
Ad Arzignano il centrodestra si presenta spaccato e la partita si gioca sempre meno sui simboli e sempre più sul modello di amministrazione. Riccardo Masiero si posiziona come il candidato della partecipazione contro quello che definisce l’isolamento di Arzignano di questi anni. Tra identità industriale, rapporti sociali e grandi opere, il candidato sindaco racconta a VicenzaPiù la sua idea di città.
Riccardo Masiero: il candidato della partecipazione anti Marcigaglia
Masiero, partiamo dallo slogan: “Ora puoi”. Perché questa scelta?
Perché nasce dalle persone. Dai tanti ragazzi, famiglie, lavoratori che in questi mesi mi hanno detto una cosa semplice: finalmente anche ad Arzignano si può tornare a partecipare davvero. Questo significa: puoi dire la tua opinione, puoi impegnarti, puoi metterti al servizio della comunità senza paura.
Senza paura di cosa?
Di esporsi e di diventare il bersaglio degli attacchi a tratti aggressivi di qualcuno. Senza paura di sentirsi in ogni momento fuori dai giochi. Io sono per il dialogo e la condivisione.
Quindi è anche una critica all’amministrazione uscente, di cui però lei ha fatto parte.
Io non rinnego nulla del lavoro fatto. Ho sempre lavorato con massimo impegno e riconosco che molte cose siano state realizzate bene. I miei risultati personali lo provano, come la dimostrazione di affetto che ho ricevuto in questi mesi dai miei cittadini. C’è bisogno di più relazioni: una città non è solo un elenco di cantieri o di delibere.
Per questo ha deciso di correre da solo?
Ho corso da solo per una settimana dalla mia candidatura ufficializzata il 26 febbraio, senza schemi già scritti. È nato così da subito un percorso fatto di incontri, confronti e disponibilità di persone che si sono avvicinate spontaneamente, sostegni che hanno preso forma giorno dopo giorno. Oggi abbiamo una coalizione con 81 candidati qualificati, che rappresentano la società civile di Arzignano.
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Che città immagina se diventerà sindaco?
Una città che ritrovi i valori che l’hanno resa forte: cultura del lavoro, operosità, ingegno industriale. Valori che ho imparato da mio nonno, da mio padre, dalla mia famiglia. Però serve anche recuperare coesione sociale. Ad Arzignano devono subito tornare sorriso, gentilezza, rispetto reciproco.
Gentilezza ed eleganza: termini abbastanza insoliti in una campagna elettorale.
La forza di questa città è sempre stata nelle persone che lavorano e negli imprenditori che hanno avuto visione. Bisogna ricostruire fiducia e senso di comunità.
Lei, Masiero, parla spesso di “visione”. Ma concretamente cosa significa?
Significa smettere di vivere alla giornata o ragionare solo per interventi singoli. Serve una cabina di regia seria con associazioni, parti sociali e imprenditoria per capire dove dovrà andare Arzignano nei prossimi dieci o vent’anni. Non basta la semplice amministrazione ordinaria.
Quindi Arzignano va ripensata?
Va, appunto, costruita una visione nuova, ma attenzione: deve nascere dagli arzignanesi, non essere imposta dall’alto attraverso formule teoriche o decisioni prese coinvolgendo parzialmente le persone.
Quali sono i progetti su cui punta di più?
Il centro diurno per anziani, perché dobbiamo costruire un nuovo rapporto con la terza età. Poi il palazzetto nella cittadella dello sport, che significa investire sui giovani e sulle associazioni. Affrontare il tema della sicurezza senza slogan, ma con risposte concrete.

Perché insistere tanto sulla cultura in una città a prevalente vocazione industriale?
Perché gli arzignanesi sono molto più internazionali di quanto oggi non sia la città. Tantissime persone, compreso il sottoscritto, lavorano in giro per il mondo, viaggiano, hanno esperienze internazionali e poi tornano qui trovando risposte ancora troppo limitate.
Ambiente e industria. Come si tiene insieme tutto?
Con equilibrio e pragmatismo. Questo territorio negli anni ha costruito un patto sociale tra imprenditoria e associazioni che va rafforzato, non demolito. Ambiente e lavoro non devono diventare due tifoserie contrapposte.
Dove vede il motivo del litigio con Enrico Marcigaglia?
Non siamo bambini e la politica non è un giocattolo. Il consenso viene dato dai cittadini e va rispettato sempre. Non si spostano le persone come pedine, ma soprattutto ci si confronta, serenamente, senza forme di bullismo.
Masiero, si è sentito tagliato fuori?
Mai, ricordo che a dicembre si sono dimessi 10 consiglieri comunali e altri due erano pronti. Ne sono rimasti 4 della sola Lega: chi si è isolato e rimasto solo? Non certo io. Quando poi è giunto il mio progetto, nato dalla spinta dei miei concittadini, sono arrivati gruppi e partiti, ci siamo sempre seduti intorno ad un tavolo, ci siamo ascoltati, abbiamo cercato di capire i punti di contatto e, soprattutto, punti di forza. Abbiamo costruito insieme e oggi contiamo su 5 liste che sostengono la mia candidatura, espressione di una ampia fetta di quella Arzignano che vuole tornare ad essere Grande.
Si avvicina la vigilia del voto, cosa chiede agli elettori?
Chiedo di votare in serenità, valutando il mio progetto che ha lo stile della concretezza e della gentilezza, con senso di Comunità. L’esercizio del voto è sacrosanto, quindi l’invito che faccio per domenica e lunedì è ad esprimere il proprio voto nell’urna. Gli arzignanesi meritano rispetto e meritano soprattutto una politica che torni ad ascoltare davvero le persone.







































