Moschea a Mestre, Giacometti (Futuro Nazionale) sostiene Venturini e attacca l’Islam

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Moschea a Mestre, il Municipio della città

Futuro Nazionale sostiene lo stop del sindaco Simone Venturini alla moschea di Mestre. Giacometti parla di “scontro di civiltà”: dichiarazioni attribuite al coordinatore veneto.

Il progetto della moschea a Mestre alimenta una nuova presa di posizione politica. Guido Giacometti, coordinatore regionale veneto di Futuro Nazionale, ha espresso sostegno al sindaco di Venezia Simone Venturini, che secondo il servizio della Tgr Veneto sul progetto e sulle reazioni della comunità bengalese ha dichiarato che al momento non esistono le condizioni per autorizzare il luogo di culto.

In una nota diffusa il 26 agosto, Giacometti sostiene che la controversia non riguardi soltanto le norme urbanistiche, ma rappresenti uno “scontro di civiltà”. Il dirigente formula inoltre giudizi radicalmente negativi sull’Islam e annuncia l’opposizione del movimento alla realizzazione di moschee. Si tratta di valutazioni politiche attribuite esclusivamente al coordinatore di Futuro Nazionale, non di fatti accertati. Sul tema dei luoghi di culto islamici in città, in passato era stato documentato anche il caso di un locale adibito a moschea chiuso a Mestre durante l’emergenza Covid, vicenda distinta da quella attuale.

Moschea a Mestre: il progetto, lo stop del Comune e le posizioni contrapposte

Il progetto riguarda l’area dell’ex segheria di via della Giustizia, acquistata dalla comunità bengalese per realizzare un centro islamico. L’ostacolo indicato nelle ricostruzioni disponibili è anche amministrativo: per procedere servirebbe un cambio di destinazione d’uso dell’area, oggi non destinata a luogo di culto.

Venturini ha motivato lo stop richiamando la necessità di ulteriori passi sul terreno dell’integrazione, con particolare riferimento alla partecipazione delle donne, alla conoscenza della lingua italiana e alla vita della comunità cittadina. La comunità bengalese contesta questa lettura, ricorda il percorso di interlocuzione avviato con la precedente amministrazione e richiama la libertà di culto garantita dalla Costituzione.

Giacometti, nel suo comunicato, interpreta invece l’ipotesi di mobilitazioni dei lavoratori bengalesi impiegati nella cantieristica e nel turismo come un tentativo di pressione inaccettabile. Anche questa è la lettura del soggetto politico. Le dichiarazioni richiamate dalla stampa parlano della possibilità di scioperi e proteste, mentre non risulta descritto un blocco già avvenuto.

Il confronto sulla moschea a Mestre resta quindi aperto su piani diversi: urbanistica, libertà religiosa, integrazione e rappresentanza politica. Eventuali decisioni definitive dovranno passare attraverso gli atti dell’amministrazione comunale e le garanzie previste dall’ordinamento, distinguendo il confronto pubblico dalle generalizzazioni rivolte a un’intera confessione religiosa.