
Sul Piano di sorveglianza Pfas si accende un nuovo scontro. Rete Zero Pfas Veneto sostiene che la spiegazione fornita dalla maggioranza regionale contrasti con una risposta ufficiale ricevuta dall’Istituto Superiore di Sanità e chiede chiarezza sulla pubblicazione dei dati.

Piano di sorveglianza Pfas, Rete Zero mette in dubbio la versione della Regione
Si arricchisce di un nuovo capitolo la vicenda del Piano di sorveglianza Pfas sui prodotti agroalimentari delle zone rossa e arancione del Veneto. Dopo l’interrogazione presentata in Consiglio regionale dalle consigliere del Partito Democratico Chiara Luisetto e Anna Maria Bigon, che chiedevano conto del mancato rilascio dei risultati del monitoraggio, e dopo il recente caso delle uova contaminate oltre i limiti di legge emerso nel Vicentino di cui si è occupato anche il presidente del Consiglio comunale di Vicenza, il medico Massimiliano Zaramella, Rete Zero Pfas Veneto contesta ora la spiegazione fornita dalla maggioranza regionale.
L’associazione interviene con una precisazione a seguito dell’articolo pubblicato il 18 luglio dal Giornale di Vicenza, nel quale si riferiva la replica dei capigruppo regionali Matteo Pressi (Stefani Presidente) e Riccardo Barbisan (Lega-LV) all’iniziativa del Pd.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, «i dati richiesti dai colleghi non sono nell’immediata disponibilità della Regione. La loro pubblicazione è sottoposta all’assenso dell’Istituto Superiore di Sanità, ad oggi non ancora pervenuto, si presume per ragioni legate alla necessità di validare le evidenze raccolte prima della loro diffusione».
La PEC dell’Istituto Superiore di Sanità richiamata da Rete Zero Pfas
Rete Zero Pfas Veneto sostiene però di essere in possesso di una comunicazione ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanità che, a suo dire, racconta una situazione diversa.
L’associazione ricorda di avere presentato il 20 maggio 2026 una richiesta di accesso agli atti relativa al Piano di sorveglianza PFAS nei prodotti agroalimentari della zona rossa e della zona arancione, approvato con la deliberazione della Giunta regionale n. 1676 del 20 dicembre 2023.
Alla richiesta, afferma Rete Zero, l’Istituto avrebbe risposto il giorno successivo con una PEC firmata dal direttore del Dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e salute pubblica, Umberto Agrimi.
Nel documento, citato integralmente dall’associazione, si legge: «In riferimento alla richiesta di accesso agli atti (…) si rappresenta che l’Istituto Superiore di Sanità non detiene gli atti richiesti e l’istanza va correttamente rivolta alla Regione Veneto».
Quale risposta va considerata corretta?
È proprio questo passaggio che alimenta la polemica.
«Ci chiediamo quindi quale risposta vada considerata: se quella da noi ricevuta dall’ISS a mezzo PEC sopracitata oppure quella letta oggi nel giornale locale», scrive Rete Zero Pfas Veneto nella nota diffusa con un comunicato e pubblicata anche sul proprio blog.
L’associazione evidenzia quindi quella che considera una contraddizione fra la risposta attribuita alla maggioranza regionale e la comunicazione ufficiale ricevuta direttamente dall’Istituto Superiore di Sanità.
La richiesta è che venga chiarito quale ente sia effettivamente titolare della documentazione e quale sia il motivo del ritardo nella pubblicazione dei risultati del Piano di sorveglianza.
Una vicenda che si inserisce nel dibattito sulla trasparenza
La nuova presa di posizione si inserisce in un dibattito già acceso nelle ultime settimane. Da un lato il Partito Democratico ha chiesto spiegazioni sui tempi della pubblicazione dei risultati del monitoraggio, sostenendo che cittadini e aziende agricole abbiano diritto a conoscere il livello di contaminazione dei prodotti vegetali nelle aree interessate. (Vipiù)
Dall’altro, il recente caso delle uova con concentrazioni di PFAS superiori ai limiti di legge, segnalato da Rete Zero Pfas e trasmesso dal presidente del Consiglio comunale di Vicenza Massimiliano Zaramella agli enti competenti, ha riportato l’attenzione sull’urgenza di disporre di dati aggiornati e ufficiali sulla contaminazione degli alimenti nelle zone interessate. (Vipiù)
La nota di Rete Zero Pfas Veneto non entra nel merito dei risultati del Piano, che restano non pubblici, ma sollecita un chiarimento istituzionale sul percorso amministrativo e sulla disponibilità della documentazione, chiedendo che venga fugato ogni dubbio sulle responsabilità e sui tempi della loro diffusione.



































