
L’eolico in Veneto, Cosa Nostra e Matteo Messina Denaro, Agsm Aim, dunque Verona (ma anche Vicenza), la politica, Flavio Tosi: sono gli ingredienti di uno dei servizi andati in onda nella puntata di ieri, domenica 10 maggio 2026, su Rai 3 di Report, programma di approfondimento giornalistico condotto da Sigfrido Ranucci.
L’inchiesta dal titolo “La via della pala” punta a scoperchiare un condizionamento della criminalità organizzata nel grande affare dell’energia rinnovabile in Veneto, con al centro il Parco eolico di Monte Mesa, nel territorio comunale di Rivoli Veronese.
Tutto parte – come incipit di narrazione – da una foto, praticamente un selfie, di Messina Denaro davanti l’Arena di Verona. Protagonista della narrazione dei fatti è però Domenico Mercurio, collaboratore di giustizia che alle cronache vicentine è noto da tempo. Da quando – per la precisione – rese dichiarazioni sul caso dell’intimidazione ai danni del giornalista ed ex direttore de Il Giornale di Vicenza, Ario Gervasutti, contro la cui abitazione vennero esplosi degli spari.
Mercurio riferì che il mandante di quell’azione a scopo intimidatorio era Alberto Filippi, ex senatore e imprenditore vicentino, a causa di articoli pubblicati dal giornale vicentino su una presunta speculazione immobiliare. Accuse rivelatesi in seguito infondate.
Filippi, è di recente tornato agli onori della cronaca, per la rapina nella sua villa di Arcugnano con sequestro della famiglia e bottino milionario che – come abbiamo scritto da queste pagine – potrebbe avere risvolti diversi dalla mera azione criminale per eventuali collegamenti con le vicende precedenti che hanno coinvolto l’ex senatore, dallo stesso ricordate parlando con la stampa.
L’affare eolico in Veneto: cosa ha detto Report?
Ma procediamo con ordine. Domenico Mercurio riferisce all’autore dell’inchiesta di Report, Walter Molino, di aver riconosciuto in Matteo Messina Denaro “l’uomo” che, nel 2006, ha partecipato ad alcuni incontri a Verona con Elio Nicito, politico calabrese trapiantato a Verona, di cui diventa stretto collaboratore.
Nicito, poi diventato presidente di Quadrante Servizi, società che gestisce i servizi dell’Interporto di Verona, viene descritto da Mercurio come soggetto in grado di indirizzare le elezioni nella città scaligera e nomina Sboarina e Tosi come esempi.
In uno di questi incontri l’uomo poi identificato come Matteo Messina Denaro avrebbe indicato di appoggiare la Lega come leva per controllare l’affare dell’eolico in Veneto. In sintesi: voti in cambio di terreni e concessioni. L’ipotetico Messina Denaro viene dipinto come soggetto che si sarebbe preoccupato di individuare politici compiacenti per portare a casa progetti e finanziamenti. Poi – sempre secondo il racconto di Mercurio –, “lui” si sarebbe occupato della realizzazione degli impianti.
Il servizio “chiude” su Flavio Tosi, che diventa sindaco di Verona “un anno dopo quella foto di Matteo Messina Denaro a Verona” e che tra i principali risultati ottenuti in due mandati rivendica la realizzazione del Parco eolico di Monte Mesa, da parte di Agsm.
Cosa c’entra Agsm Aim, oggi Magis?
Nel servizio viene dunque citata l’allora Agsm, divenuta Agsm Aim dopo la fusione con la vicentina Aim, e che oggi, dopo l’operazione di rebranding, è diventata Magis.
Si parte dalla figura di Vito Nicastri, detto “Il signore del Vento”, morto nel 2024, ma nei primi anni 2000 noto alle cronache per la sua attività di “sviluppatore” di impianti eolici e fotovoltaici in Sicilia, come abile intermediatore con gli enti locali per l’ottenimento di concessioni e autorizzazioni, poi rivenduti a imprese o fondi di investimento. Nicastri finisce nel mirino dell’Antimafia e, con il tempo, emergono i suoi rapporti con ndrangheta e Cosa nostra, fino a Matteo Messina Denaro.
Negli Anni ’10 del 2000, arrivano le prime evidenze di intrecci sospetti per l’accaparramento di decine di milioni di euro di fondi pubblici per l’eolico, e il filo parte proprio dal Veneto, da Verona dove hanno sede una serie di società in gran parte riconducibili a Nicastri e per le quali la Prefettura cittadina chiede ed ottiene l’interdittiva antimafia, confermata dal parere favorevole con propria sentenza dal Consiglio di Stato.
Emerge come una delle società di Nicastri, la Eolo Tempio Pausania, negli anni, attraverso un sistema di acquisizione di altre società del settore arriva a possedere quote societarie del gruppo Icq che, nel 2013, vengono cedute ad Agsm che, a sua volta e qualche tempo dopo, acquisisce la vicentina omologa Aim, diventando Agsm Aim Power che, appunto, ha “in pancia” una società riconducibile a Nicastri.
Su questa circostanza, nel servizio di Report, appare anche Federico Testa, attuale presidente di Magis che afferma di non sapere cosa rispondere, “perché, francamente, in questo momento mi occupo di altre cose. E poi tenete conto che le nostre iniziative sui parchi eolici vengono da molti anni fa. Ne ho sentito parlare anche io all’epoca. So che all’epoca c’era un problema di questo genere su Verona”, ha detto. Allo stesso presidente Testa abbiamo chiesto un commento sulla vicenda e siamo in attesa di risposta.
Inoltre, sempre durante l’intervista a Domenico Mercurio, gli autori chiedono se a quegli incontri avesse partecipato qualcuno di Agsm. Il collaboratore di giustizia riferisce della presenza di un ingegnere, “uno che ne capiva di eolico”, ma che non sa identificare. La trasmissione Rai ipotizza potesse trattarsi di un tecnico, interessato alla progettazione.
Report ha chiesto e ottenuto la lista delle imprese e dei professionisti che hanno lavorato alla realizzazione del Parco eolico del Monte Mesa, e spunta una società oggetto di interdittiva antimafia durata due anni.
Nel leggere questa inchiesta è il caso di sottolineare un aspetto. Per quanto nel caso “Filippi-Gervasutti”, le accuse di Domenico Mercurio si siano poi rivelate infondate, lo stesso è considerato affidabile da molte procure antimafia, come sottolineato anche in trasmissione da Ranucci. Inoltre, nel corso della ricostruzione televisiva, è stato ricordato come Domenico sia nipote di Santino Mercurio, reggente dell’unità organizzativa e territoriale di ndrangheta a Verona. Motivo per il quale – se ne deve dedurre –, attore interessato e informato su ogni malaffare veniva tessuto in città.
In uscita dal servizio, Ranucci ha rimandato a un nuovo approfondimento della vicenda, in particolare sulla parte “elettorale”.




































