
Il prossimo 4 settembre l’esecutivo di Giorgia Meloni , con i vice Tajani e Salvini, batterà un importante record, diventando il governo più longevo della storia italiana. Supponiamo che a questa importante data la Presidente del Consiglio voglia arrivare il più possibile in scioltezza.
I desideri “interni” di Salvini spingono Vicenza al MIT?
Le attuali tensioni sui prezzi dei carburanti potrebbero essere una preoccupazione, se non fosse che siamo ormai alle porte di Agosto. Gli italiani sono in ferie – e se non sono in ferie ci andranno presto, e solo a quello stanno pensando – e quindi probabilmente potrebbe pure scoppiare la Terza Guerra Mondiale (o meglio, la Quarta), ma basterà mettere i piedi in acqua e tutto, come per magia, sarà dimenticato all’istante.
Qualche preoccupazione in più alla Giorgia nazionale la sta dando Roberto Vannacci, accreditato ormai al 7% nella media dei sondaggi. E le preoccupazioni non devono essere solo sue, dato che in queste ultime settimane si sono rincorse le voci di un avvicendamento al Viminale tra l’attuale titolare, Matteo Piantedosi, e Matteo Salvini, tuttora Ministro delle Infrastrutture.
Le voci sono state smentite prontamente dalla premier – e non potrebbe essere altrimenti – ma ad avvalorare la possibilità che Salvini possa lasciare il MIT in un futuro molto prossimo potrebbe esserci più di un indizio: il percorso alquanto zoppicante del progetto del Ponte sullo Stretto (tra stop del Cipess, esposti per danno erariale e dubbi sulla modalità di assegnazione della gara fuori dalle procedure europee); la mancanza di finanziamenti per molte grandi opere considerate strategiche dalla lobby infrastrutturale-finanziaria che lo ha sempre sostenuto; uno storytelling che sposta costantemente l’attenzione mediatica sulla sicurezza (con un buon contributo dello stesso Vannacci), anche col fine di nascondere il più possibile la mancanza di risorse per impostare una qualsivoglia politica di sviluppo economico efficace.
E allora, con le elezioni politiche a poco più di un anno di distanza, non sarebbe per nulla strano se al Governo venisse voglia di rifugiarsi nei temi identitari, per non farsi togliere sempre più consensi dalla Remigrazione e dai suoi profeti.
Il ritorno di Salvini al Viminale sarebbe pienamente funzionale a questa logica e – al netto del posto da trovare a Piantedosi – sarebbe molto interessante capire chi sarebbe a riempire la casella delle Infrastrutture.
E qui il tema potrebbe toccare Vicenza molto da vicino. In Italia c’è soprattutto una impresa di costruzioni che fa il bello e il cattivo tempo negli appalti nazionali: si chiama WeBuild. Dalle nostre parti la conosciamo molto bene perché ci sta costruendo la TAV. Tra l’altro, da qualche anno WeBuild è legata a doppio filo con lo Stato Italiano, poiché Cassa Depositi e Prestiti è entrata nel suo capitale con il 16,47% (attraverso il veicolo CDP Equity S.p.A.).
Possiamo ipotizzare che il suo presidente e amministratore delegato, Pietro Salini, stia alla nomina del Ministro delle Infrastrutture come il Papa sta alla nomina di un cardinale? La politica infrastrutturale italiana ha portato molta acqua al mulino di Salini negli ultimi decenni, e tra le casse vuote del Governo e la fine del PNRR, non stupirebbe se l’umore in WeBuild nei confronti di Salvini non fosse dei migliori, ultimamente.
Quindi, a fronte di un accompagnamento, tanto coatto quanto agognato”, del nostro al Ministero dell’Interno, Fratelli d’Italia potrebbe essere titolata a prenderne il posto al MIT, anche in virtù del consenso elettorale a quanto pare ancora buono (mentre la Lega è in tracollo) e del gradimento della premier che pare “tenere” nonostante tutto.
Leggere anche l’attivismo della compagine locale di FdI in questa chiave potrebbe essere suggestivo: ricordiamo ad esempio la inattesa visita di Silvio Giovine nel cantiere IRICAV2 di Sovizzo ai primi di maggio; il “pacco” consegnato poche settimane fa al Comune di Vicenza, con il comunicato stampa della scelta della soluzione “a raso” per il 3° lotto TAV Vicenza-Padova, arrivato quando ancora in Comune (di venerdì sera alle 8) nessuno aveva ancora scaricato la posta elettronica del Protocollo, e rivelatosi poi un bluff (orchestrato evidentemente con la complicità di RFI); il costante martellamento mediatico per sollecitare la Giunta Possamai affinché scelga una soluzione piuttosto che un’altra, per dare il via all’ultimo lotto dell’opera, per la quale tra l’altro al momento non c’è un euro finanziato.
Sembrerebbe proprio, insomma, che Fratelli d’Italia al Ministero delle Infrastrutture ci tenga – e ci tenda – proprio. Un uccellino ha pure ipotizzato il nome di Francesco Rucco per un posto al Ministero: grande stima per l’ex Sindaco di Vicenza (ricordiamo: unico sindaco uscente di centrodestra a non essere rieletto, nella tornata elettorale amministrativa del 2023 in cui FdI fece terra bruciata in tutto il Paese), ma forse un posto da Ministro al MIT sarebbe quantomeno prematuro, pur con la Vicenza-Padova all’avvio…
Se ne parlerà probabilmente in abbondanza durante questa pausa ferragostana del parlamento, sugli yacht e nelle ville dei nostri ministri sparsi sulle coste italiane. Noi poveracci ne sapremo qualcosa l’8 settembre … ops, dopo il 4 settembre, il giorno del record si intende: cosa avevate capito?






































