
Prosegue l’incertezza per i lavoratori della C&C, azienda barese leader in Italia e all’estero nel settore dell’elettronica e della telefonia, celebre per essere uno dei principali distributori del marchio Apple, interessata da una profonda crisi.
Anche i lavoratori impiegati negli store presenti in Veneto e nel Vicentino risultano coinvolti nella delicata situazione societaria che vede a rischio l’attività di 130 negozi e il futuro di 1300 dipendenti, di cui 450 nelle sedi italiane. Per loro, attualmente risultano congelati gli stipendi di aprile e maggio.
In particolare, in provincia di Vicenza C&C è presente con un punto vendita a Torri di Quartesolo e uno a Bassano del Grappa, per un totale di 35 lavoratori, ma l’azienda in crisi è presente con suoi negozi anche a Venezia, Verona, Rovigo e Treviso.
Crisi C&C: l’errore nella richiesta di Cassa integrazione. A Vicenza Filcams Cgil dichiara lo stato di agitazione
Come riportato in un nostro recente articolo, avevamo appreso da Filcams Cgil Vicenza, sigla che cura i diritti dei lavoratori nei settori del commercio, di un incontro con il Ministero per fare il punto della situazione con la rappresentanza nazionale.
Da quell’incontro, svoltosi di recente, è emerso che “l’azienda – ci spiega Elisa Coltro della Filcams – ha presentato la richiesta di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria utilizzando una causale sbagliata, ovvero ‘riorganizzazione’. Per questo motivo – ha aggiunto – ci sarà un altro incontro col Ministero il 30 giugno per ripresentarla corretta, con la causale ‘crisi aziendale‘. A seguito del concordato in bianco l’azienda deve presentare un piano di rientro e di fatto, sempre per il concordato, sono congelati gli stipendi di aprile e maggio”.
La Filcams Cgil di Vicenza, intanto, ha aperto lo stato di agitazione in accordo con la Rsa. “A seguito della situazione di grave incertezza economica e finanziaria di C&C Spa e considerando la mancata retribuzione, chiediamo con urgenza un tavolo di trattativa con l’azienda per il pagamento degli stipendi arretrati e garanzie concrete sul futuro occupazionale”, ha concluso Elisa Coltro.
Crisi C&C: il “buco” da 50-60 milioni di euro e i dubbi sull’errore
In alcuni ambienti prossimi all’azienda si fa fatica a credere “all’errore” commesso nella presentazione della Cigs ma, piuttosto, a un espediente per guadagnare tempo, considerato il buco enorme emerso nei giorni scorsi.
Come riferito da La Gazzetta del Mezzogiorno (Bari), la vicenda giudiziaria è stata innescata da un’istanza di liquidazione giudiziale presentata da Td Synnex, colosso mondiale della distribuzione elettronica, a fronte di un credito insoluto di circa 4 milioni di euro nei confronti dell’azienda controllata dai fratelli Michele e Luca Gigli. Ma, secondo la stessa fonte, l’azienda deve far fronte a una debitoria stimata in 50-60 milioni di euro.
Per bloccare la procedura fallimentare, a inizi giugno la C&C ha depositato davanti al giudice civile del Tribunale di Bari, un ricorso per accedere alle procedure di regolazione della crisi. Questa mossa legale congela temporaneamente l’istanza di fallimento in attesa che venga valutata la strada della composizione negoziata.
Nel giro di due mesi, la società dovrà presentare un piano di salvataggio in continuità aziendale, che verrà predisposto da un team di legali e consulenti. I tempi per comprendere la risoluzione definitiva del caso non saranno brevi.



































