
Non si placa la querelle su Corso San Felice, la viabilità modificata e il doppio senso dei bus. Oggi pomeriggio il Comitato San Felice ha organizzato un corteo, partito dal corso e terminato in Piazza dei Signori, con una fermata sotto le finestre del sindaco Giacomo Possamai a Palazzo Trissino.
Commercianti (circa 60 nella via tra Piazzale De Gasperi e la rotatoria di viale Milano) e residenti – con la partecipazione di alcuni politici di centrodestra – hanno manifestato contro la decisione dell’Amministrazione comunale di imporre il doppio senso di marcia dei bus nel tratto di Corso SS. Felice e Fortunato tra Viale Roma e la rotatoria di Viale Milano, scelta che ha già messo in difficoltà le attività commerciali. Al megafono si urlava «no ai bus a doppio senso», «il cittadino deve essere ascoltato dalla politica» e si citava direttamente l’assessore Spiller con la risposta «non lo so» alle richieste.

Secondo i presenti, le scelte dell’Amministrazione non terrebbero conto delle istanze emerse dal territorio e delle ripercussioni concrete sul tessuto sociale ed economico. L’introduzione del doppio senso di marcia, infatti, ha comportato la soppressione della pista ciclabile, dei parcheggi a servizio dei negozi e delle aree di carico-scarico. Quando poi verrà introdotto il transito di un autobus, si parla di circa 400 passaggi al giorno, ogni 8-10 minuti per senso di marcia, con rischio di congestionamento del traffico e ripercussioni sulla salute e la qualità della vita dei residenti.

I commercianti presenti in corteo oggi hanno commentato: “Non passa più nessuno“, segnalando la desolazione della via e spiegando ai cittadini incontrati lungo il percorso le motivazioni della loro contrarietà. Il Comitato ha scelto di portare due bare simboliche che rappresentano la morte di corso San Felice, a causa della rivoluzione della viabilità; via che però vuole “risorgere” spingendo il Comune a rivedere le scelte.
«La nostra soluzione, ne avevamo già parlato con l’amministrazione, era di tenere il senso unico e portare il doppio senso con una corsia preferenziale in viale Milano» ha detto Massimo Colombara, presidente del Comitato San Felice, segnalando che le scelte dell’Amministrazione implicano un prezzo che sta pagando l’intero quartiere, dato che negli ultimi giorni il traffico risulta congestionato su viale Milano.
Qualche negoziante evidenzia che, se il commercio va in crisi, potrebbe aumentare anche il degrado, dato che i negozi rappresentano «una trincea contro il degrado». Un altro commerciante commenta «Siamo noi a pagare lo stipendio ai politici, se non sanno governare lascino il posto a qualcun’altro». Il timore di residenti e commercianti è proprio quello del futuro, per la vita dei negozi, delle famiglie e degli investimenti fatti.
Stephanie Vella, vicepresidente del comitato San Felice, attacca anche la questione di attribuire la responsabilità alla precedente Amministrazione Rucco: «Onestamente a noi poco interessa perché il problema c’è su più livelli e va risolto, è un problema di tutti. Siamo qua perché il problema oggi si tocca con mano».
Vella riporta inoltre come l’obiettivo del Comitato non sia fare polemica, ma con pragmaticità trovare una soluzione, arrivando a un punto d’incontro con l’Amministrazione, ma quello che appare è invece che ci sia poca strategia e poca volontà.
«Abbiamo proposto idee alternative quando abbiamo capito che problema si sarebbe creato, mettendo anche in campo un ragionamento sistemico, quindi non vedendo solo il tema della viabilità e l’aspetto commerciale, ma anche l’aspetto sociale, delle relazioni, la vita, la mancanza di sicurezza» chiosa la vicepresidente del Comitato.
Comitato San Felice contro il doppio senso della giunta Possamai, una lunga vicenda
Già nel luglio 2025 il Comitato San Felice avevano chiesto al sindaco e all’assessore preposto Cristiano Spiller di riconsiderare il progetto per evitare l’eliminazione di parcheggi e piste ciclabili, il rischio di chiusura di attività commerciali, l’aumento del traffico e un peggioramento generale della qualità della vita nell’area.
Il Comitato aveva organizzato anche una petizione con raccolta firme, chiedendo alla Provincia di Vicenza lo studio di un progetto alternativo. Le preoccupazioni erano state mosse anche da parte di Nicola Piccolo, presidente Confcommercio, che sul tema del Bus Rapid Transit aveva chiesto un tavolo di confronto al sindaco e a Spiller; per Confcommercio andava scongiurato il rischio chiusura di negozi e pubblici esercizi.

Lo scorso 6 maggio poi, nel corso di un’assemblea pubblica, Spiller aveva confermato il doppio senso, ritenuto «funzionale alla pedonalizzazione di piazzale De Gasperi, naturale completamento della riqualificazione in viale Roma, e alla messa in esercizio della linea rossa del BRT». Il Comitato aveva appreso la notizia con sgomento, contestando al Comune di aver fatto una scelta «senza aver fornito la documentazione tecnica richiesta e senza avere dimostrato l’esistenza di una vera istruttoria comparativa».
Altre osservazioni erano state mosse, nel corso dell’estate, anche sulla compresenza di mezzi pubblici e biciclette nella corsia riservata; richiamando le modifiche al Codice della strada introdotte dalla legge 177/2024, il Comitato osservava una mancanza di sicurezza nel far transitare un mezzo pesante e un velocipede in pochi metri.

Le richieste all’Amministrazione
Oltre alle critiche il Comitato aveva dato delle indicazioni operative: un’ora di parcheggio gratuito per i clienti delle attività commerciali del quartiere; l’individuazione di uno spazio per la sosta degli autobus turistici, oppure la valutazione del loro transito nella corsia preferenziale. E poi l’installazione di pannelli luminosi in viale Milano e viale Roma per indicare la disponibilità di posti nei parcheggi di piazzale Giusti e Battaglione Monte Berico.
A settembre, con la nuova viabilità, i cittadini hanno assistito a scene di autobus e auto contromano, segnaletica “confusa“, strisce cancellate, cartellonistica “impazzita” e mancanza di comunicazione sulle modifiche, oltre al fatto che i cambiamenti viabilistici non vengono regolamentati “sul posto” dalla Polizia Locale e che la mobilità di Corso San Felice influisce sulle vie limitrofe.
Il tema della partecipazione resta quindi al centro dello scontro; c’è da chiedersi se effettivamente l’Amministrazione comunale “scenderà” in corso San Felice per verificare dal vivo le conseguenze delle scelte e se ricalibrerà le proprie decisioni, come auspica il Comitato.








































