Suicidio assistito, Valdegamberi cita il Canada: i dati ufficiali ridimensionano il 7%

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Suicidio assistito in Canada, Stefano Valdegamberi

Valdegamberi contesta la proposta veneta sul suicidio assistito citando il Canada; il rapporto ufficiale indica il 5,1% dei decessi.

Il suicidio assistito in Canada entra nel dibattito politico veneto attraverso una nota di Stefano Valdegamberi, consigliere di GM-Futuro Nazionale, contrario alla proposta regionale sul fine vita. Il rapporto 2024 di Health Canada sull’assistenza medica alla morte consente però di distinguere i dati ufficiali dalle valutazioni espresse nel comunicato.

Valdegamberi sostiene che in Canada le procedure rappresentino il 7% dei decessi e richiama casi riguardanti disabilità e disturbi psichiatrici per descrivere un possibile allargamento progressivo dei criteri. È una tesi politica, inserita nel confronto già ricostruito nell’articolo sul voto veneto sul fine vita e l’appello di Liberi Subito.

Suicidio assistito in Canada, cosa dicono le fonti ufficiali

Health Canada registra per il 2024 16.499 prestazioni di Medical Assistance in Dying, pari al 5,1% delle persone decedute nel Paese. Il dato è aumentato rispetto al 2023, ma resta inferiore al 7% citato dal consigliere. L’autorità canadese precisa inoltre che la percentuale può essere aggiornata quando saranno definitivi i conteggi complessivi dei decessi.

Il sistema distingue i casi in cui la morte naturale è ragionevolmente prevedibile da quelli in cui non lo è. Nel 2024 il 95,6% delle prestazioni ricadeva nel primo gruppo e il 4,4% nel secondo. Per accedere è comunque richiesta una condizione grave e irrimediabile, con malattia, patologia o disabilità seria e incurabile, declino irreversibile e sofferenza intollerabile non alleviabile in condizioni accettabili per la persona.

La sola malattia mentale non rende attualmente eleggibili. La normativa federale canadese esclude fino al 17 marzo 2027 chi presenti esclusivamente una patologia psichiatrica. Una disabilità, inoltre, non determina automaticamente l’accesso: i criteri sono valutati individualmente e comprendono capacità decisionale, volontarietà e consenso informato.

Queste precisazioni non risolvono il dissenso etico e politico espresso da Valdegamberi, ma correggono l’uso di cifre e categorie. Il consigliere teme che una disciplina nata per casi estremi possa trasformarsi in un diritto più ampio e sostiene che pressioni sociali o economiche possano incidere sulle persone fragili. Si tratta di un giudizio e di un rischio prospettato, non di un fatto provato dal comunicato.

La proposta discussa in Veneto riguarda procedure e tempi del servizio sanitario regionale nel quadro stabilito dalle pronunce costituzionali; non introduce il modello canadese. Il confronto internazionale può offrire elementi di valutazione, purché sistemi giuridici differenti e dati verificati non vengano sovrapposti.

Il dibattito sul suicidio assistito in Canada mostra così due piani distinti: la posizione contraria di Valdegamberi e le statistiche federali disponibili. La decisione politica veneta dovrà confrontarsi con argomenti etici e giuridici, mantenendo chiara l’attribuzione delle opinioni e la verifica dei numeri.