Sanità Veneto, la politica mette nel mirino i gettonisti. Interventi di Pd, Liste Civiche e FdI

38
Gaza gettonisti veneto

Il sistema dell’utilizzo dei “gettonisti” in sanità sta generando in queste ore una serie di riflessioni in Veneto.

Si annotano diversi interventi di consigliere regionali, mossi da quanto emerso dai dati dei monitoraggio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sui contratti
pubblici per la fornitura di personale medico e infermieristico, che pongono il
Veneto primo tra le Regioni per spesa con 21,8 milioni nel biennio 24-25.

Ovviamente il dato non è riferito solo all’utilizzo di personale esterno nelle varie aziende sanitarie, ma c’è il sentore che abbia un peso eccessivo.

Luisetto, Bigon e Sambo (Pd): “Gettonisti in Sanità, Veneto primo, ma in negativo”

“I dati dei monitoraggio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sui contratti pubblici per la fornitura di personale medico e infermieristico, che pongono il Veneto primo tra le Regioni per spesa con 21,8 milioni nel biennio 24-25, fanno emergere ancora una volta una delle principali criticità della nostra sanità regionale. Da tempo diciamo che il ricorso ai gettonisti non solo è dispendioso ma fa abbassare la qualità dei servizi, a danno dei cittadini. La Giunta Zaia aveva promesso di eliminare questa pratica eticamente ingiusta perché crea disparità rispetto a chi lavora da decenni nel pubblico e percepisce paghe basse rispetto a chi offre prestazioni in modo estemporaneo e con livelli qualitativi diversi. Ma alle promesse non sono seguiti i fatti, anzi il fenomeno appare inarrestabile”, dicono le consigliere regionali del Pd e componenti della commissione consiliare Sanità, Chiara Luisetto (vicepresidente), Anna Maria Bigon e Monica Sambo.

“Le soluzioni esistono e le abbiamo puntualmente proposte, ma occorre avere la volontà di potenziare la sanità pubblica e, soprattutto, di metterci risorse – spiegano le esponenti Dem -. I gettonisti pervadono ogni reparto a iniziare dai Pronto Soccorso dove il 55% degli accessi in Veneto sono codici bianchi e la loro introduzione ha creato una disparità profonda con gli stipendi medi del personale regolarmente assunto. Un fattore che rappresenta una delle cause che ha portato all’aumento delle dimissioni e che rende poco attrattiva la professione nel sistema pubblico.

Chiediamo ora alla nuova Giunta regionale, dopo le promesse senza riscontri del passato, di assumersi la responsabilità di arginare questa pratica – puntualizzano Luisetto, Bigon e Sambo -. La riorganizzazione del sistema di cui di recente ha parlato l’assessore regionale alla Sanità Gerosa non può omettere questo nodo critico. Da parte nostra, chiederemo direttamente un impegno in questo senso al governo regionale. Bisogna cambiare pagina”.

Cendron (Le Civiche Venete): “Basta slogan, servono nuove strategie per rafforzare la sanità pubblica, non tagliare i servizi”

Sul tema è intervenuta anche Rossella Cendron, consigliera regionale del gruppo Le Civiche Venete.

“I dati – ha dichiarato – ci consegnano una realtà che impone una riflessione: il Veneto è la Regione che ricorre maggiormente ai medici e agli infermieri a gettone, con oltre 206 professionisti equivalenti a tempo pieno. Un fenomeno che interessa quasi tutto il territorio regionale: dall’ULSS 6 Euganea, che registra 70 professionisti a gettone, all’ULSS 8 Berica con 38,8, all’ULSS 5 Polesana con 32,9, all’ULSS 7 Pedemontana con 25,1, all’ULSS 1 Dolomiti con 17,7, all’ULSS 3 Serenissima con 12,7, all’ULSS 4 Veneto Orientale con 7,5, fino all’ULSS 9 Scaligera con 1,5 e all’ULSS 2 Marca Trevigiana con 0,6. Può davvero essere questo il modello di eccellenza che ci è stato raccontato?”

La consigliere sottolinea che ad essere in discussione non è il lavoro di medici, infermieri e operatori sanitari: “La domanda è un’altra: perché il Veneto fatica sempre di più ad attrarre e trattenere professionisti? Perché tanti scelgono altre Regioni, il privato o l’estero? Se per garantire i servizi dobbiamo ricorrere sempre più spesso ai gettonisti, significa che qualcosa nella visione e programmazione dell’eccellenza veneta non ha funzionato. Anziché rincorrere le emergenze, è arrivato il momento di investire sul personale, rendere attrattivi i nostri ospedali e costruire una programmazione capace di garantire continuità ai servizi”.

Anche qui, la richiesta alla Regione Veneto è di mettere in campo politiche che risolvano problemi ormai consolidati come carenza di personale e liste d’attesa.

“Come consigliera regionale rinnovo la mia piena disponibilità ad aprire un confronto serio e concreto con la Giunta regionale, con i professionisti sanitari, con i sindacati e con tutti gli attori del sistema, per individuare proposte innovative e condivise”, assicura Rossella Cendron.

Rucco (FdI): “Sanità Veneto, gettonisti da ridurre, convenzionato da valorizzare: il pubblico si difende facendolo funzionare”

“Confondere il tema dei gettonisti con quello della sanità convenzionata è un errore politico e amministrativo. Sono due questioni diverse, che vanno affrontate con serietà e senza propaganda”.

Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco (Fratelli d’Italia), che interviene così nel dibattito sulla sanità veneta e sul possibile maggiore coinvolgimento delle strutture private accreditate per aumentare le prestazioni e ridurre le liste d’attesa.

“Nessuno può considerare il ricorso ai gettonisti una soluzione strutturale: è evidente che la priorità debba essere rafforzare il personale stabile, investire sui professionisti, migliorare l’organizzazione e rendere più attrattivo il lavoro dentro il servizio sanitario regionale. Ma proprio per questo serve una discussione seria, non la solita contrapposizione ideologica tra pubblico e privato. La sanità convenzionata è un’altra cosa: parliamo di strutture accreditate, inserite dentro la programmazione pubblica, sottoposte a regole, controlli e standard di qualità. Per il cittadino il percorso resta quello del servizio sanitario: impegnativa, ticket quando previsto, prestazione riconosciuta dal sistema. La vera differenza può essere nei tempi di risposta”.

Rucco poi sottolinea come serva un utilizzo migliore delle risorse pubbliche, con al centro il servizio pubblico, ma senza preclusione a “collaborazioni”.

“Se il convenzionato potesse contribuire a erogare più visite, più esami e più prestazioni, riducendo le attese, sarebbe sbagliato non valutarlo – afferma l’esponente di Fratelli d’Italia -. La sfida vera – conclude Rucco – è ridurre progressivamente il ricorso ai gettonisti, rafforzare il personale stabile e, allo stesso tempo, utilizzare il convenzionato come strumento integrativo per abbattere le liste d’attesa. Ai veneti non servono bandierine ideologiche: servono cure, qualità e tempi certi. La sanità si difende facendola funzionare, non inseguendo slogan”.