Julian Assange, persecuzione senza fine. L’Italia si “allinea” agli Usa ma siamo tutti coinvolti: anche ViPiu con Assange per la libertà di informare!

Julian Assange
Julian Assange

La persecuzione contro Julian Assange non ha fine. Una notizia che si deve leggere con rabbia: (ANSA) - LONDRA, 10 DIC (Ore 11.29) - L'Alta Corte di Londra ha ribaltato la sentenza di primo grado emessa lo scorso gennaio che negava l'estradizione di Julian Assange dalla Gran Bretagna agli Usa. E' stato così accolto il ricorso del team legale americano che si opponeva al no alla consegna dell'ex primula rossa sulla base di un asserito pericolo di suicidio legato - secondo una perizia - al prevedibile trattamento giudiziario e carcerario. E' quindi previsto che il caso venga rinviato al tribunale di grado inferiore per essere ascoltato nuovamente.

Ricordiamo che Julian Assange è detenuto da 32 mesi nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh nel Regno Unito. Che è imprigionato in attesa della decisione se estradarlo negli USA dove potrebbe essere condannato a 175 anni di detenzione. Che la sua "colpa" è quella di avere divulgato informazioni che dimostrano le responsabilità di USA, NATO e alleati nelle torture, nelle uccisioni indiscriminate di civili, nelle guerre che anno scatenato nel mondo. Che non ha nessuna altra accusa dal momento che quelle che ne avevano "giustificato" il primo arresto sono cadute in quanto inconsistenti e non vere.

Oggi viene accolto il ricorso statunitense e il precedente verdetto contrario all'estradizione viene ribaltato. Questo vuol dire, in pratica, che ha vinto lo spirito di vendetta statunitense, che Julian Assange potrà essere estradato, che il diritto inalienabile di conoscere la verità viene abolito, che i potenti possono nascondere i loro crimini e non potranno mai essere giudicati.

Si abbia coscienza che questo insulto alla Giustizia avviene in paesi che molti si ostinano a considerare “grandi democrazie”.

Adesso, Julian Assange potrà fare ricorso ma resterà comunque in prigione in attesa di quella che potrebbe essere una condanna a vita.

L'Italia intera si è scandalizzata, giustamente, e ha manifestato contro il trattamento riservato in Egitto  a Patrick Zaki che è stato scarcerato qualche giorno fa dopo 22 mesi di prigionia in attesa di processo.

Invece l'Italia delle istituzioni ha fatto ben poco per Julian Assange, anzi, pochi giorni fa la Camera ha votato contro il riconoscimento ad Assange dello status di rifugiato politico, dimostrando la propria sudditanza al volere statunitense.

Una politica dei "due pesi e due misure" che non si può né si deve accettare.

È necessario fare appello a tutte le lavoratrici, ai lavoratori, alle persone che vogliono difendere i principi e i valori della nostra Costituzione, di fare sentire la propria voce e mobilitarsi in difesa del diritto alla verità.

Dobbiamo pretendere che Julian Assange ritorni libero.

Ne va della nostra dignità, ne va del diritto di informare ed essere informati, ne va della Libertà di ognuno. Ne va della democrazia stessa.

Nessuno può restare indifferente... siamo tutti coinvolti.

Sei arrivato fin qui?

Se sei qui è chiaro che apprezzi il nostro giornalismo, che, però, richiede tempo e denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per la stampa indipendente ma puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per darti moltissime notizie e numerosi approfondimenti gratis e solo alcuni in parte a pagamento. Se vuoi continuare a leggere in futuro i nostri articoli ed accedere per un anno a tutti i contenuti PREMIUM, alle Newsletter online e a molte iniziative in esclusiva per te puoi farlo al prezzo di un caffè, una birra o una pizza al mese.

Grazie, Giovanni Coviello

Sei già registrato? Clicca qui per accedere

Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.