
Le aree di salvaguardia dei pozzi acquedottistici di Padova, situati a Villaverla e a Dueville, sono in vigore da ormai due mesi con l’obiettivo di garantire la tutela dell’acqua potabile. Il 28 aprile scorso la Regione Veneto aveva infatti emanato la delibera definitiva per la perimetrazione di una vasta area di tutela situata a nord rispetto ai pozzi di Novoledo.
Fin dalla fine del 1800 Padova, Abano Terme e la Saccisica usufruiscono dell’acqua prelevata proprio nell’area delle Risorgive di Dueville. Il sistema di prelevamento dell’acqua è strutturato in tre pozzi profondi situati all’interno dell’Oasi Naturalistica di Villaverla, dove si trovano anche le “Vecchie Sorgenti”, un sistema di 131 pozzi superficiali detti “Norton”; ulteriori undici minori sono invece presenti nel comune di Dueville, lungo la canaletta che porta l’acqua nel padovano.

La perimetrazione delle aree di salvaguardia è stata individuata attraverso dei precisi criteri idrogeologici tramite uno studio realizzato da Sinergeo per AcegasApsAmga, la società acquedottistica di Padova. Le aree di tutela si estendono non soltanto nei comuni dove sono situati i pozzi, ovvero Villaverla e Dueville, ma anche a Thiene, Sarcedo e Montecchio Precalcino. Il limite superiore delle aree individuate coincide in particolare con la linea in cui si troverebbe l’acqua in falda 365 giorni prima di giungere ai pozzi di captazione.
Il lungo iter ha coinvolto negli scorsi mesi prima il Consiglio di Bacino Bacchiglione e i sindaci dei 133 comuni membri dell’ATO, poi anche la Regione, che si è espressa positivamente sia per quel che riguarda la parte tecnica sia per quella politica. All’interno della zona individuata verranno introdotti nuovi piezometri e saranno vietate alcune attività ritenute potenzialmente nocive per la qualità dell’acqua potabile. Le direttive nazionali, risalenti addirittura al 2006, chiariscono come è vietato, tra le altre cose, l’accumulo e lo spandimento di concimi chimici, fertilizzanti o pesticidi, la gestione di rifiuti, lo stoccaggio di sostanze chimiche pericolose e sostanze radioattive.

In corso la definizione delle linee guida sulle zone di salvaguardia
È in corso di svolgimento in queste settimane un tavolo che coinvolge il Consiglio di Bacino, i sindaci e le strutture tecniche dei cinque comuni coinvolti. “Ci siamo incontrati il 14 maggio per condividere quali potrebbero essere i possibili problemi di applicazione della vincolistica e le soluzioni” spiega ai taccuini di ViPiù il direttore di ATO Bacchiglione Francesco Corvetti. Rimangono dunque alcuni dettagli da definire nell’applicazione dei divieti all’interno di un’area che seppur in massima parte agricola, presenta alcune attività industriali, “l’area è già formalmente vincolata ed è già presente nella carta dei vincoli della Provincia” spiega Corvetti.
“Visti i riflessi sia urbanistici che di applicazione rispetto ai regolamenti comunali c’è un pieno coinvolgimento degli uffici tecnici dei comuni – spiega invece Renzo Segato, presidente del Consiglio di Bacino – l’obiettivo è fornire linee guida quanto più possibile omogenee e uniformi nei vari comuni”. Prossimamente dovrà essere infatti applicata la nuova vincolistica, che coinvolgerà in particolare le nuove attività che chiedono di insediarsi, “l’esistente dovrà venire messo in sicurezza, sono già stati individuati 5-6 siti, tra cave e discariche, considerati impattanti” spiega l’ingegner Corvetti.

La problematica nasce anche dal fatto che, all’interno dell’area individuata, si trovano cinque siti in cui sono state depositate le terre da scavo della Pedemontana Veneta contaminate da PFBA, soltanto due di questi siti risultano impermeabilizzati. “Noi subiamo la presenza di questi punti di pressione – precisa l’ingegnere padovano che dirige il Consiglio di Bacino – è una situazione da monitorare, in particolare sulle quantità di PFBA che vengono eventualmente cedute in falda attraverso ruscellamento o infiltrazione”.

Dueville chiede alla Regione decreti attuativi sulle zone di salvaguardia
Una situazione verso la quale va prestata particolare attenzione è quella di Dueville, comune sprovvisto di acquedotto, che beneficia indirettamente della nuova tutela garantita dalle zone di salvaguardia. Il sindaco Giuliano Stivan, che ha preso parte alla prima riunione del tavolo con ATO Bacchiglione per la definizione delle linee guida sulle aree di salvaguardia, raggiunto da ViPiù spiega di aver chiesto alla Regione l’attuazione di decreti attuativi.
“Fondamentale – spiega Stivan – è consentire all’ufficio urbanistica di rilasciare o meno concessioni e capire i limiti dentro i quali poter agire”. “Questa tutela dei pozzi andava fatta, era impensabile rimanere scoperti – continua il primo cittadino di Dueville – è ora importante che ci sia condivisione con la Regione delle attività specifiche non permesse, che deve essere fatta in modo univoco tra tutti i comuni ed enti”.

Tra interessi dei privati e tutela dell’acqua con le zone di salvaguardia
Nel frattempo Silva Srl, società del gruppo Ecoeridania con sede all’interno delle aree di salvaguardia, ha impugnato al TAR il no della Provincia al maxi ampliamento che aveva chiesto, ed ha fatto però sapere che si riserva di impugnare anche “il provvedimento conclusivo del procedimento di salvaguardia”.
Tra gli interessi dei privati e la necessità improrogabile di tutelare l’acqua pubblica, intanto un primo grande passo per una tutela storica dell’acqua di falda dell’Alto Vicentino è stato fatto, ora si tratta di applicarlo. Quest’area di tutela recentemente approvata riguarda soltanto una minima parte dei pozzi acquedottistici del Veneto, che pur avendo acqua di falda in abbondanza, ha conosciuto nella propria storia recente la più grande contaminazione d’Europa di PFAS, Miteni Docet.




































