
Il nuovo Dl fiscale approvato dal Governo ha scontentato il sistema produttivo italiano per gli effetti sugli investimenti legati a Transizione 5.0. Le norme introdotte, in particolare sul credito d’imposta, stanno generando forte preoccupazione tra le imprese, sia per l’impatto economico sia per le implicazioni sul piano della certezza normativa.
Tra i principali elementi di criticità il taglio del credito d’imposta per le imprese che avevano già prenotato gli incentivi e l’assenza di risorse per le cosiddette imprese “esodate” del piano 5.0.
Una circostanza che provoca reazioni anche nel Vicentino. “Da quando è uscita la notizia è stata tutta una chiamata per capire come agire davanti a una situazione che definire paradossale è dire poco”, commenta il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza, Gianluca Cavion. “Vorremmo sapere – prosegue – chi adesso spiegherà alle nostre aziende che gli investimenti in Transizione 5.0 dovranno sostenerli praticamente in toto. Parliamo di aziende che complessivamente hanno sborsato 5 milioni di euro per un credito d’imposta di 2.250 milioni ridotto a 787mila euro. In pratica, se mediamente prima un’azienda poteva vedersi ‘tornare indietro’ 225mila euro, ora può contare su soli 78mila euro di credito d’imposta”.
La misura Transizione 5.0 è il piano di incentivi per promuovere l‘efficienza energetica e l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, integrando tecnologie avanzate nei processi produttivi.
Il Decreto del 27 marzo concede, alle aziende rimaste in lista d’attesa a fine 2025, solo il 35% del credito d’imposta spettante. “Il che – ancora Cavion – significa il 35% del 45% previsto per interventi con obiettivo più alta efficienza energetica. In pratica un recupero massimo del 15,75% della somma investita. Le avvisaglie di un progressivo svuotamento della misura erano nell’aria. Ben prima, come si vorrebbe far credere per giustificare tagli e ritocchi, che si aprisse il conflitto nel Medio Oriente”.
Vale la pena di ricordare, spiegano da Confartigianato, che il 7 novembre 2025 veniva comunicato che le risorse a disposizione per il Piano erano state esaurite e l’unica scelta per le imprese era mettersi in lista d’attesa. Poi il 27 novembre venivano chiuse le prenotazioni, un mese prima della scadenza fissata al 31 dicembre, data entro la quale, per legge, comunque l’investimento andava completato.
Quanto alle risorse, i 6,3 miliardi di euro originariamente previsti dal piano, son diventati poi 2,5 con la rimodulazione PNRR, insufficienti per una domanda che da giugno a novembre 2025 aveva superato i 3 miliardi di euro. Da qui le liste d’attesa.
E non è finita, perché sarà il GSE (gestore dei servizi energetici) ora a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’esatto ammontare del “nuovo” credito d’imposta che l’azienda potrà utilizzare.
“Evidentemente si fanno delle scelte senza avere bene presente le conseguenze – prosegue Cavion -. Forse un investimento che va dai 200 ai 400 mila euro può sembrare poco, ma per un’impresa artigiana è un passo importante, sia dal punto di vista strategico che finanziario. Continuiamo a dire ai nostri imprenditori quanto sia importate programmare, quanto il futuro vada nella direzione dell’innovazione e sostenibilità soprattutto per chi è inserito in filiere di valore. E poi? Il primo a non programmare è il Governo. Qui non si tratta solo di denari ma di fiducia, di un patto cittadino-Stato che viene meno con cambiamenti continui, e in corsa, delle norme”. Una voce, quella di Confartigianato, che assieme a quella delle altre associazioni di categoria arriverà al 1° aprile a Roma dove è previsto un incontro al Mimit.
Sul tema si registra anche l’intervento della senatrice vicentina Daniela Sbrollini, di Italia Viva che parla di “penalizzazione inaccettabile” per le imprese e di “scelta politica grave”,
“Così facendo – spiega la Sbrollini -, si scaricano sulle aziende i costi dell’incertezza e degli errori dello Stato, minando alla base il rapporto di fiducia tra istituzioni e sistema produttivo”.

































