
Emanuela Fochesato ad Arzignano, consigliera uscente della Liga Veneta e professionista nel settore pelle, sostiene Riccardo Masiero sindaco. Nell’intervista rivendica radici venete, lavoro, sicurezza e una rottura politica nata dalla mancata condivisione delle scelte.
Emanuela Fochesato: Liga Veneta con Masiero per radici venete e futuro
Emanuela Fochesato è una figura conosciuta ad Arzignano sia per il suo impegno politico e civico sia per la sua attività professionale nel settore conciario, cuore economico del distretto della Valle del Chiampo. Da anni opera, infatti, nell’ambito della certificazione e del controllo qualità per la come Poletto Leathers, azienda storica del comparto.
La sua esperienza professionale si è sviluppata in un settore altamente specializzato, dove sostenibilità, tracciabilità e rispetto degli standard internazionali sono diventati elementi sempre più centrali per la competitività delle imprese conciarie vicentine sui mercati globali. Un lavoro tecnico e di relazione che richiede competenze, precisione e capacità di dialogo con aziende e organismi di certificazione.
Accanto all’attività professionale, Emanuela Fochesato ha mantenuto una presenza attiva nella vita pubblica e amministrativa del territorio, partecipando al dibattito politico locale con attenzione particolare ai temi del lavoro, dello sviluppo economico e della qualità della vita nella comunità arzignanese.

ad Arzignano rappresenta, in particolare, una delle voci, se non “la voce”, della Liga Veneta nella coalizione che sostiene Riccardo Masiero, ex vicesindaco e assessore storicamente vicino alla Liga e oggi candidato sindaco alle elezioni comunali di maggio 2026 con 5 liste a supporto unite dallo slogan “Ora puoi”, chiaramente polemico con quelle che Masiero & c. ritengono costrizioni subite nel tempo da loro e sottolineano, da tutta Arzignano.
Consigliera uscente o ex consigliere (preferisce pragmaticamente il maschile) in un gruppo composto da cinque consiglieri, Fochesato rivendica il peso politico avuto dalla Liga nella precedente amministrazione “a guida formale di Alessia Bevilacqua ma di fatto – sottolinea lei – di Enrico Marcigaglia” e individua proprio nella reiterata mancata condivisione delle scelte il punto di rottura.
Secondo la candidata, la frattura si è aperta progressivamente, fino alla decisione dell’allora sindaca Alessia Bevilacqua di togliere le deleghe a Masiero dopo l’elezione in Regione. «Non c’è stata concertazione», osserva Fochesato, che interpreta quella scelta come un errore politico e come il segnale di un progetto non più condiviso con chi aveva sostenuto l’amministrazione.
Il sostegno a Masiero nasce dunque, nella sua lettura, da una esigenza di rispetto politico verso una componente che ad Arzignano ha numeri, storia e radicamento. Fochesato insiste molto sulla distinzione tra Lega nazionale e Liga Veneta, richiamando l’identità veneta non come nostalgia, ma come radice da cui far crescere una proposta moderna.

Accanto all’impegno politico, c’è il profilo professionale. Emanuela Fochesato lavora nel settore conciario, occupandosi di certificazioni aziendali in Poletto Leathers, realtà del comparto pelle. Un’esperienza che la porta a parlare di lavoro non in astratto, ma come elemento identitario di Arzignano: una città, dice, in cui il lavoro resta valore fondante, ma deve aprirsi anche a cultura, qualità urbana e responsabilità sociale.
Ma ascoltiamola ora, direttamente.
Da dove nasce la rottura politica con l’amministrazione uscente?
«La rottura non nasce da un giorno all’altro. Bisogna partire dalle elezioni precedenti, quando la Liga riuscì a eleggere cinque consiglieri comunali e Riccardo Masiero entrò in giunta, diventando poi vicesindaco. Era evidente che il nostro movimento avesse un peso rilevante in consiglio comunale. Noi avevamo sostenuto Alessia Bevilacqua, avevamo lavorato per lei, cercato preferenze, contribuito alla sua elezione. Ma con il tempo sono cominciate le prime crepe».
Quali crepe?
«Il problema è stato la mancanza di condivisione politica. Non sempre i progetti venivano discussi con chi sosteneva la maggioranza. Il collasso definitivo, secondo me, è arrivato con le regionali. La candidatura di Alessia Bevilacqua, col conseguente possibile disimpegno da Arzignano, ci è stata comunicata, ma non concertata. Io l’ho saputa di fatto a cose già impostate. Non c’è stato un confronto vero con i consiglieri di maggioranza».
E Riccardo Masiero?
«Riccardo Masiero aveva ricevuto un corteggiamento fortissimo dai vertici della Liga per candidarsi alle regionali. Lo vedevamo come possibile capolista vicentino. Ma lui, per rispetto del sindaco e dell’amministrazione, decise di fare un passo indietro e di non candidarsi. Quando poi Bevilacqua è stata eletta in Regione, la scelta di togliergli le deleghe è stata per noi l’errore politico più grande».
Perché?
«Perché se hai cinque consiglieri della Liga e un vicesindaco espressione di quel movimento, non puoi procedere senza confronto. Se vuoi cambiare assetto politico, se vuoi puntare su un’altra figura, devi parlarne con la tua maggioranza. Non puoi scavalcare chi ti ha sostenuto per anni. Il punto è proprio questo: è mancato il rispetto politico».
La campagna di Masiero nasce quindi da questa frattura?
«Nasce da lì, ma non solo. Io ho visto molto affetto attorno a Riccardo Masiero. Da parte nostra, certo, ma anche da parte di tanti cittadini. La sua candidatura è diventata il modo per dire: ora si può ripartire. Non con una vendetta, ma con un progetto nuovo. Il fatto che attorno a lui siano nate cinque liste e circa ottanta candidature dimostra che c’è una partecipazione vera».
Cosa distingue la proposta di Masiero da quella di Enrico Marcigaglia?
«Secondo me la differenza sta nel metodo. Noi non vogliamo un’amministrazione costruita attorno a un sistema personale o familiare. Vogliamo un progetto più aperto, più condiviso. Il tema è anche spiegare che se vince Marcigaglia non torna a governare Alessia Bevilacqua, governa Marcigaglia e il suo “Leoncino” Ma il nostro Leone è quello storico e questa distinzione, apparentemente solo simbolica ma di fatto profondamente valoriale, va fatta capire bene ai cittadini».
Arzignano può diventare un laboratorio politico per la Liga Veneta?
«Sì, perché qui la Liga ha una storia, numeri e radicamento. Ad Arzignano ci sono tante persone che ancora si riconoscono nel Leone, nella storia veneta, nell’identità della Liga Veneta. Ma per me non deve essere nostalgia. Le radici servono se da quelle radici cresce un albero. Se restano solo rimpianto del passato non bastano».
Qual è oggi il significato dell’identità veneta?
«Per me significa lavoro, concretezza, appartenenza, responsabilità verso la propria comunità. Arzignano è una città particolare, diversa da altre realtà della provincia. Qui il lavoro è sempre stato un tratto identitario fortissimo. La Liga è riuscita storicamente a parlare anche agli operai, non solo agli imprenditori. Questo è importante».
Lei lavora nel settore della pelle. Quanto conta questa esperienza nella sua visione politica?
«Conta molto. Io lavoro in conceria, in Poletto Leathers, e mi occupo di certificazioni aziendali. Seguo anche aspetti legati al codice etico aziendale, con controlli su contratti, buste paga, standard. Questo mi porta a vedere il lavoro da dentro, non come slogan. Arzignano vive di industria, di pelle, di imprese, ma oggi serve anche una maggiore attenzione alla qualità, alla sostenibilità, ai diritti e alla reputazione internazionale del settore».
Il lavoro resta il valore centrale di Arzignano?
«Sì, ma non deve diventare l’unico orizzonte. Il lavoro è fondamentale, però una città deve anche crescere in cultura, servizi, qualità urbana. Non basta produrre. Bisogna anche chiedersi che direzione si dà alla comunità».
Ha detto cultura. Cosa non ha funzionato finora?
«Troppo spesso la cultura è stata vista come intrattenimento e questo è un altro grosso difetto di Marcigaglia e di chi ne segue le indicazioni. Si guarda quanta gente arriva a un evento, non quale crescita produce nella comunità. Invece la cultura dovrebbe servire a dare una direzione, a costruire consapevolezza. Non è solo “riempire una piazza”».
Quali sono i punti principali del programma che sostiene?
«Partirei dalla sistemazione di alcune zone della città, penso per esempio a Villaggio Giardino, al tema della viabilità, della rotatoria, dei parcheggi, dell’edilizia. Poi c’è la sicurezza, che per me è un tema centrale. Ma non va affrontata solo urlando o alimentando paura».
Cosa può fare concretamente un Comune sulla sicurezza?
«È vero che la sicurezza, in senso stretto, non dipende solo dal sindaco o dalla polizia locale. Ma il Comune può fare molto in termini di prevenzione. Può lavorare in sinergia con le forze dell’ordine, chiedere più pattuglie, migliorare l’illuminazione, segnalare le zone critiche, presidiare meglio il territorio. La sicurezza non è solo repressione: è anche far sentire le persone più tranquille nello spazio pubblico».
Lei parla spesso di donne, ma senza insistere sulle quote rosa. Perché?
«Perché non mi piacciono le quote rosa come semplice etichetta. Mi interessa che le donne siano messe nelle condizioni di competere davvero. Essere madri, lavoratrici e impegnate nella vita pubblica comporta un carico mentale enorme. Bisogna creare servizi, reti, sostegni. Non basta dire “mettiamo una donna in lista”. Bisogna permettere alle donne di esserci con pari possibilità».
Nel gruppo uscente della Liga le donne erano maggioranza. È significativo?
«Eravamo cinque consiglieri, quattro donne e un uomo, più Riccardo Masiero in giunta. È un dato importante, ma per me conta soprattutto la sostanza: il lavoro fatto, la presenza, la capacità di seguire i temi».
Quali deleghe ritiene più importanti per Arzignano?
«Sicuramente edilizia e sicurezza, vista la situazione e le esigenze della città. Poi scuola, sociale, sport e cultura restano fondamentali. Ma la sicurezza deve avere una persona capace, presente, con riferimenti chiari anche tra consiglieri e cittadini che possano fare da sentinelle del territorio».
Arzignano è una città integrata?
«Sì, in buona parte sì. È un territorio che ha dovuto confrontarsi da tempo con l’immigrazione, soprattutto per il lavoro. Nelle aziende ci sono persone di tante nazionalità. Certo, i problemi esistono, ma Arzignano ha anche una storia di integrazione concreta, legata proprio al mondo produttivo».
E nel lavoro ci sono ancora differenze di trattamento tra italiani e stranieri?
«Parlo per la mia esperienza: oggi la sensibilità è molto cambiata. Nelle certificazioni aziendali vengono controllati contratti, buste paga, applicazione dei contratti collettivi. Gli ispettori guardano questi aspetti. Poi ogni realtà va valutata, ma il tema etico oggi è molto più presente rispetto al passato».
Che rapporto vede tra imprese e politica locale?
«Ad Arzignano il mondo industriale osserva molto. Non sempre interviene direttamente. È una città in cui gli imprenditori contano, ovviamente, ma non è detto che siano portatori automatici di consenso. I cittadini guardano anche altro: relazioni, presenza, affidabilità».
Il Partito Democratico può incidere nella partita elettorale?
«Ha il suo bacino di voti. Potrebbe stare tra il 14 e il 18 per cento. Ma la sfida principale, secondo me, si gioca tra la proposta di Masiero e quella di Marcigaglia».
C’è chi accusa Masiero di essersi avvicinato alla sinistra.
«È una narrazione usata da Marcigaglia. Nelle liste ci sono persone diverse, civiche, indipendenti, con storie personali differenti. Ma non c’è un’operazione di partito con la sinistra. C’è piuttosto un progetto che ha deciso di ripartire da zero, aperto a chi voleva partecipare».
Lei è favorevole alle liste civiche?
«Io credo nella politica e nelle identità. Le liste civiche hanno senso se portano partecipazione vera, meno se diventano contenitori indistinti. Mi piace che le persone dicano chi sono, da dove vengono e cosa vogliono fare».
In conclusione, qual è il messaggio della sua candidatura?
«Il messaggio è che Arzignano deve tornare a essere amministrata con rispetto politico, condivisione e concretezza. La Liga Veneta ha dato tanto a questa città e continua ad avere una presenza forte. Con Riccardo Masiero vogliamo costruire un progetto che parta dalle radici, dal lavoro, dall’identità, ma che guardi avanti. Una città sicura, operosa, più curata, più consapevole e più capace di valorizzare le proprie energie».



































