Venezia, Cisint (Lega) propone un registro nazionale per moschee e imam islamici

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Registro moschee e imam, il Municipio di Mestre

Anna Cisint propone un registro nazionale per moschee e imam, con controlli su fondi e predicatori. La posizione della Lega sul caso Venezia.

Un registro moschee e imam, affiancato da verifiche sulla provenienza dei finanziamenti e sui requisiti di chi guida i luoghi di culto islamici: è la proposta rilanciata dall’europarlamentare della Lega Anna Cisint in una nota dedicata al dibattito aperto a Venezia. La posizione politica si inserisce in una materia regolata dai principi sulla libertà religiosa, riassunti dalla Camera dei deputati nell’articolo 8 della Costituzione, secondo cui tutte le confessioni sono egualmente libere davanti alla legge e possono organizzarsi con statuti conformi all’ordinamento italiano.

Cisint prende spunto dalla discussione sulla moschea di Mestre e richiama l’esperienza maturata da sindaca di Monfalcone. Sul progetto veneziano si sono già confrontate posizioni diverse: nei giorni scorsi è intervenuto anche Futuro Nazionale, come ricostruito nell’articolo sulla moschea a Mestre e sullo stop annunciato dall’amministrazione. La vicenda riguarda l’ipotesi di realizzare un centro islamico nell’area dell’ex segheria di via della Giustizia e comprende questioni urbanistiche, integrazione e libertà di culto.

Registro moschee e imam: contenuti e obiettivi indicati da Cisint

Nella nota, l’esponente leghista sostiene la necessità di una disciplina nazionale che preveda l’iscrizione delle moschee e degli imam in un registro pubblico. Tra i criteri indicati figurano la conoscenza della lingua italiana, il rispetto delle leggi dello Stato, la trasparenza dei bilanci e la tracciabilità dei finanziamenti, in particolare quando provengono dall’estero.

Cisint chiede inoltre che le autorità possano intervenire nei confronti di predicatori ritenuti radicalizzati o responsabili di messaggi di odio. L’europarlamentare collega la proposta alla sicurezza e all’integrazione, sostenendo che l’assenza di regole uniformi possa favorire opacità organizzative e finanziarie. Queste sono valutazioni e richieste politiche formulate dalla rappresentante della Lega; non costituiscono l’accertamento di irregolarità a carico delle comunità religiose veneziane.

La nota cita anche Prince Howlader, indicato da Cisint come referente della comunità bengalese locale, e interpreta alcune sue dichiarazioni come una pressione sulle istituzioni. Anche questa lettura appartiene all’esponente politica e va distinta dai fatti amministrativi già noti sul progetto di Mestre.

Un eventuale registro moschee e imam richiederebbe comunque un percorso legislativo e un confronto con le garanzie costituzionali. L’articolo 8 riconosce l’autonomia delle confessioni entro i limiti dell’ordinamento, mentre gli articoli 19 e 20 tutelano l’esercizio del culto e vietano speciali limitazioni fondate sul carattere religioso delle associazioni. La proposta annunciata da Cisint apre quindi un confronto politico e giuridico che dovrà misurarsi con sicurezza, trasparenza e libertà religiosa.