
La Cgil Vicenza critica l’estensione ad altre tipologie di lavoratori dell’ordinanza per l’emergenza caldo emanata dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani.
Ora, anche ai lavoratori di cantieri stradali, della logistica di piazzale, ai riders e a quelli della produzione di vetro artistico sono estese le disposizioni di carattere contingibile e urgente in merito alla salute dei lavoratori, adottate con la precedente ordinanza dello scorso 16 giugno.
Puggioni Cgil Vicenza: “Con caldo forte il lavoro deve fermarsi”
Il sindacato vicentino parla di “ennesima occasione mancata in materia di gestione del caldo”, mancando il bersaglio della tutela della salute dei lavoratori esposti alle alte temperature del periodo.
Il segretario generale della CGIL di Vicenza, Giancarlo Puggioni, è netto:
“La Regione continua a rincorrere l’emergenza invece di prevenirla. Avevamo chiesto un provvedimento molto più coraggioso e più semplice da applicare. Le nostre richieste sono state sostanzialmente ignorate e oggi migliaia di lavoratrici e lavoratori restano senza una tutela adeguata. Quando fuori ci sono temperature insopportabili, il lavoro deve fermarsi: la vita delle persone vale più di qualsiasi scadenza produttiva.
Ci rivolgiamo anche alle imprese: chi continua a far lavorare le persone come se nulla fosse, senza modificare gli orari, senza riorganizzare i turni e senza ridurre i carichi di lavoro, senza fornire acqua e sali minerali adeguati sta scegliendo consapevolmente di esporre i propri dipendenti a un rischio gravissimo. Non si può aspettare il prossimo malore o il prossimo morto per decidere di intervenire perché la salute non può essere un costo da contenere né una variabile subordinata alla produzione. È e deve essere un diritto fondamentale per il lavoratore e, quindi, un dovere per l’imprenditore: chi ignora la situazione e i rischi dovrà assumersi fino in fondo le proprie responsabilità morali, civili e giuridiche”.
Ordinanza per l’emergenza caldo in Veneto: le critiche della Cgil
La Cgil aveva chiesto alla Regione di migliorare l’ordinanza sull’emergenza caldo, ma – sostiene il sindacato – la richiesta è rimasta inascoltata.
“I rider – precisa il sindacato – sono inseriti nella nuova ordinanza, mentre i postini no, nonostante la situazione denunciata dalla SLC Cgil sia a Vicenza che in altre province venete. Perché nessun accenno alle fabbriche, alle fonderie, alle imprese di pulizia, agli operatori ecologici”?
Per la CGIL si tratta di una scelta che “continua a sottovalutare una situazione ormai strutturale: il cambiamento climatico rende le ondate di calore sempre più frequenti e intense e non è più accettabile affrontare l’emergenza con provvedimenti parziali, che lasciano senza adeguate tutele interi comparti produttivi e migliaia di persone costrette a lavorare in condizioni incompatibili con la sicurezza”.
Le richieste del sindacato
La CGIL aveva chiesto di sospendere tutte le attività all’aperto e quelle svolte negli ambienti chiusi privi di climatizzazione tra le 11 e le 17, garantendo esclusivamente i servizi essenziali.
Inoltre, era stato chiesto alla Regione di rafforzare ulteriormente il provvedimento, estendendo le sospensioni a tutti i lavori incompatibili con le alte temperature, intensificando i controlli e prevedendo sanzioni efficaci nei confronti delle aziende che non rispettano le norme sulla salute e sicurezza.
“La Regione – ancora il sindacato – ha scelto invece di subordinare lo stop a condizioni e parametri che rischiano di lasciare migliaia di lavoratori e lavoratrici esposti proprio nelle ore più pericolose della giornata, senza considerare le modalità di lavoro e le tempistiche di troppe tipologie di impiego.
Lato imprese, la Cgil sostiene che i datori di lavoro non modificano gli orari, non riorganizzano i turni, non aumentano le pause, non garantiscono adeguati spazi di raffrescamento.
































