
Torna ad accendersi la polemica attorno alla Biennale di Venezia, dopo la scelta di consentire l’apertura del Padiglione russo.
La cronaca di questi ultimi giorni riferisce dell’avvio, da parte della Commissione europea , di una procedura per tagliare i fondi all’istituto se non farà in tal senso un passo indietro.
Un avvertimento, quello dell’Ue, indirizzato direttamente, a mezzo lettera, al presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco. In sintesi: trenta giorni di tempo per chiarire la propria posizione o – come detto – fare retromarcia, altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni, dal ’25 al ’28.
La presa di posizione dell’Unione Europea è stata accolta in maniera critica e in maniera trasversale dalla politica parlamentare italiana (es: Lega e M5s) con accuse all’UE di “ingerenza nelle libere valutazioni di un ente culturale autonomo”.
La Biennale di Venezia stessa difende il suo operato e conferma “di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità”. Tuttavia, “esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’European Education and Culture Executive Agency della Commissione europea”.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente del Consiglio della Regione Veneto, Luca Zaia. “Leggo gli sviluppi di queste ore sulla vicenda del padiglione russo alla Biennale di Venezia – ha detto l’ex governatore – e penso che ci siano aspetti che devono essere assolutamente chiariti, con rigore e con trasparenza, da tutte le parti coinvolte. Mi sento però di ricordare, e credo sia doveroso farlo, che sia da parte della Biennale sia da parte del Governo italiano la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina è stata ferma e inequivocabile: l’aggressore è la Russia, l’aggredita è l’Ucraina. Su questo non possono esserci ambiguità”.
Fatta questa premessa, Zaia sottolinea come l’obiettivo principale era, è e resta tutt’oggi la pace. “La Biennale di Venezia – ha aggiunto – può diventare una grande occasione per parlare di pace e per portare avanti un messaggio forte, universale, di quelli che solo il mondo dell’arte, della cultura, degli intellettuali e degli artisti, nei passaggi più drammatici della storia, ha saputo esprimere con autentica potenza. La storia ci insegna proprio questo: approfittiamo di questa occasione per far prevalere il linguaggio del confronto, della convivenza, della pace, e non quello della contrapposizione sterile. Per questo esprimo solidarietà al presidente Pietrangelo Buttafuoco, che non ha bisogno di avvocati difensori ma ha il diritto di vedere riconosciuto il lavoro serio svolto fino ad oggi alla guida di una istituzione che rappresenta non solo l’arte, ma anche l’architettura, il cinema e molto altro ancora”.
Poi, il presidente del consiglio veneto entra nel merito della questione e chiarisce che, a suo giudizio, “la situazione rischia di scappare di mano“, affermando che il problema principale non può essere la presenza del padiglione russo alla Biennale di Venezia. “Francamente – ha detto Zaia -, mi pare una rappresentazione esagerata” e auspica “che questi movimenti tellurici, fatti di lettere europee, richieste e pressioni, non si trasformino in un terremoto, ma si fermino a semplici scosse di assestamento”.
Zaia ha quindi concluso sperando in una rapida soluzione di questa vicenda “senza che l’Europa arrivi ancora una volta a gamba tesa a impartire lezioni al nostro Paese“.








































