
Le imprese del terziario vicentino mostrano capacità di tenuta, ma il rallentamento dell’economia si fa sentire. È il quadro che emerge dall’Osservatorio economico-occupazionale di Confcommercio Vicenza, che ha coinvolto oltre 250 aziende dei settori commercio, turismo e servizi, fotografando l’andamento del primo semestre 2026.
Se da un lato il comparto si conferma finanziariamente solido e orientato alla continuità, dall’altro aumentano i segnali di prudenza: un’impresa su tre ha registrato un calo del fatturato e l’82% segnala una clientela più attenta alla spesa.
Quasi la metà delle imprese promuove il proprio stato di salute
Il 44% delle aziende intervistate giudica buono o ottimo il proprio stato di salute, con punte del 57% nel settore dei servizi. Il 38% parla invece di una situazione “discreta”, mentre il 18% si considera in condizioni critiche, una quota in lieve crescita rispetto agli ultimi anni.
A soffrire maggiormente è il comparto dei prodotti per la casa, dove solo il 30% delle imprese esprime una valutazione positiva.
Fatturati in calo: turismo e commercio i settori più in difficoltà secondo Confcommercio Vicenza
Il confronto con il primo semestre del 2025 evidenzia un rallentamento dell’attività economica. Il 33% delle imprese ha registrato una diminuzione del fatturato, contro il 19% che ha visto crescere il giro d’affari. La variazione media si attesta al -4%.
Le difficoltà maggiori riguardano il turismo e la ristorazione, dove il 37% delle aziende segnala un calo dei ricavi, seguiti dal commercio all’ingrosso (36%) e dal dettaglio dei prodotti per la persona (33%).
In controtendenza il comparto dei servizi, che registra una crescita media del fatturato del 4%.
Costi in aumento e clienti più prudenti
A pesare sui bilanci sono soprattutto i costi di gestione. L’89% delle imprese dichiara infatti di aver sostenuto spese superiori rispetto allo scorso anno: per oltre un terzo degli intervistati gli aumenti hanno superato il 10%, mentre per il 12% sono andati oltre il 20%.
Parallelamente, l’82% delle aziende ha rilevato un cambiamento nei comportamenti dei consumatori, con una riduzione della spesa e una minore frequenza degli acquisti.
Nonostante ciò, la maggior parte degli operatori ha scelto di non scaricare integralmente gli aumenti sui clienti: quasi la metà delle imprese ha mantenuto invariati i listini e solo una minoranza ha applicato rincari superiori al 10%.
Le prospettive: prevale la stabilità
Per la seconda parte del 2026 prevale un cauto ottimismo. Il 71% delle imprese prevede una situazione sostanzialmente stabile, mentre il 19% si aspetta un miglioramento e il 10% teme un peggioramento.
Le aspettative più favorevoli arrivano dal commercio alimentare, dai servizi e dal turismo, mentre il commercio dei prodotti per la persona e per la casa resta più prudente.
“Nel complesso, la parola chiave sembra essere stabilità più che crescita”, commenta il presidente di Confcommercio Vicenza, Nicola Piccolo. “Le imprese del terziario vicentino appaiono solide, finanziariamente equilibrate e orientate alla continuità, ma al tempo stesso mostrano prudenza perché, in un contesto economico ancora molto incerto, si fanno sentire con maggiore intensità le difficoltà della clientela e il peso dell’aumento dei costi”.
Secondo Piccolo, tra le principali incognite per i prossimi mesi ci sono l’eventuale rialzo dei costi energetici e il rischio di una nuova frenata dei consumi non essenziali.
Passaggio generazionale, una sfida per il futuro secondo Confcommercio Vicenza
L’indagine dedica spazio anche al ricambio generazionale. Il 22% delle imprese prevede il passaggio della gestione entro i prossimi cinque anni, mentre un altro 20% guarda a un orizzonte temporale più lungo.
Per accompagnare questo processo, Confcommercio Vicenza continua a promuovere percorsi di formazione dedicati agli imprenditori, con l’obiettivo di favorire la continuità aziendale, preservare l’occupazione e mantenere il ruolo delle imprese nel tessuto economico del territorio.








































