Morti (o ?uccisi??) sul lavoro senza tregua anche ad agosto: 45 in 20 giorni

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In 20 giorni di agosto sono morti, nei luoghi di lavoro, 45 persone. Più di due al giorno. In questo disastroso anno, al 20 agosto, sono 471 le vittime. Lavoratrici e lavoratori che non hanno fatto ritorno a casa, che non hanno potuto riabbracciare i propri cari. Morti per mille cause, ma pochissimi o nessuno per ?tragica fatalità? (non mi stancherò mai di scriverlo). Morti di stanchezza, di poca sicurezza, di fatica. 

Magari di disattenzione dovuta all’età (gli ultrasessantenni sono circa il 25% del totale), all’inesperienza, al fatto di dover ?correre? per essere sempre più ?competitivi?… Morti, ma perché non si dice ?uccisi?? Proviamo a pensare. Perché non si fa niente (o pochissimo) per evitare questo massacro? Perché è difficile persino trovare le notizie? E, soprattutto, perché nella nostra società, così ?evoluta? si deve morire sul lavoro e di lavoro? Non c’è, forse, qualcosa di profondamente sbagliato alla radice? Nell’ideologia capitalista oggi trionfante?

 

In seguito alcune notizie del 21 agosto. È giusto riportarle perché si abbia coscienza che quello che sta accadendo nel mondo del lavoro è profondamente ingiusto. E che ogni giorno, nel nostro paese, si consumano tragedie (anche se la ?grande informazione? non ne parla).

21 agosto 2018 (ilvibonese.it)

È di un morto il tragico bilancio di un incidente sul lavoro avvenuto poco dopo le 11 di questa mattina alla Stazione di Joppolo. Secondo quanto si apprende, un giovane operaio di una ditta subappaltatrice che effettua lavori per conto di Rfi, è stato investito dall?esplosione di un tubo ad alta pressione di una trivella con la quale stava effettuando perforzazioni a lato della linea ferroviaria. Ancora ignote le generalità della vittima. Sul posto, oltre ai carabinieri della locale Stazione, sono giunti anche i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’operaio. Indagini sull’accaduto sono state avviate dalla Polfer.

21 agosto 2018 (ilpuntoamezzogiorno.it)

Incidente mortale sul lavoro a Castrocielo. A perdere la vita è stato alle 11 di oggi, M. R. 62 anni nato a Lione, ma residente a Castelliri. L?uomo stava lavorando presso la società di logistica Smet di via Latina a Castrocielo quando è precipitato dal tetto di un capannone da cui stava rimuovendo le lastre di Ethernit. L?uomo ha fatto un volo di circa 7 metri schiantandosi sul pavimento del capannone morendo sul colpo.

21 agosto 2018 (nuovadelsud.it ? l’incidente è avvenuto il 20 agosto)

Qualcuno ci aveva creduto, ma dopo ore e ore di attesa, l?amara constatazione. Un lavoratore di origini indiane ha perso la vita in un incidente sul lavoro in località Castelluccio del Principe, nelle campagne di Bella, a pochi chilometri di distanza dalle frazioni di Sant?Antonio Casalini e San Cataldo e dal centro abitato di Ruoti. Avrebbe soltanto 24 anni la vittima. Dipendente di un?azienda agricola zootecnica, era impegnato a svolgere delle mansioni di routine a bordo di un trattore, quando all?improvviso, per cause da accertare, è finito all?interno di una vasca di liquami, profonda circa 3 metri. Sopraffatto probabilmente dalle esalazioni gassose, è morto annegato.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.