La Scuola del Lunedì “Don Carlo Gastaldello”, animata da Daniele Bernardini e dagli altri volontari del suo gruppo in continuità col programma delle 150 ore Cgil-Cisl-Uil, ha dedicato ai temi della guerra e della pace due incontri dei 27 programmati nell’arco del suo “anno accademico”. Antonio Mazzeo il 5 ottobre ha analizzato il ruolo delle basi militari Usa in Italia e a Vicenza e i processi globali di riarmo; Maurizio Mazzetto il lunedì successivo, 12 ottobre, presso la Biblioteca La Locomotiva in via Rismondo 2, ha riletto San Francesco d’Assisi come testimone di giustizia, dialogo e salvaguardia del creato (in copertina il video integrale).
Isabella Sala: una formazione che accompagna tutta la vita
Nel suo saluto Isabella Sala, intervenuta con un breve saluto all’incontro con Maurizio Mazzetto, dedicato a San Francesco d’Assisi, prima della sua relazione, ha ricordato il valore di un luogo dedicato all’educazione popolare, alla cultura e alla socialità. La vicesindaca ha sottolineato come la formazione non possa più essere confinata alla prima parte della vita, secondo la vecchia successione tra scuola, lavoro e pensionamento., perché la rapidità delle trasformazioni sociali richiede occasioni permanenti di conoscenza e confronto. In questo contesto si colloca il lavoro della Scuola del Lunedì, che porta nel dibattito pubblico argomenti capaci di interrogare il presente.
Scuola del Lunedì: dalle infrastrutture della guerra alla scelta francescana della pace
La Scuola del Lunedì ha proposto in sequenza due lezioni diverse per linguaggio e prospettiva, ma unite da una stessa domanda: quali strade possono sottrarre persone, territori e istituzioni alla logica della violenza?
Lunedì 12 ottobre Maurizio Mazzetto, sacerdote impegnato nella promozione della pace, parroco nella diocesi di Vicenza ed esponente nazionale di Pax Christi, ha affrontato l’attualità di San Francesco d’Assisi a ottocento anni dalla morte.
Il precedente intervento di Antonio Mazzeo, insegnante, saggista e promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, aveva invece analizzato le basi militari statunitensi in Italia e a Vicenza, inserendole nel quadro delle guerre globali e dei processi di riarmo.
Mazzetto: la conversione di Francesco fu anche sociale
Mazzetto, sette giorni dopo, ha proposto una lettura di Francesco accessibile tanto ai credenti quanto ai non credenti. La conversione del santo di Assisi non viene presentata come un’esperienza esclusivamente interiore, ma anche come una rottura con le logiche economiche, politiche e religiose fondate sull’affermazione personale a danno dei più deboli.
Francesco abbandona il mondo dei “maiores” per condividere la condizione dei “minores”. Supera le mura della città, incontra gli emarginati e rinuncia alla posizione di chi giudica dall’alto.
La pace, in questa prospettiva, non costituisce un tema secondario. Il saluto «Il Signore vi dia pace» diventa un programma di vita e una domanda rivolta anche al presente: quali strategie possono liberare gli esseri umani dall’odio, dalla divisione e dalla guerra?
I briganti, il lupo e il sultano
Mazzetto ha richiamato tre episodi capaci di rappresentare altrettante strategie francescane di costruzione della pace.
Nel racconto dei briganti, Francesco invita i frati a portare loro pane e vino e, successivamente, alimenti più ricchi. Il cambiamento non viene cercato attraverso la condanna immediata, ma mediante pazienza, fiducia e riconoscimento della parte sana ancora presente in ogni persona. In ciascun uomo può nascondersi un brigante, ma in ogni brigante può emergere un frate.
Nel racconto del lupo di Gubbio, Francesco comprende sia la fame dell’animale sia la paura degli abitanti. Non nega il conflitto, ma costruisce un patto tra esigenze contrapposte, traducendo il linguaggio di ciascuna parte per renderlo comprensibile all’altra.
Il terzo episodio è l’incontro con il sultano durante la quinta crociata. Francesco attraversa senza armi il fronte di guerra e sceglie il dialogo. Ai frati diretti tra persone di altre fedi chiede di non alimentare dispute e di porsi al servizio di ogni creatura umana.
Il perdono non è rimozione dell’ingiustizia
La bontà francescana, ha spiegato Mazzetto, non va confusa con il “buonismo”, così come il perdono non equivale a ignorare il male compiuto. Il torto deve essere riconosciuto, ma non può diventare il carburante di una vendetta senza fine.
Senza una capacità anche politica di perdonare e ricostruire, la memoria dei popoli rischia di trasformarsi in una catena di ostilità tramandate da una generazione all’altra.
Anche la nonviolenza non coincide con la passività. Richiamando Gandhi, Mazzetto ha distinto l’accettazione dell’ingiustizia dalla resistenza attiva, necessaria per trasformare il conflitto e cercare risposte diverse dalla sopraffazione.
Il rischio di uno sfruttamento politico di San Francesco
Una parte particolarmente netta della relazione è stata dedicata alle strumentalizzazioni politiche e nazionalistiche della figura di Francesco.
Mazzetto ha ricordato l’appropriazione compiuta dal fascismo, che presentò il santo come “il più italiano degli italiani”, piegandone l’immagine alla propaganda nazionalista e coloniale. In quella narrazione marziale trovava poco spazio proprio l’episodio più scomodo: il viaggio disarmato incontro al sultano mentre era in corso una crociata.
A ottocento anni dalla morte, l’attualità di Francesco non risiede quindi nella sua trasformazione in un simbolo rassicurante o identitario, ma nella scelta di attraversare confini e conflitti per parlare la lingua dell’altro, stare accanto agli ultimi e riconoscere il legame tra pace, giustizia e tutela del creato.
Due lezioni e una responsabilità comune
I due ultimi incontri della Scuola del Lunedì osservano lo stesso problema da direzioni differenti. Mazzeo ricostruisce i sistemi materiali, politici ed economici della guerra; Mazzetto interroga le scelte individuali e collettive capaci di interromperne la logica.
Il messaggio di Francesco, in questo confronto, non offre una formula consolatoria. Indica invece azioni concrete: uscire dalle proprie mura, ascoltare le ragioni e le paure dell’altro, non ignorare l’ingiustizia, resistere senza riprodurre la violenza e ricostruire relazioni con gli esseri umani e con il creato.
Come nell’immagine conclusiva ricordata da Mazzetto, tratta da Nikos Kazantzakis, collocare correttamente una sola pietra significa contribuire a sostenere il mondo e la propria anima. Non esistono lavori troppo piccoli quando l’obiettivo è ricostruire ciò che la guerra, l’odio e l’indifferenza continuano a distruggere.
Il prossimo appuntamento della Scuola del Lunedì
È in programma lunedì 19 ottobre, dalle 15 alle 17, in via Rismondo 2 a Vicenza, l’incontro, intitolato “Una montagna di identità culturale, non un monumento morto”, sarà dedicato alle tracce ancora vive della cultura cimbra nelle comunità montane vicentine.
Andrea Cunico Jegary illustrerà come successive immigrazioni, prevalentemente germaniche, abbiano contribuito a trasformare e organizzare le Terre Alte, lasciando segni riconoscibili nella toponomastica, nel lessico e nella vita quotidiana. Un patrimonio condiviso tra comunità differenti, sintetizzato dall’espressione cimbra “Disa un dez saint galaiche”: questa e quella sono uguali.






































