
Oltre 1.300 negozi al dettaglio chiusi tra il 2015 e il 2025 nella provincia di Vicenza. È il dato che emerge dalla ricerca Nomisma–Percorsi di Secondo Welfare e che riaccende il dibattito sul futuro del commercio di prossimità.
Un fenomeno che non riguarda solo il territorio vicentino, ma si inserisce in un trend nazionale che ha visto sparire oltre 85mila attività commerciali, di cui quasi 10mila in Veneto.
Piccolo: “Non è solo un problema economico, ma sociale”
A commentare i dati è il presidente di Confcommercio Vicenza, Nicola Piccolo, che sottolinea l’impatto più ampio della crisi: la chiusura dei negozi di vicinato rappresenta infatti non solo una perdita economica, ma anche sociale, incidendo sulla vivibilità di città e paesi.
Le attività commerciali, infatti, svolgono un ruolo chiave come presidio del territorio, contribuendo alla sicurezza e alla coesione delle comunità locali.
Tra le principali criticità evidenziate dallo studio c’è l’aumento dei canoni di locazione: in provincia di Vicenza i costi degli affitti commerciali sono cresciuti di oltre il 20% dal 2015.
Una dinamica in controtendenza rispetto all’andamento del settore, che mette in difficoltà soprattutto comparti come abbigliamento e calzature, già colpiti dal calo dei consumi.
Due le conseguenze principali:
- affitti sempre meno sostenibili per molte imprese
- locali sfitti non per mancanza di interesse, ma per costi iniziali troppo elevati
La proposta per i negozi a Vicenza: cedolare secca sugli affitti commerciali
Per uscire dall’impasse, Confcommercio torna a chiedere l’introduzione della cedolare secca sugli affitti commerciali, legata a una riduzione dei canoni da parte dei proprietari.
Secondo Piccolo, una misura di questo tipo permetterebbe di alleggerire il carico fiscale sugli immobili e favorire nuove aperture, soprattutto in un contesto segnato dall’aumento dei costi energetici e dei trasporti. Nonostante alcune iniziative parlamentari, il provvedimento non è mai stato inserito nelle leggi di bilancio.
La questione affitti, però, non basta. Per Confcommercio è necessario un intervento più ampio che includa:
- incentivi per le attività, soprattutto nelle aree periferiche
- progetti di rigenerazione urbana
- politiche per il riutilizzo dei negozi sfitti
Un ruolo importante è affidato anche alla Regione Veneto, già attiva con i Distretti del Commercio, ma chiamata a rafforzare ulteriormente le politiche di settore.
Segnali positivi: crescono gli occupati
Accanto alle criticità, emergono anche segnali incoraggianti. I dati evidenziano infatti un aumento degli occupati nel settore commerciale.
Un indicatore che mostra come molte imprese stiano evolvendo: meno negozi, ma più strutturati, capaci di crescere, assumere e occupare gli spazi lasciati liberi dalla concorrenza.
Il territorio si muove a ritmi diversi. A preoccupare maggiormente sono i quartieri e le aree periferiche, dove il rischio desertificazione commerciale è più elevato.
Nel centro storico di Vicenza, invece, la situazione appare più dinamica, in particolare nelle zone attorno a Corso Palladio. Alcuni spazi commerciali recentemente chiusi sono già destinati a nuove attività.
A sostenere il comparto potrebbe contribuire anche il rilancio turistico e culturale della città. I futuri progetti legati alle mostre in Basilica Palladiana, infatti, potrebbero attrarre nuovi flussi di visitatori, con effetti positivi anche sul commercio al dettaglio.





































