Processo d’Appello BPVi 23 settembre: concludono le parti civili, iniziano le difese, per Giustini chieste le attenuanti generiche. Bertelle gli crede, Consob no

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Processo appello BPVi: Giustini e Zonin (immagine di repertorio)
Processo d'appello BPVi: Giustini e Zonin (immagine di repertorio)

Dopo l’udienza del 22 settembre scorso (qui la nostra cronaca), in cui la procura generale ha formulato le richieste di condanna per tutti gli imputati per un totale di poco superiore ai 32 anni complessivi di detenzione, è ripreso oggi, 23 settembre, presso l’aula bunker di Mestre (Venezia) il processo d’appello BPVi davanti al collegio veneziano presieduto da Francesco Giuliano, con i giudici Alberta Beccaro e David Calabria, e con l’accusa rappresentata dal procuratore generale Alessandro Severi, affiancato da Paola Cameran e col supporto dei Pm del I° grado di Vicenza Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi (qui tutte le udienze su ViPiu.itqui “Banca Popolare di Vicenza. La cronaca del processo”, il libro/documento sul primo grado da noi pubblicato, ndr).

Gli imputati sono Zonin (condannato in primo grado a 6 anni e 6 mesi oltre a sanzioni e confisca) Giustini (sei anni e tre mesi etc.), Marin (sei anni etc.), Piazzetta (sei anni etc.), Zigliotto e Pellegrini, assolti in primo grado ma la cui assoluzione è stata appellata dalla Procura di Vicenza.

Presenti in aula alla ventunesima udienza Giustini e Pellegrini e assenti tutti gli altri, inizia il procedimento col Presidente che invita le difese di parte civile a concludere con larga parte dei difensori, 180, che si riportano alle rispettive conclusioni stese per iscritto a parte gli avvocati Paolo Ciccotto e Renato Bertelle che intervengono anche oralmente.

L’avv. Ciccotto sottolinea, soprattutto, un aspetto relativo alla conoscenza da parte di Pellegrini del fenomeno delle baciate.

Stando alle risultanze istruttorie dibattimentali, dice Ciccotto, Fagnani, Antonio, ex responsabile della pianificazione strategica dalla Banca che spesso lo sostituiva nei comitati di direzione, parlò con l’imputato già nel 2011 di operazioni correlate. Pertanto Pellegrini venne a conoscenza del fenomeno molto prima della famosa riunione del 10 novembre 2014. nella quale si discusse di operazioni correlate.

L’avvocato Bertelle, nel suo stile, è più aggressivo a… 360° ma soprattutto verso l’ex presidente Zonin e Bankitalia, che pur non essendo coinvolta nel processo da “imputata” bensì da parte offesa per il reato di ostacolo alla vigilanza, viene definita, non senza ragioni, connivente perché «sapeva e non ha fatto niente».

Bertelle, come già fatto ripetutamente in I° grado, coinvolge nel suo giudizio etico «i testimoni, specie i consiglieri di amministrazione» che sono «venuti a raccontare che loro non sapevano niente. Compreso il presidente del comitato soci. Evidentemente Zonin aveva e ha ancora potere». Bertelle, con onestà intellettuale, chiude on una sua valutazione sul ravvedimento di Emanuele Giustini: «È credibile nella sua confessione e l’ha confermato»

La difesa di Consob, avv. Cioffi, ha, invece, sottolineato il ruolo di Giustini nell’attività di sollecitazione del pubblico risparmio svolto in modo riservato e in aperta violazione della normativa del testo unico di intermediazione finanziaria e del regolamento emittenti.

Il servizio di sollecitazione includeva quello di consulenza, ma la banca non rispettava la regola dell’adeguatezza all’investimento o meglio il rispetto della regola dell’adeguatezza la banca lo applicava solo per determinate tipologie di importo limitato, il che non poteva essere.

Giustini secondo la ricostruzione del legale della Consob era pienamente coinvolto nelle fattispecie criminose, sussistendo a supporto riscontri sia di carattere documentale che testimoniale. Pienamente giustificata poi appare al legale la richiesta di danni non patrimoniali, poiché la Consob avrebbe subito una considerevole danno all’immagine.

Conclude la giornata, iniziando il “turno” dei legali degli imputati, la difesa di Emanuele Giustini, per il quale l’avv. Concetta Miucci evidenzia un percorso di ravvedimento che parte  dal 2012, momento nel quale Giustini aveva maturato il convincimento che il fenomeno delle baciate andava eliminato, trovando, però, sul suo percorso Sorato .

Quando nel settembre 2014 già non ce la faceva più, sostiene la difesa, e Giustini si oppose, Sorato lo mise sotto Amato, un direttore commerciale.

Il processo, ha sostenuto l’avv. Miucci, ha fornito le prove di questo ravvedimento.

Altro elemento di un certo rilievo la difesa di Giustini lo coglie nell’ammissione del  coinvolgimento del suo assistito in tema di acquisti correlati: “ è l’unico che ha parlato di 181 milioni di baciate a lui riferibili”.

Il percorso, insiste la difesa, era maturato nel 2014 quando non sopportava più la situazione ed era, poi, proseguito con parziali ammissioni in primo grado e la confessione in secondo grado.

In definitiva, ha concluso Miucci, nei confronti di Giustini dovrà essere riconosciuto e applicato il minimo della pena con le attenuanti generiche.

Il presidente del collegio ha quindi concluso la giornata rinviando all’udienza del 28 settembre 2022 alle 10 per la discussione delle difese degli altri imputati nel processo d’appello BPVi.


L’articolo è a firma dell’avv. Fulvio Cavallari, che, con avv. Marilena Bertocco, segue per noi le udienze.

Entrambi sono esponenti di Adusbef Veneto e rappresentanti di parti civili ma la massima loro attenzione deontologica ai fatti rappresentati nelle udienze del processo d’appello BPVi e la loro specifica competenza legale sono le ragioni per cui abbiamo affidato a loro e non a colleghi giornalisti la cronaca delle udienze, pur se con la mia dovuta supervisione come direttore responsabile di ViPiu.it, sempre disponibile a raccogliere e rendere note eventuali osservazioni di ogni tipo di tutte le parti interessate.