“Alice in Pfasland”: l’arte scende in piazza a Venezia contro la contaminazione da sostanze eterne

158
pfas

Una performance informativa e un’azione artistica radicale per accendere i riflettori contro quella che viene definita la più grande contaminazione al mondo da sostanze chimiche eterne (Pfas).

Si tratta dell’operazione denominata “Alice (Abramović) in Pfasland. A living sculpture”, in programma il prossimo 27 giugno a Venezia. L’iniziativa, concepita e diretta da Alberto Peruffo insieme alla Rete Zero Pfas Veneto, vede la stretta collaborazione dei Collettivi Artistici No Pfas, tra cui Pre-Historia Covo d’Artista, Progetto Terra Nostra e ife collective, e nasce con il preciso scopo di squarciare il velo di silenzio istituzionale sul disastro ambientale che ha colpito il territorio veneto.

La singolare manifestazione si svilupperà in due momenti distinti nel corso della giornata. Il primo atto andrà in scena alle 11 presso il Campo dell’Accademia, mentre nel pomeriggio, a partire dalle 15, la “scultura vivente” si sposterà lungo il viale alberato di via Garibaldi, per raggiungere i Giardini della Biennale.

Proprio all’interno di questa cornice di mobilitazione, gli organizzatori hanno indetto una conferenza stampa di presentazione dell’evento fissata per sabato 27 giugno alle 12, presso il Campo della Carità, sul lato del Ponte dell’Accademia.

Durante l’incontro con la stampa verranno divulgati per la prima volta nuovi dati indipendenti relativi alla presenza di Pfas nelle matrici alimentari, nelle polveri e nella pioggia, supportati dai referti ufficiali dell’IRSA-CNR. Nell’occasione saranno inoltre presentati i primi commenti analitici sul recentissimo studio incentrato sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nel vino, pubblicato di recente dall’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Pfas e Veneto: da Paese delle Meraviglie a “Pfasland”, tra performance e denuncia

Il nome scelto per l’operazione, che richiama la celebre Alice letteraria, punta a operare un vero e proprio capovolgimento semantico nell’immaginario collettivo. Se un tempo il Veneto era identificato come una sorta di “Paese delle Meraviglie” o “Terra dei Fortunati”, oggi la realtà restituisce un territorio pesantemente ferito e trasformato nella “Terra dei Pfas“, colpito da una delle più gravi contaminazioni globali, come già certificato dalle Nazioni Unite nel corso della Missione Pfas del 2021.

L’arte diventa così un veicolo di verità insubordinate per dare forma visibile a un avvelenamento lento, incolore e inodore, che rimane occultato ai sensi e spesso minimizzato dalle narrazioni dominanti. Ad oggi, denunciano i promotori della Rete Zero Pfas Veneto, le istituzioni non hanno ancora reso pubblici i dati sulla contaminazione negli alimenti vegetali.

L’azione collettiva si muove sotto i riferimenti iconografici e concettuali di grandi figure dell’arte internazionale come Marina Abramović e Käthe Kollwitz. La scelta di presidiare il Campo della Carità e i Giardini della Biennale crea una precisa convergenza con l’opera “The Hero” di Marina Abramović, artista a cui le Gallerie dell’Accademia rendono omaggio con la mostra “Transforming energy“.

Richiamando l’eroismo evocato da Abramović, i performer scenderanno in piazza sventolando vessilli gialli con il simbolo nero della contaminazione, trasformando i propri corpi in sciamani contemporanei capaci di mostrare il disastro ambientale.

Il parallelo storico si estende all’acquaforte del 1907 di Käthe Kollwitz, intitolata “Campo di Battaglia“, che descriveva la sofferenza dei contadini in tempi ostili e che in questa operazione assurge a simbolo dei caduti per avvelenamento da Pfas.

Gli organizzatori definiscono l’evento come un’azione faticosa che richiede uno sforzo cognitivo al pubblico e una presa di posizione radicale agli artisti, la medesima fatica necessaria per prendersi cura del proprio territorio, difenderlo e proteggerlo.