Cultura, storia, pesce…ma anche esoterismo! A Chioggia ce n’è per tutti i gusti, basta scegliere con che occhi visitarla. In particolare, tre sono le leggende da tenere presenti per fare bella figura con gli amici passeggiando per il centro. In esse le credenze popolari vengono mescolate sapientemente con religione, storia e vita quotidiana dei pescatori.

Iniziando dal Refugium Peccatorum, il luogo custodisce la leggenda di un misterioso tesoro. Si narra di una famiglia molto povera che aveva cinque figli tra i quali una bambina. Un giorno, la giovinetta, durante una preghiera, udì una voce misteriosa che le diceva di mozzare la testa a una statua. La bambina obbedì e decapitando la statua trovò un tesoro in monete d’oro al suo interno che prontamente consegnò ai suoi genitori risollevando così le sorti della famiglia. La credenza popolare vuole che la voce sia appartenuta allo spirito di uno dei defunti seppellito proprio sotto la Cattedrale o nell’attiguo cimitero.

Chioggia
Refugium Peccatorum

Proseguendo verso il centro della città, se si alzano gli occhi al cielo, sopra la colonna Vigo si nota “Il Gatto de Ciosa”. Le leggende sul suo conto sono ben tre. Una delle più fantasiose narra di un gatto veneziano che, stanco dei soprusi e delle angherie di alcuni leoni marciani, scappò verso il sud della laguna. Arrivato a Chioggia, il felino si appollaiò sulla colonna di Vigo dove i leoni non poterono raggiungerlo a causa della loro mole nemmeno volando. Il gatto non è ancora sceso dalla colonna e i leoni lo stanno ancora aspettando ai piedi del ponte, fermi e immobili, sulle colonne che ne cingono il parapetto. Un’altra versione racconta di una Chioggia restia a piegarsi al dominio veneziano e che per questo, prendendosi gioco dell’autorità di San Marco, diede le sembianze di un gatto al leone marciano. La terza versione della leggenda vuole che l’opera sia stata commissionata ad uno scultore molto economico che dopo molteplici modifiche lo fece diventare un minuscolo gatto.

Colonna Vigo, il “gatto di Chioggia”

Ultima, ma forse la prima per popolarità, è la storia della “Valle dei Sette morti”, che affascinò anche D’Annunzio. La leggenda narra di una battuta di pesca nel giorno dei morti ed è raccontata in moltissime versioni. Tutti i chioggiotti convengono, però, nell’identificare come protagonisti sette pescatori che in una notte di tempesta, durante la pesca, issarono a bordo del loro bragozzo un cadavere. Durante la sosta in un casone per consumare la cena furono avvicinati da un povero ragazzo e dal suo cane che si divertirono a schernire chiedendogli di andare a chiamare la persona che “dormiva” in barca. Improvvisamente il morto si svegliò e, impersonificando Dio, castigò i sette pescatori peccatori (il riferimento è ai sette peccati capitali) risparmiando solo il bambino e il suo cane, simbolo rispettivamente di innocenza e fedeltà.

Se volete farvi raccontare queste leggende da un chioggiotto potrà capitare che la narrazione sia in dialetto: non fatevi trovare impreparati! Del dialetto chioggiotto è stato prodotto un vocabolario: il “Vocabolario del dialetto chioggiotto” di Riccardo Naccari e Giorgio Boscolo (1982). In generale, si tratta di un dialetto dalla cantilena molto pronunciata, dovuta anche al trascinamento prolungato delle vocali, soprattutto di quelle finali, tipico anche di altre realtà rivierasche. Inoltre ne esistono versioni differenti in base alla professione e al ceto sociale di appartenenza.

E se non vi ricordate il cognome del gentile passante che vi ha appena raccontato un mistero cittadino provate con “Boscolo” o “Tiozzo”. Nella vicina frazione di Sottomarina, infatti, questi cognomi sono presenti in maniera quasi esclusiva. Sergio Ravagnan nel suo volume “Storia popolare di Chioggia” riporta dati del 2003 secondo i quali i Boscolo erano 8178 e i Tiozzo 2475 su 51.691 abitanti. Proprio a causa dell’alto tasso di omonimia, si è ricorso a un soprannome registrato ufficialmente all’anagrafe come “secondo cognome” per identificare famiglie dello stesso ceppo.

Un’ultima curiosa nota riguarda la trasfigurazione letteraria di Chioggia non solo da parte del Goldoni nelle famose “Baruffe Chiozzotte” ma anche del nobel Herman Hesse che la conobbe nel suo primo viaggio in Italia nel 1901 annotando le sue sensazioni nel suo Taccuino veneziano. Di origine chioggiotta anche i genitori di Eleonora Duse, attrice teatrale e amante di Gabriele D’Annunzio.

ma se proprio non riuscite a passare dal vivo o aspettate il sole di luglio per una gita fuoriporta accendete il pc: “We are who we are” di Luca Guadagnino e “Io sono lì” di Andrea Segre sono due esempi delle più recenti produzioni cinematografiche ambientate in questa perla della laguna.