso il valore del PUE sotto carichi reali), l’efficacia del raffreddamento in base al clima, l’intensità del consumo idrico con la gestione dei rischi stagionali e il profilo carbonico della fornitura elettrica nel tempo.
 

Per l’HPC e l’intelligenza artificiale, un altro fattore critico è la resilienza. Sono necessarie una qualità stabile della potenza, una progettazione ridondante e una prontezza operativa che eviti inefficienze durante le fasi di avvio e di incremento dei carichi. Il nostro approccio consiste nel progettare questi parametri in anticipo, costruire seguendo standard ripetibili e operare con sistemi di misurazione e ottimizzazione continua, in modo che le prestazioni siano dimostrate dai fatti e non semplicemente dichiarate.” 

I carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale di ultima generazione richiedono una densità energetica e una potenza di calcolo senza precedenti. Quali soluzioni avanzate state implementando in termini di raffreddamento, circolarità dei materiali e gestione dell’acqua per garantire che questa crescita esponenziale avvenga in modo responsabile e resiliente?
 

“La densità richiesta dall’AI cambia l’equazione ingegneristica, quindi la nostra responsabilità è pianificare la gestione di carichi termici più elevati senza generare un impatto ambientale sproporzionato. Sul fronte del raffreddamento, progettiamo le strutture per accogliere soluzioni di nuova generazione, come il raffreddamento a liquido, ottimizzando al contempo l’efficienza complessiva in base allo specifico profilo di densità e al clima locale. Ci concentriamo inoltre sui sistemi di controllo e sulle pratiche di collaudo per mantenere stabili le prestazioni al variare dei carichi di lavoro. Per quanto riguarda i materiali e la circolarità, la leva principale è rappresentata dalla standardizzazione e dalla modularità.
 

Questo approccio si traduce in un minor numero di progetti personalizzati, componenti più ripetibili, una migliore pianificazione e meno scarti, favorendo una gestione degli acquisti più rigorosa e una pianificazione più chiara del fine vita delle apparecchiature e dei materiali di allestimento. Sull’acqua partiamo da una valutazione del rischio per poi dare priorità a strategie che riducano i consumi e proteggano la resilienza attraverso la selezione dei sistemi, i controlli operativi e il monitoraggio. L’obiettivo è pragmatico: vogliamo scalare l’infrastruttura per l’AI mantenendo gli impatti di energia, acqua e materiali costantemente misurati e gestiti.”
 

L’Europa rappresenta attualmente solo il 16% circa della capacità globale dei data center. Al di là del valore della sovranità digitale e della bassa latenza dei servizi locali, in che modo un’infrastruttura a basse emissioni di carbonio come quella di Milano può aiutare i vostri clienti aziendali a rispettare le severe normative ambientali europee?
 

“Per molti dei nostri clienti la sostenibilità è diventata un requisito fondamentale in fase di acquisto, non un semplice argomento di comunicazione. Molte organizzazioni devono fare i conti con obblighi legati alla rendicontazione delle emissioni, alla trasparenza sui rischi e alla responsabilità della catena di fornitura, e l’infrastruttura digitale è sempre più parte di questa impronta ecologica. Un data center a minori emissioni di carbonio e gestito in modo efficiente può aiutare i clienti in due modi molto pratici. In primo luogo, riduce l’intensità delle emissioni associate alle attività IT, supportando gli obiettivi interni dei clienti e i loro framework di rendicontazione.
 

In secondo luogo, rafforza i processi di assurance: i clienti esigono dati credibili sul consumo energetico, sui fattori di emissione e sulle prestazioni operative per poter soddisfare con fiducia le aspettative di audit e di trasparenza informativa. La bassa latenza e l’elaborazione locale dei dati sono importanti, ma lo sono altrettanto le prestazioni ambientali dimostrabili. Ciò che i clienti apprezzano sono la trasparenza e la governance: sistemi di misurazione, controlli operativi chiari e un fornitore capace di mostrare i progressi nel tempo. Ecco perché trattiamo la sostenibilità come una disciplina operativa. Più il contesto normativo diventa rigido, più le prestazioni verificate e i dati tracciabili saranno cruciali per costruire relazioni a lungo termine con i clienti.”
 

Khazna vanta una solida esperienza nella gestione di infrastrutture digitali in mercati caratterizzati da climi caldi e sfidanti, come gli Emirati Arabi Uniti. In che modo il know-how sviluppato in quegli ecosistemi guiderà l’espansione europea e il futuro hub strategico di Milano?
 

“Operare in climi caldi e impegnativi insegna la disciplina: non si può fare affidamento su condizioni ideali, quindi l’efficienza e la resilienza devono essere progettate e gestite in modo deliberato. Questa esperienza si traduce molto bene nel contesto europeo sotto tre aspetti. Il primo è l’ingegnerizzazione delle prestazioni termiche ed energetiche. Siamo in grado di scegliere architetture di raffreddamento e strategie di controllo che rimangono stabili al variare delle stagioni e dei profili di carico, effettuando i collaudi in modo impeccabile.
 

Il secondo è il rigore operativo: la manutenzione preventiva, il monitoraggio e l’ottimizzazione continua sono essenziali quando i sistemi lavorano vicino ai limiti di progettazione.
 

Il terzo è la capacità di realizzare progetti su larga scala: la standardizzazione, i metodi di costruzione ripetibili e una solida cultura della sicurezza sono gli elementi che permettono di ottenere risultati prevedibili su più siti e in diverse fasi. Per Milano l’ambizione non è quella di fare un semplice “copia e incolla” di un progetto degli Emirati Arabi Uniti, ma di applicare lo stesso modello operativo guidato dall’ingegneria. Vogliamo costruire tenendo conto delle realtà della rete elettrica e del clima locale, misurando ciò che conta davvero e migliorando continuamente. È così che un hub diventa duraturo, e non soltanto grande.”
 

 

 

Greg Jasmin, Chief Commercial Officer, Khazna Data Centers

 

 

 

 

Greg Jasmin, Chief Commercial Officer, Khazna Data Centers approfondisce le dinamiche commerciali e strategiche che stanno trasformando l’asse Abu Dhabi-Milano in un ponte infrastrutturale chiave per il Sud Europa, illustrando come la standardizzazione modulare e la sinergia energetica con Eni permettano di rispondere con rapidità e certezza dei costi alla vertiginosa crescita della densità di calcolo richiesta dall’AI di frontiera. 

La partnership tra Khazna ed Eni a Ferrera Erbognone nasce da un più ampio accordo bilaterale tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Italia. Da un punto di vista commerciale e strategico, come si sta evolvendo il corridoio Abu Dhabi-Milano e in che modo posiziona l’Italia come l’hub definitivo per l’AI sovrana nel Sud Europa?
 

“Il corridoio Abu Dhabi-Milano è nato fin da subito con un’impronta fortemente digitale e si sta trasformando rapidamente in un ponte infrastrutturale strategico. Capitali, competenze e pianificazione energetica a lungo termine vengono condivisi per soddisfare la domanda europea di capacità digitale sicura e ad alte prestazioni. Per Khazna l’Italia è un mercato attrattivo perché unisce una forte domanda industriale, un bacino di talenti di alto livello e la vicinanza ai principali mercati europei. Inoltre, le strategie italiane in materia di transizione energetica credibile e resilienza si sposano perfettamente con i nostri obiettivi aziendali. Riguardo al concetto di “AI sovrana”, tendiamo ad essere prudenti con le etichette.
 

Ciò che vediamo chiaramente è che l’Italia è sempre più in prima linea per ospitare la potenza di calcolo critica per il Sud Europa, a patto che le fondamenta siano solide. E questo significa energia affidabile, siti scalabili, rigore nella realizzazione dei progetti e massima fiducia nelle operazioni. La nostra joint venture con Eni nasce proprio per contribuire a queste fondamenta, costruendo capacità in modo responsabile e su larga scala, con le considerazioni energetiche integrate fin dal primo giorno.” 

Il campus di Milano da 500MW rappresenta una svolta straordinaria, che unisce il calcolo hyperscale con l’energia a basse emissioni ‘Blue Power’ di Eni e il progetto CCS di Ravenna. In qualità di Chief Commercial Officer, come presenta questa integrazione inedita tra generazione di energia, gestione della CO₂ e infrastruttura AI ai grandi player hyperscale internazionali?
 

“A fronte di capacità di questa portata ci si rivolge principalmente a hyperscaler globali e ad aziende leader nel campo dell’AI di frontiera. E questa tipologia di clienti cerca soprattutto tre cose: velocità di ingresso sul mercato, prevedibilità dei costi e certezza operativa a lungo termine. Il valore della partnership con Eni risiede nel fatto che possiamo allineare la realizzazione del data center con un percorso credibile di energia e decarbonizzazione, evitando di trattare la fornitura elettrica come un elemento secondario. Presentiamo il campus di Ferrera Erbognone come una piattaforma in cui l’infrastruttura e la strategia energetica sono completamente integrate.
 

Si tratta di un piano di sviluppo su larga scala e diviso per fasi, costruito tra partner che vantano una profonda esperienza nei sistemi energetici e nell’esecuzione di progetti su scala industriale, con un focus condiviso su affidabilità e sostenibilità. Non stiamo proponendo ai clienti una semplice idea sulla carta. Stiamo costruendo un ambiente operativo progettato per le esigenze dell’era dell’AI, dove la pianificazione energetica, l’efficienza e la gestione del carbonio vengono affrontate in anticipo. Questo è esattamente ciò che i clienti globali si aspettano quando investono su scala hyperscale.” 

Si prevede che la spesa globale per le infrastrutture AI raggiungerà i 758 miliardi di dollari entro il 2029, con carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale che richiederanno una densità per rack da 5 a 10 volte superiore rispetto ai tradizionali ambienti cloud. In che modo Khazna sta adeguando la propria strategia commerciale per rispondere a questo spostamento esponenziale della domanda e cosa rende il campus di Milano ‘AI-ready’ fin dal primo giorno?
 

“L’intelligenza artificiale sta trasformando il dialogo commerciale: i clienti non cercano più semplicemente “uno spazio da qualche parte”, ma richiedono “una capacità in grado di gestire carichi di lavoro ad alta densità e mission-critical in modo totalmente affidabile”. La nostra strategia si adatta di conseguenza attraverso tre direttrici. In primo luogo, pianifichiamo i campus in macro-fasi ripetibili, in modo che i clienti possano crescere con sicurezza. In secondo luogo, progettiamo l’offerta commerciale attorno ai concetti di uptime, disponibilità energetica e velocità di implementazione, piuttosto che sui semplici metri quadrati. In terzo luogo, ci concentriamo su modelli di partnership a lungo termine, perché i carichi di lavoro dell’AI si evolvono rapidamente e richiedono un’ottimizzazione continua.
 

Essere “AI-ready” non è uno slogan, ma una postura operativa che deriva da precise scelte ingegneristiche. Include sistemi di alimentazione e raffreddamento progettati per densità elevate, un’architettura resiliente e una prontezza operativa integrata nelle procedure di collaudo e di gestione fin dall’inizio. In Italia la nostra intenzione è portare lo stesso approccio rigoroso che applichiamo a tutta la nostra piattaforma: fasi di sviluppo chiare, forte governance nella realizzazione e capacità di supportare il calcolo di nuova generazione man mano che la domanda cresce.” 

I carichi di lavoro legati all’AI di frontiera richiedono standard di raffreddamento ed efficienza di nuova generazione, come il Direct Liquid Cooling e l’Adiabatic Free Cooling, per mantenere un PUE di circa 1,5. In che modo la comprovata esperienza di Khazna nella costruzione modulare e prefabbricata aiuta ad accelerare i tempi di implementazione in Italia senza scendere a compromessi con queste rigide metriche di sostenibilità?
 

“Velocità e sostenibilità non si escludono a vicenda se si standardizza nel modo corretto. La costruzione modulare e prefabbricata ci aiuta ad accelerare i tempi di implementazione perché una parte significativa del lavoro viene spostata in ambienti controllati. Questo approccio migliora la qualità, riduce la necessità di interventi correttivi e accorcia i tempi di consegna, sostenendo al contempo una migliore pianificazione dei materiali e la riduzione degli scarti. Sul fronte dell’efficienza, la nostra strategia è ingegnerizzare il sito attorno alle reali condizioni operative fin dal principio: selezioniamo la strategia di raffreddamento corretta in base al clima e al profilo di densità del cliente, progettando la struttura per la misurazione e la sintonizzazione continua delle prestazioni.
 

Evitiamo le soluzioni standardizzate valide per tutti. Per l’AI di frontiera questo significa essere pronti a integrare il raffreddamento a liquido dove richiesto, mantenendo una forte attenzione alla gestione complessiva dell’energia e dell’acqua. La chiave risiede in standard di progettazione rigorosi, una realizzazione ripetibile e un processo di collaudo che verifichi le prestazioni sul campo rispetto a scenari operativi reali, non basandosi solo su specifiche teoriche.” 

Il progetto iniziale da 500MW fa parte di una visione più ampia che mira a installare fino a 1 GW di capacità IT in Italia, in pieno allineamento con gli obiettivi di transizione digitale del PNRR. Come riuscite a bilanciare una scalabilità così ambiziosa con i severi obiettivi di decarbonizzazione dell’Italia e che ruolo gioca la sostenibilità nel conquistare clienti aziendali a lungo termine?
 

“La scalabilità funziona solo se è responsabile e in Europa questo significa allineare la crescita con la decarbonizzazione, le realtà della rete e le aspettative delle comunità locali. Bilanciamo l’ambizione con la disciplina attraverso consegne scaglionate per fasi, metriche di performance chiare e l’integrazione precoce della strategia energetica nel piano complessivo. In questo contesto, la partnership con un leader dell’energia è fondamentale: permette una riflessione a lungo termine sulla resilienza energetica e sul percorso di transizione, superando la logica delle sole connessioni a breve termine. La sostenibilità ha un peso rilevante anche dal punto di vista commerciale.
 

I clienti aziendali e del settore pubblico cercano sempre più prove concrete in termini di governance, misurazione e progressi reali; non è solo marketing. Per noi questo significa progettare l’efficienza fin dall’inizio, tracciare le prestazioni in modo trasparente e costruire una cultura della sicurezza e dell’eccellenza operativa. Nel tempo, la “licenza sociale ad operare” garantita da solide politiche di sostenibilità diventa un reale fattore di differenziazione competitiva: gli operatori capaci di crescere rispettando il clima e le normative saranno quelli a cui i clienti affideranno i propri carichi di lavoro di lunga durata.” 

Questa Joint Venture con Eni segna un passo decisivo nell’espansione europea di Khazna. Quali sono i prossimi traguardi del master plan dopo la firma di questo Head of Terms e quali specifiche forze commerciali prevede che plasmeranno la prossima fase delle infrastrutture internazionali per l’AI?
 

“Dopo la firma dell’Head of Terms, la finalizzazione dell’accordo e l’ottenimento delle autorizzazioni normative per la nostra joint venture, il focus si sposterà interamente sull’esecuzione rigorosa del piano. Stiamo già dialogando con i clienti in anticipo per assicurarci che la tabella di marcia del campus risponda ai reali profili della domanda, specialmente per quanto riguarda la densità, le preferenze di raffreddamento e i requisiti operativi.”
 

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